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Il giorno dopo. Fra volti nuovi, sconfitte e riconferme

Passata l'infinita kermesse elettorale, inizia lentamente a comporsi l'assetto di Palazzo Carafa. Nel centrodestra e nel centrosinistra non mancano novità ed uscite di scena di rilievo

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La lunga maratona s'è conclusa. Niente fotofinish. Paolo Perrone è andato in volata solitaria, ha tagliato il nastro con una percentuale da record: 56,21 per cento. Sospinto dal vento di 34.378 preferenze, ha raggiunto lo scranno più alto di Palazzo Carafa, schivando tutte le principali insidie del campo minato dagli avversari: si è arrampicato sui fili della metropolitana, ha dribblato i terreni di Iskenia, ha risposto al fuoco sul contestato Bilancio di previsione. Tutte battaglie che saranno riprese, dice chi oggi fa la conta dei voti d'opposizione. Dove però qualcuno è rimasto indietro. Anche volti eccellenti. Una sconfitta nella sconfitta, per qualche nome, Carlo Salvemini in testa. E qui il centrosinistra dovrà ragionare un bel po': c'è mestizia, e fra la mestizia, necessità di ricomporre rapidamente il mosaico e rinsaldare le tattiche di contrapposizione. Forse non si aspettava davvero di vincere, Antonio Rotundo, né di arrivare davvero al ballottaggio. Ma neanche di restare così indietro rispetto al più diretto fra gli avversari. Perdendo anche qualche pezzo lungo la via.

Ma chi ha vinto, veramente? La città dei progetti già realizzati e di quelli in cantiere, diranno i trionfatori, che oggi passano in rassegna con soddisfazione l'esercito degli eletti. Ma anche qui, qualcuno mugugnerà: l'assessore uscente Ciccia Mariano ha preso meno consensi del previsto, dovrebbe essere ripescata, e intanto avanza il nuovo, con Rocco Alfarano. E mentre spicca imperioso il popolo di "quelli che la Poli" (2.221 consensi), da più parti si leva il più scontato degli interrogativi: ci sarà vero passaggio del testimone fra Adriana Poli Bortone e Paolo Perrone? E quando questo avverrà realmente? La città dei nove anni consecutivi di governo è un elastico proiettato verso un futuro in cui lei avrà ancora un ruolo di spicco, da vice di ferro. "A muovere le fila", maligna qualcuno. "Quelli che la badante". "Meglio del candidato di Cursi", fanno eco dall'altra parte. Bassezze da campagna di quart'ordine. Da una parte, come dall'altra.

La "badante", si diceva. Una presenza rasserenante, per una città ancorata ai valori della destra ed abbarbicata intorno ad un tradizionale entourage borghese, dove Alleanza nazionale raccoglie un'ondata di suffragi: 19,80 per cento, 11.649 voti. Ai quali vanno sommati quelli della costola della discordia: "La Città" di Erio Congedo, fresco di finiana scomunica, si propone come quarta forza leccese. Ugo Lisi, presidente provinciale di An, durante le dirette televisive di ieri ha minimizzato il dissidio interno, per nulla nascosto, tanto mento nascondile, di fronte all'affermazione dell'intera coalizione di centrodestra.

Ma, smaltita la sbornia e consumati legittimi fiumi di champagne, il subbuglio intestino potrebbe farsi risentire. Wojtek Pankiewicz, sbucato all'improvviso in questa campagna con il suo Centro moderato e salito a Palazzo (per molti un po' inaspettatamente) l'ha ribadito più volte. Non ce l'ha fatta invece Mario De Cristofaro, che ha condotto una campagna di denuncia a ranghi serrati e in più casi ha fornito persino spunti agli altri candidati. A fronte di tutto, solo il 2,33 per cento. Mentre ad una forma di suicidio rituale è andato incontro il drappello di Salvatore Bianco, che esce di scena con un pugno di voti: 755.

C'è chi viene e c'è chi va, dunque. Forza Italia perde un seggio e qualche vecchio nome, ma riconferma Roberto Marti, recupera Gaetano Messuti, rielegge Michele Giordano e gli assessori uscenti Eugenio Pisanò e Giovanni Peyla. Dalle file di Alleanza nazionale, dietro il sindaco uscente, si riconferma a suon di suffragi Angelo Tondo. Ritorna anche Severo Martini, ce la fa Paolo Cairo, si vedrà l'ex comandate dei vigili urbani Vittorio Calogiuri. A sinistra "Una buona azione per Lecce" ottiene il suo buon risultato e propone Antonio Marciante, Gianni Colucci e Daniele Montinaro. Nell'Ulivo, secondo partito cittadino, stravince, come da copione, Loredana Capone, si riconferma Antonio Torricelli e la spunta Angelamaria Spagnolo.


E mentre si attendono conferme o defezioni, recuperi in extremis e assegnazioni di incarichi, nuovi litigi e strette di mano, la città archivia questa lunga kermesse, a tratti noiosa, non priva di monotoni ritornelli martellati costantemente sui timpani dell'elettorato, guardandosi attorno una volta tanto meno con occhi meno sornioni del solito: il vento spinge lungo i marciapiedi centinaia di volantini sbiaditi, sui muri si susseguono file interminabili di manifesti stropicciati. Lo spropositato esercito dei 900 amanti di Lecce ha inondato la città. Si sa: la passione non si contiene.

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