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Assistenti ai malati oncologici: “Acceleriamo una risposta dalla Regione”

Sono tornati a protestare i cento lavoratori e i sindacati per ottenere una risposta sulla prosecuzione del servizio in scadenza. Con loro anche il sindaco Perrone e Loredana Capone che assicura: "Si sta facendo il possibile"

Foto LeccePrima (tutti i diritti riservati).

 

LECCE - La vicenda degli assistenti ai malati oncologici salentini attende una svolta decisiva. Questa mattina i 50 operatori socio sanitari e i 50 autisti che accompagnano i pazienti per le cure mediche, si sono dati appuntamento in Prefettura, a Lecce, per tornare a protestare. Il progetto per il quale hanno lavorato, sebbene unanimemente riconosciuto come “importantissimo”, è terminato a fine dicembre 2011.

Le proroghe in extremis di soli tre mesi, sono bastate giusto a tamponare l’emergenza nella provincia di Lecce, ma non danno solidità al loro percorso professionale. Anche il tavolo regionale, che avrebbe dovuto attivarsi a fine gennaio per trovare una soluzione, tarda ad arrivare.

Una convocazione per Bari in ogni caso c’è. Ed è per lunedì, ma la vicepresidente Loredana Capone, intervenuta al presidio, giura di aver fatto il possibile per la prosecuzione di un servizio che non rientra tra i famosi Lea, i livelli di assistenza primaria. “In Regione valuteremo le risorse e la fattibilità, sul piano legale, delle proposte che sono sul tappeto” continua l’assessore alle Attività produttive Capone che non risparmia una frecciata al sindaco di Lecce, tacciato di “demagogia” visto che “procede con attacchi politici privi di soluzioni concrete”.

Paolo Perrone, dal canto suo, ha colto l’occasione per ribadire il sostegno ai malati (“pur non volendo fare classifiche tra pazienti e lavoratori di serie A e B”, ha sottolineato) e per sollecitare il presidente Nichi Vendola a fornire una risposta chiara e definitiva: “Non possiamo continuare con soluzioni tampone. Ci dica se e come il servizio deve continuare”.

Paolo Perrone-9-3I lavoratori, intanto, registrano un’attesa snervante. L’ultimo incontro avvenuto a gennaio con il nuovo assessore alla Sanità, Ettore Attolini, si era concluso con una la dichiarazione d’intenti di spostare la vertenza sui piani alti del governo regionale, ma per i sindacati Usb ed Fsi il tempo stringe. “Chiederemo al prefetto di sollecitare la convocazione del tavolo, che potrebbe arrivare già oggi. Perché aspettare lunedì?”, si chiede Gianni Palazzo di Usb.

Per l’Unione sindacale di base, rimane sempre attuabile la proposta di affidare il servizio alla gestione diretta di Sanitaservice, l’azienda in house creata dall’Asl di Lecce: “L’affidamento è possibile anche se il personale lavora a tempo determinato – aggiunge – come già accaduto nell’azienda gemellare di Bari che ha fatto passare i lavoratori a tempo indeterminato”.

Per Dario Cagnazzo, sindacalista Fsi, non è solo un problema legale o di forma, ma soprattutto di fondi da destinare la servizio. “Preliminarmente dovrebbe rientrare tra i Lea”, aggiunge lui, puntando il dito contro i ritardi che stanno penalizzando i degenti. I pazienti cercano invano risposte all’esigenza di programmare i cicli chemioterapici, ma “il distretto sanitario, che vive nell’incertezza, è costretto a fare scena muta”. 

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