"Il Museo ferroviario sarà un luogo vivo"

Presentato alla presenza di Perrone, Giancane e Martini il progetto per l''adeguamento della struttura. Un milione e 340 mila euro stanziati con i fondi Por per ridarle nuova vita

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Periferie trascurate? Dopo il piano di riqualificazione urbanisitica del rione San Pio, dopo parchetti e giostrine distribuite nelle zone notoriamente marchiate come "167", dopo la creazione di piazza Madre Teresa di Calcutta, la più grande della città, il recupero interessa la zona della stazione ferroviaria. Sarà ristrutturato il Museo ferroviario, ospitato nelle ex officine delle Ferrovie dello Stato denominate "Squadra Rialzo".

Il nome deriva dal fatto che lì il materiale rotabile veniva rialzato dal binario per la manutenzione ai carrelli e alle sale. Lì oggi a mezzogiorno il candidato sindaco della Casa delle Libertà, Paolo Perrone, ha presentato il progetto di ristrutturazione del museo e dell'area circostante. In cantiere lo Student Center dell'ex Officina Cantelmo.

Il primo capannone per la manutenzione dei rotabili risale all'inaugurazione della stazione leccese, il 15 gennaio 1866. Il treno è motivo d'orgoglio del Meridione, giacché, come è noto, il primo tronco ferroviario italiano, sette chilometri di strada ferrata, fu inaugurato nel 1839, congiungeva Napoli a Portici. Oggi il museo ferroviario leccese, in via Codacci Pisanelli, consta di due capannoni dotati da binari, l'uno costruito negli anni Venti, l'altro negli anni Settanta, che possono ospitare una ventina di rotabili. Nei locali attigui sono esposti cimeli, plastici ferroviari e apparecchiature di segnalamento.

Il materiale rotabile è frutto della ricerca dell'Associazione Ionico Salentina Amici Ferrovie, presieduta da Fabio Vergari, il quale stamattina era presente alla presentazione del progetto insieme all'assessore all'Annona, Fausto Giancane, e a quello al Turismo, Severo Martini. Il progetto, già approvato definitivamente in giunta comunale, costa un milione e 340mila euro, reperiti con fondi Por (Mis.5.1) per il recupero e la riqualificazione di sistemi urbani. Nelle intenzioni l'area, di 5.356 metri quadri, di cui 2.600 coperti, dovrà essere utile all'offerta turistica della città.
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Sarà ripristinato l'aspetto architettonico originale, saranno rispettati gli standard igienico-sanitari, sarà messa in sicurezza la struttura per portatori di handicap, sorgeranno una sala convegni, una biblioteca e una sala didattica. La riqualificazione della zona delle famose "Cave di Marco Vito" prevede il ribaltamento della stazione ferroviaria. "Il museo quindi sarà collegato alla rete ferroviaria, non dunque un luogo della memoria, ma un museo vivo", ha avvertito Perrone. I futuristi avrebbero gradito.

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