Martedì, 15 Giugno 2021
Politica

“Blitz per il consiglio provinciale”: la seduta viene sciolta a tempo di record

In pochi minuti il Consiglio ha approvato il bilancio di previsione senza il confronto con la minoranza, assente e infuriata: "Ignorata la prassi"

LECCE – La seduta, in tempi record, del Consiglio provinciale odierno ha scatenato un putiferio. I consiglieri erano attesi presso Palazzo dei Celestini in doppia convocazione, alle ore 9.30 ed alle ore 11.00, per discutere 15 punti all’ordine del giorno tra cui l’approvazione del bilancio di previsione 2016 corredato dal documento unico di programmazione (Dup).

Argomenti sostanziosi  per la minoranza in Consiglio pronta a dar battaglia sulle interrogazioni, tra le quali una relativa alla gestione dell’edilizia nelle scuole superiori ed una tesa a riaccendere i riflettori sul futuro della Fondazione Ico Tito Schipa di Lecce. Ma 10 minuti sono stati sufficienti ai presenti (i fedelissimi di Gabellone insieme al collega di minoranza, Giovanni Siciliano) per approvare il bilancio di previsione, senza passare neppure dal parere preliminare della Commissione. Il resto è rimandato a data da destinarsi. Così la seduta dell’8 novembre, priva di contraddittorio ed opposizione, è destinata ad essere quanto meno ricordata negli annali dell’ente provinciale.

L’insolita puntualità sulla tabella di marcia ha provocato l’ira dei gruppi di minoranza contro il presidente Antonio Gabellone, accusato di aver ordito un vero e proprio “blitz politico istituzionale”. Nel corso degli ultimi due anni, infatti, non si era mai verificato che il Consiglio chiudesse i giochi in pochi minuti ignorando la prassi di iniziare il dibattito in seconda convocazione. Niente da eccepire dal punto di vista formale, ma di fatto la maggioranza ha sbarrato la strada agli avversari, come spiega Danilo Scorrano del gruppo “Salento bene comune”: “Gabellone ha avuto paura di affrontare sia la minoranza in aula, che aveva presentato diverse interrogazioni puntualmente rinviate dal mese di maggio, sia i lavoratori Alba Service che erano pronti ad intervenire alle 11. Il presidente avrebbe dovuto contattare privatamente tutti i consiglieri, e non solo quelli della sua maggioranza, per assicurarsi la loro presenza in prima convocazione. Peraltro negli ultimi due anni a garantire il numero legale della sedute sono stati proprio i consiglieri di minoranza, mentre gli altri si assentavano spesso e volentieri: curiosamente oggi abbiamo contato 10 presenti”.

 “Un atto di viltà istituzionale” lo definisce il consigliere del Pd Nunzio dell’Abate che accusa il presidente di  “codardia” per non aver voluto affrontare in Consiglio i 12 punti presentati dall’opposizione ed il question time, depositato ieri, relativo al dramma della partecipata Alba Service. “È evidente la paura di Gabellone nell’affrontare le maestranze della società partecipata per la quale il collegio sindacale ha presentato istanza di liquidazione- rilancia il consigliere -: una delicata questione che vede gli operai in mezzo alla strada e i servizi essenziali interrotti, con un doppio danno per la collettività, a dispetto di tutte le belle parole di rassicurazione spese negli ultimi mesi”. E ancora: “Se manca il confronto in commissione ed in consiglio su strumenti di vitale importanza addirittura, come il bilancio di previsione, vuol dire che è finita la democrazia all’interno dell’ente provinciale”.

I 130 dipendenti della società partecipata si sono dimostrati, se possibile, ancora più infuriati: “Ci sembra chiara l’intenzione di Gabellone: chiudere Alba Service per tornare indietro di vent’anni, alla logica delle lobby e dei piccoli orticelli da coltivare – commenta il sindacalista Cobas Giuseppe Mancarella -. I lavoratori prenderanno solo 3 mensilità delle 15 arretrate mentre nelle casse dell’ente provinciale sono arrivati buona parte di fondi attesi”.

Cobas era pronta a mettere sul piatto la proposta di congelare gli stipendi arretrati per due o tre anni così da sventare il fallimento societario. Ma non c’è stato tempo. La seduta del Consiglio era già stata sciolta da un pezzo e le urla nell’atrio del palazzo non sono mancate. Animi surriscaldati e nervosismo alle stelle: i lavoratori ora si dicono pronti a tutto pur di vedere riconosciuti i propri diritti; anche ad alzare immediatamente il tiro della protesta.

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