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Brexit: le incognite, le critiche all'Ue, le speranze di rilancio nelle voci pugliesi

L'esito del referendum spalanca le porte all'uscita della Gran Bretagna dall'unione. I commenti di Emiliano, Fitto e di Confartigianato Imprese

David Cameron: il premier inglese ha annunciato le sue dimissioni (@TM News/Infophoto)

LECCE – La parola d’ordine del giorno è “Brexit”. L’esito del referendum consultivo che si è svolto in Gran Bretagna, con la vittoria dei favorevoli all’uscita dall’Unione Europea, è naturalmente un fatto politico dalle molteplici ripercussioni, anche e soprattutto dal punto vista economico e finanziario.

Un primo commento si registra da Confartigianato Imprese Puglia. L’associazione ricorda che le esportazioni dalla regione al mercato britannico valgono poco più di 200 milioni di euro e solo il 3 per cento, parti a 6 milioni di euro, riguarda la produzione in provincia di Lecce.

“Purtroppo le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea – ha dichiarato il presidente, Francesco Sgherza - sono tutte da valutare. Non mi riferisco unicamente alle ripercussioni sui mercati finanziari, ma anche a quelle sull’economia reale, visto l’indebolimento di quell’area di libero scambio che ha rappresentato il vero punto di partenza dell’Europa per come la conosciamo oggi. Il rischio è quello di tornare indietro di decenni, passando da una situazione di libera circolazione di merci e lavoratori ad una frattura profonda, fatta di chiusura dei mercati e ripristino di dazi e tariffe, sia da una parte che dall’altra”.

Nel corso di un intervento nella trasmissione “L’Aria che tira”, su La7, il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano ha attribuito al premier, ora dimissionario, David Cameron, la responsabilità politica per un voto convocato “in maniera sconsiderata da un leader in crisi che pensava attraverso il referendum di rafforzare la propria leadership. Mi auguro che la Scozia e l’Irlanda abbiano la forza di raccontare al resto degli inglesi quanto invece è stata importante l’Unione Europea”.

"Bisogna però anche dire – ha aggiunto il governatore - che il carrozzone europeo così come è fatto, è impresentabile e ha determinato una reazione popolare, sicuramente irrazionale, ma che avremmo potuto evitare facendo un lavoro più coerente con i fini dell’Unione europea. L’Unione Europea deve diventare un’unione politica. E sinceramente per arrivare a questo passaggio nessuno lavora: sono tutti interessati ad avere vantaggi economico-finanziari con un ruolo nell’Ue, ma nessuno lavora a costruire un’unità politica che crei un vero popolo europeo".

Un’impostazione parzialmente diversa è quella di Raffaele Fitto, leader del gruppo Conservatori e Riformisti: "Da David Cameron e' venuto ora un discorso onesto, che gli fa onore, come è stato suo merito dare la parola ai cittadini. L'Inghilterra ci dà una lezione di come una democrazia dovrebbe funzionare, anche in termini di ricambio delle leadership. Ovviamente non esulto e non sottovaluto rischi e le incognite. Però la Brexit non è un disastro, ma - al contrario - può essere una opportunità. Cameron aveva seguito la via giusta con la rinegoziazione, chiedendo di cambiare regole e trattati. Ma a Bruxelles hanno fatto orecchie da mercante. Lui, allora, ha mantenuto la promessa e ha dato la parola agli elettori, cosa che burocrati e "palazzi" non gradiscono mai. Occorre dunque una nuova rinegoziazione complessiva, che riguardi tutti, Italia inclusa.

Il 30 giugno prossimo, a Roma, Fitto ha organizzato un’iniziativa con i conservatori inglesi: “Basta cessioni di sovranità a istituzioni che sono fuori controllo per i cittadini. Basta all'accordo costante Ppe-Pse, che è sempre più insopportabile per i cittadini europei.  No al ministro dell'economia unico europeo: sarebbe la ‘gabbia’ finale, con le attuali regole assurde rese ancora più rigide. Basta con un’ingiustizia per cui la Germania (e fa bene, per se stessa) può respingere le norme europee con la propria Corte”.

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