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Fondi per l'edilizia universitaria: sindacalisti fanno le pulci all'amministrazione

De Pascalis e Bagordo (Cgil) critici sugli interventi di spesa finanziati dal Piano per il Sud: "Prioritaria è la messa a norma degli edifici"

Un'immagine di Ecotekne.

LECCE - Il programma edilizio per gli edifici di UniSalento brancola nel buio. Perso il finanziamento del “Piano per il Sud”, negli ultimi mesi il rettore ed il direttore generale dell’università hanno fatto il possibile per vedersi riassegnare i fondi. E, stando alle previsioni dello stesso Vincenzo Zara, l’operazione potrebbe andare a buon fine.

Gli Rsu di Flc Cgil, Franco Bagordo e Manfredi De Pascalis hanno colto la palla al balzo per lanciarsi in alcune considerazioni “preventive”. Lo stato dell’arte degli edifici del circuito universitario e le priorità d’intervento sono state elencate in una lunga lettera inviata ai vertici di UniSalento, al Consiglio d’amministrazione ed al senato accademico.

I due sindacalisti cominciano “dall’ambigua” struttura tecnica di missione Piano per il Sud, appositamente costituita dal direttore Emanuele Fidora: “Questa struttura sembrerebbe non aver raggiunto gran parte dei suoi obiettivi e quindi sarebbe opportuno sopprimerla, affidando i finanziamenti riassegnati alla gestione della ripartizione tecnica e tecnologica”.

Uno dei principali nodi da sciogliere, secondo gli esponenti di Cgil, è quello relativo alla sicurezza degli ambienti in cui si lavora, “da garantire prioritariamente anziché subordinarla a ragioni di fattibilità economica e convenienza produttiva”.  

“La programmazione della spesa nell'ambito del Piano per il Sud – puntualizzano i sindacalisti - ha sottostimato i problemi di sicurezza, focalizzando gli interventi nell'ambito della manutenzioni ordinaria e straordinaria, tanto da imporre all'amministrazione di dover rimediare con l'apposita costituzione di un gruppo di lavoro per la quantificazione della spesa relativa agli interventi di messa a norma non ricompresi nel piano”.

Ma c’è di più. Bagordo e De Pascalis rilevano che nella programmazione non era stata inclusa la ristrutturazione dell'ex istituto Principe Umberto, “comprato dal Comune di Lecce per 7 milioni di euro mentre, contemporaneamente, venivano stanziati ben 9 milioni di euro per ristrutturare l'ex istituto Garibaldi, di proprietà comunale, edificio di dimensioni notevolmente inferiori”.

Tirando le somme, su 70 milioni di euro solo 20 erano stati quindi destinati agli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria; i rimanenti 50 milioni di euro erano disponibili per  la realizzazione di nuove strutture.

“Proprio per tale grossolana incongruenza – aggiungono loro – il Cda dell'Università ha bloccato la realizzazione dell'edificio 4 nell'area “Studium 2000”, da adibire a biblioteca, destinando la parte più cospicua delle somme (oltre 4 milioni e mezzo di euro) all'ulteriore finanziamento del complesso immobiliare dell'ex Istituto Sperimentale Tabacchi. Poco più di 1,3 milioni di euro sono stati destinati all'adattamento di alcuni locali dello “Studium 2000” dove trasferire la biblioteca dell'edificio Parlangeli”.

“Questa affannosa rincorsa a soluzioni tampone denota scarsa lungimiranza e razionalità nella programmazione edilizia. Al contrario la realizzazione della biblioteca del polo urbano, probabilmente, avrebbe dato una sistemazione dignitosa e definitiva all'importante patrimonio librario dell'ateneo”, proseguono.

L'Università sarebbe quindi in seria difficoltà per quanto riguarda il reperimento di fondi per la gestione ordinaria degli immobili esistenti, tanto da non potersi permettere la costruzione di nuovi edifici.

 “Ciò è testimoniato dalle difficoltà di apertura dei nuovi plessi della palazzina di chimica ad Ecotekne,  dell'edificio numero 6 di “Studium 2000” destinato ad aule, del lotto ristrutturato del Principe Umberto, del Corpo U e del Craim (nuovi laboratori di Ingegneria) – denunciano loro -. Questi ultimi tre edifici, ristrutturati a cura e spese del provveditorato interregionale, sin dall’inizio presentavano una copertura economica carente e gli interventi realizzati si sono rivelati insufficienti a renderli funzionali e quindi agibili”.

Al contrario, nel Piano per il Sud erano previsti interventi per nuove costruzioni (biblioteca e laboratori presso Ecotekne, nuovo corpo aule presso lo Sperimentale Tabacchi) e per la ristrutturazione dell'ex Istituto Garibaldi. “Discutibile è anche  la volontà di affidare all'esterno la progettazione dei nuovi edifici, come se i 700 mila euro pagati sino ad oggi a professionisti esterni non avessero drenato fin troppe risorse dal bilancio ordinario dell'ateneo”, aggiungo i due Rsu.

“Qualora tali scelte fossero confermate si acuirebbero ancora di più le contraddizioni che hanno portato al fallimento del Piano per il Sud”, concludono i sindacalisti che invitano l’amministrazione a rivedere la programmazione della spesa, inserendo gli interventi di messa a norma degli edifici. 

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