Lunedì, 20 Settembre 2021
Politica Gallipoli

Barba:"Dissidenti? No, veri accattoni". E si ricandida

Il senatore resta ancorato a Forza Italia ma non chiude la porta alle larghe intese: "Siamo già al lavoro per il Barba-bis, chi vuole seguire la nostra progettualità è ben accetto"

L'ex sindaco di Gallipoli Vincenzo Barba

Il Barba-day si è consumato. Un fiume in piena, come era prevedibile. Non lascia Forza Italia, ma chiede la testa dei "traditori", Coppola in primis. Al quale senza mezzi termini dice: "Ha fatto cadere il sindaco-senatore del suo stesso partito, deve dimettersi anche da consigliere provinciale". Non passa con il Centrosinistra, ma non chiude le porte in faccia alle larghe intese di cui tanto si parla: "L'era Barba non finisce oggi, siamo già nella fase del Barba 2 e chi vuole seguire la nostra progettualità è il benvenuto, altrimenti andiamo avanti per la nostra strada con il sostegno di tanta gente che vedete qui riunita e che ha già decretato la mia rielezione a sindaco della città di Gallipoli. Siamo già in campagna elettorale".

Il senatore azzurro arriva con il solito, accademico, ritardo all'hotel Victoria e già prima di iniziare la "sua" conferenza stampa, soddisfa le prime insistenti richieste di notizie fresche da parte dei giornalisti. Tutt'intorno la sua "clac", plaudente e calorosa, non fa mancare il suo sostegno, tant'é che lo stesso Barba si lascia spesso andare in adagi calcistici: "Vedete questa sala gremita in ogni ordine di posto...". E solo il preambolo del duro attacco che da lì a poco, l'ormai ex sindaco, è pronto a sferrare nei confronti dei suoi "cospiratori".

Passi per gli otto consiglieri di minoranza, che in fondo hanno recitato il loro ruolo consono di opposizione: "Di loro ci sarà tempo per parlare in questo lungo anno di campagna elettorale.." chiosa Barba. Ma contro i cinque dissidenti volano accuse e parole grosse e una promessa solenne: "Le nostre strade si sono divise e mai più si ricongiungeranno, e vedremo se avrete il coraggio di ripresentarvi al cospetto degli elettori e dei gallipolini.... Anzi li ringrazio perché ci hanno consentito di staccarci e creare una linea di demarcazione netta tra noi e la....spazzatura". Questi alcuni passaggi ingentiliti dal cronista per non scadere troppo nel provincialismo. Ma Barba non è stato affatto tenero e a tratti è sembrato di rivivere la conferenza stampa del luglio scorso in sede di presentazione della squadra di governo in cui anche lì, gli attacchi personali, erano stati molto, ma molto pesanti.

Ma d'altro canto non ci si poteva attendere "trattamento" diverso per Coppola, Fedele, Errico, Solidoro e Padovano, che quarantott'ore prima avevano decretato con la loro firma (e quella degli otto consiglieri di minoranza) dinnanzi al notaio Novelli, la caduta dell'amministrazione Barba: "Accattoni erano allora e accattoni sono oggi che da vigliacchi, mentre ero fuori a Roma a svolgere il mio ruolo parlamentare, hanno ordito davanti al notaio la fine dell'era Barba...Ma quale fine... qui è già iniziato il Barba 2...." esordisce il senatore. Prima di passare in lunga rassegna quelli che secondo lui sono stati i motivi "veri" e non mascherati da una "faziosa gallipolinità", che hanno portato al braccio di ferro con i cinque ribelli. Mentre lui, il sindaco-senatore che non è "né muto, né sordo e nemmeno cieco" lavorava, a suo dire, al risanamento del Bilancio comunale, c'era chi inveiva contro gli assessori "forestieri" solo perché "fin dall'inizio in quei posti di comando voleva piazzarci un fratello, un parente, un vicino di casa....Hanno pugnalato Barba perché non ha ceduto, e non cederà mai a ricatti e favoritismi personali".....Fa riferimenti espliciti per ognuno dei cinque dissidenti l'ex sindaco Barba. Parla di "favori" ottenuti con la vecchia amministrazione o chiesti insistentemente alla nuova.

Dalle transazioni "di alleggerimento" per chi aveva debiti corposi con il Comune di Gallipoli o aveva realizzato piscine abusive, a chi chiedeva di privatizzare la spiaggia, cara ai gallipolini del centro storico, quella della Purità ("finché ci sarò io non sarà mai data in mano ai privati e agli speculatori" il passaggio testuale di Barba), o anche a chi voleva estinguere contenziosi pregressi di 30/40 mila euro con il Comune o aprire un ristorante nel mercato coperto. E ancora frecciata anche a chi, come il consigliere Solidoro, è stato definito "esperto in dimissioni e pronto a passare di nuovo nel centrosinistra per soddisfare interessi personali".

E poi si potrebbe continuare all'infinito, perché Barba ne ha per tutti, forse fin troppo (nel mirino finiscono "ingiustamente" anche i giornalisti e Teleonda), ricordando tra l'altro che se il vero pretesto per alzare le barricate contro di lui era quello di essersi avvalso di collaborazioni "forestiere", come si spiega che gran parte dei funzionari comunali presenti a Palazzo di città o alcuni assessori della precedente amministrazione Venneri ("nato, cresciuto e pasciuto tra Alliste e Felline") non erano e non sono gallipolini doc? Dovremmo mandare allora tutti a casa? si chiede Barba. "Lo stesso Coppola viene da Alezio...La verità è che la gallipolinità non si misura dal certificato di nascita o di residenza...." ricorda il senatore prima di chiudere e generando qualche preoccupazione "calcistica". Infatti invitando imprenditori e gli stessi dissidenti a farsi avanti da oggi in poi per sostenere anche economicamente le sorti sociali della città e della squadra di calcio, Barba lascia intendere che è pronto a lasciare la presidenza del Gallipoli calcio. Infine Barba ammonisce: "L'era Barba non è finita, anzi inizia una nuova era Barba quindi non c'è nessun addio, ma un arrivederci a presto...anzi a prestissimo...". E come nota di colore, quasi all'improvviso, sullo sfondo, compare una bottiglia di vino rosato con un'etichetta "elettorale" pro-Barba delle vecchie amministrative: imbottigliata, guarda caso e ironia della sorte, dalle "Cantine Coppola".

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