Politica

Casa paterna di Carmelo Bene. Strali polemici senza fine sulla Regione

Dopo l'interrogazione dell'Udc sul futuro della abitazione a Santa Cesarea, acquistata da imprenditori del mondo turistico, Godelli assolve l'ente: "Non potevamo acquisirla". Negro: "Sulla vicenda, governo pugliese negligente"

Carmelo Bene

SANTA CESAREA TERME - La polemica politica sul destino della casa paterna di Carmelo Bene a Santa Cesarea Terme è destinata ancora a prolungarsi. Nonostante l’immobile un futuro ce l’abbia già, sancito dalla vendita, il 15 febbraio scorso, per un prezzo pari a 300mila euro, a due imprenditori del settore turistico. Certo, resta forse da comprendere che tipologia di struttura ricettiva verrà realizzata, ma è quanto meno strano, se non paradossale che la politica locale (ma anche il mondo della “cultura”) si ritrovi a discutere di una situazione, che appare evidentemente già chiarita.

Nei giorni scorsi, dopo le voci di vari esponenti del mondo dell’arte, tra cui Carla Fracci, che avevano ribadito l’importanza di conservare la memoria del Maestro e di non svendere “commercialmente” la sua dimora, il gruppo regionale dell’Udc, capeggiato da Salvatore Negro, aveva presentato un’interrogazione al governatore e all’assessore alla cultura, Silvia Godelli. Quest’ultima, nella risposta resa pubblica in una nota ufficiale, ha sottolineato quello che la Regione, sebbene tra mezzi impegni e qualche contraddizione, aveva sempre fatto intuire: l’ente non poteva acquisire la casa privata, per trasformarla in museo.

Alla base di tutto, secondo quanto dichiarato dall’assessore Godelli, ci sarebbe il fatto che l’immobile non fosse vincolato in modo ufficiale dal Ministero come bene culturale, per cui senza la possibilità di esercitare un diritto di prelazione. D’altro canto, la rappresentanza del governo regionale assicura la volontà di chiedere ai proprietari di “conservare” e “salvare tutto il possibile”, per “preservare in qualsiasi modo le tracce e la memoria di questo luogo storico”.

Ma la risposta della Godelli appare al consigliere regionale Negro “irrispettosa della conoscenza e del sapere dei pugliesi e dei salentini che ben conoscono le procedure per l’acquisizione di un immobile di portata storica e culturale da parte di un ente pubblico”: “È evidente – precisa - che se la Regione si fosse mossa nei tempi e nei modi opportuni, l’immobile di Santa Cesarea non sarebbe finito in mani private e oggi non correrebbe il rischio di essere trasformato in un albergo”.

“L’assessore Godelli – prosegue Negro - sa bene che se la Regione si fosse mossa in tempo avrebbe potuto partecipare all’asta pubblica, che è andata due volte deserta, e acquisire al pubblico patrimonio l’immobile di Santa Cesarea appartenuto al maestro drammaturgo, poeta e scrittore di origini salentine Carmelo Bene. Appare evidente l’assoluta negligenza e disinteresse di questo governo che mostra ampie lacune nelle politiche culturali, soprattutto quando in gioco ci sono interessi lontani dal capoluogo barese e considerati di secondo piano”.

“Ciò – ribadisce - appare ancora più evidente se si considera l’impegno che lo stesso ente e altre istituzioni avevano preso unitamente  appena un anno fa, sotto la luce dei riflettori mediatici accesi dall’appello venuto dal modo della cultura che vedeva come firmatari personaggi del calibro di Carla Fracci e Maurizio Costanzo. Ma spenti quei riflettori tutto è caduto nel dimenticatoio. Oggi l’assessore Godelli viene a farci la lezione sull’impotenza della Regione che ‘non può esercitare alcuna prelazione’, invece di rimboccarsi le maniche e salvare il salvabile, magari avviando una trattativa con l’attuale proprietà che appare abbastanza sensibile alle istanze culturali  di questo territorio”.

“Auspichiamo perciò – ha concluso il presidente Negro – che invece di polemiche risposte al sottoscritto l’assessore Godelli ed il governo regionale stiano pensando a possibili soluzioni che in qualche modo possano rimediare al danno subito dal nostro territorio e dal mondo culturale pugliese e nazionale”.

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