Sabato, 19 Giugno 2021
Politica

Immobile occupato, l'associazione vicina a Monosi attacca il docente

Salento Attivo chiede il ripristino della legalità e attacca Fabio De Nardis per aver incoraggiato l'azione del collettivo "Terra Rossa"

LECCE – Ripristinare la legalità, liberare l’asilo “Angeli di Beslan” dall’occupazione del collettivo “Terra Rossa”. Lo chiede alle autorità l’associazione Salento Attivo, che ha come punto di riferimento l’assessore a Bilancio e Patrimonio, Attilio Monosi.

Come pubblicato in precedenza, l’immobile di via Casavola, chiuso da oltre tre anni perché erano necessari interventi di manutenzione e messa in sicurezza, mai effettuati, è stato “riaperto” da un gruppo di attivisti nell’ambito della Rete territoriale dei conflitti i quali, in pochi giorni, hanno attivato una ludoteca e stanno procedendo a rendere la struttura, diventata sede di spaccio e probabilmente anche di prostituzione, nuovamente fruibile, non solo per i bambini e i loro genitori, ma anche per determinate categorie particolarmente deboli. Per questo in programma c’è l’allestimento di uno sportello legale, di un ambulatorio di strada e di altri servizi, tra i quale un’università popolare.

Salento Attivo prende di mira l’occupazione, in quanto atto di per sé illegale, e prende di mira Fabio De Nardis, presidente del corso di laurea di Sociologia presso l’Università del Salento che sta partecipando al cantiere in corso nell’asilo: “E' un comportamento che sfocia nel paradosso se si pensa che viene addirittura incoraggiato da chi ricopre un ruolo di responsabilità all'interno dell'Università del Salento.  La situazione che si è venuta a creare è inaccettabile perché lede i principi stessi della democrazia e nello stesso tempo va a scapito di chi si muove nel pieno rispetto delle regole”.

“Le nostre associazioni - prosegue la nota - rivendicano spazi per dibattere e approfondire alcuni temi cittadini con il solo e unico obiettivo di offrire un servizio all'intera collettività. Senza fare la guerra a nessuno ma animati dal solo spirito collaborativo e facendo leva esclusivamente sull'attività e la testimonianza di tanti comuni cittadini che si spendono a titolo volontaristico per il bene della nostra splendida città”.

"Sappiamo bene, tuttavia, quali sono i problemi attraversati dalle Istituzioni in questo delicato e particolare momento storico. La difficoltà di reperire adeguate risorse economiche va di pari passo con la possibilità di riuscire ad offrire spazi adeguati ad associazioni e movimenti civici (e sono tanti) che ne fanno richiesta.  Per queste ragioni invitiamo con forza le autorità preposte affinché venga  ripristinata al più presto la legalità, condizione imprescindibile per garantire l'utilizzo corretto del patrimonio della res pubblica”.  

La replica del docente.

Il diretto interessato ha risposto a stretto giro di posta, da una parte tranquillizzando l’esponente del governo cittadino sull'inutilità di sponsorizzazioni più o meno illustri, dall'altra specificando la propria interpretazione sull’azione intrapresa lo scorso fine settimana: “Mi preme far notare che l’atto forte di una occupazione rientra nel diritto democratico alla denuncia sociale e alla disobbedienza civile. La storia dell’umanità dimostra che il mondo mai sarebbe mutato in senso progressivo senza l’azione autorganizzata dei cittadini che in alcune specifiche congiunture hanno scelto di abbracciare repertori di azione protestativa che andassero anche contro l’ordinamento costituito. Anche la democrazia oggi non sarebbe un orizzonte socialmente condiviso senza l’azione organizzata dei movimenti di protesta che agiscono in modo pacifico scegliendo la via della denuncia sociale e della non-violenza”.

“Non è un caso che, prima dell’occupazione, il degrado sociale di via Casavola era un ‘non-problema’ per la amministrazione comunale, per quanto gli abitanti della zona avessero ripetutamente denunciato alle forze dell’ordine e al Comune i ‘movimenti’ di spaccio e prostituzione a cui le loro figlie e i loro figli erano costretti quotidianamente ad assistere. Non è un caso che i primi a solidarizzare con il Terra Rossa siano stati i residenti che quotidianamente offrono il loro supporto morale e materiale alla bonifica autorganizzata della zona”.

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