Xylella, divieti e obblighi affondano i vivai. I consiglieri salentini: "Subito in commissione"

Gli esponenti politici della provincia di Lecce tutti uniti indipendentemente dai partiti di riferimento nel chiedere subito interventi per salvare il comparto. Le regole imposte per drenare il batterio stanno provocando un collasso economico. Scendono le vendite, salgono contenzioni e costi

BARI – Tutti uniti indipendentemente dalla casacca politica, nell’interesse della provincia di Lecce e contro un “nemico” comune: l’emergenza Xylella fastidiosa, che sta portando ansie e patemi, anche per effetto del decreto di giunta regionale numero 2023 del 29 ottobre scorso e della determinazione del dirigente di servizio numero 521 del successivo 20 novembre. A causa di alcuni vincoli il crollo del mercato s’è avvertito forte e chiaro.

A tale proposito, i consiglieri regionali Saverio Congedo  (promotore dell’iniziativa), Vito Leonardo Aloisi, Antonio Barba, Sergio Blasi, Antonio Buccoliero, Loredana Capone, Andrea Caroppo, Antonio Galati, Aurelio Antonio Gianfreda, Antonio Maniglio, Salvatore Negro, Donato Pellegrino, Mario Vadrucci, hanno dunque scritto al presidente ed ai vice-presidenti della IV Commissione consiliare, ritenendo urgente che in quella sede si affronti il problema degli effetti del batterio sul comparto vivaistico del Salento.  

Ritengono necessaria una riunione ad hoc e l’audizione di tutti i soggetti interessati: rappresentanti delle associazioni di categoria, delle organizzazioni e dei consorzi che raggruppano i vivaisti della provincia di Lecce, ma anche dell’assessore regionale al ramo, del dirigente del settore e degli organi tecnici dell’assessorato.

Il problema nasce dal fatto che per la diffusione del batterio sono stati fissati “una serie di obblighi e divieti sulla movimentazione dei prodotti delle attività vivaistiche della provincia di Lecce all’esterno del territorio provinciale”, ricordano i consiglieri. E questo “ha inciso non poco sulla redditività delle imprese del settore”. Sono molte, infatti, quelle che “hanno rapporti con aree esterne alla provincia di Lecce e in qualche caso anche con l’estero”. 

I consiglieri salentini ritengono gli effetti delle disposizioni siano stati amplificati nel periodo pre-festivo “poiché gli ordinativi delle specie tipicamente natalizie non sono stati onorati dalle imprese con conseguenti ingenti perdite economiche”. Per non parare della “psicosi generale che ha determinato un calo vertiginoso delle vendite”.

I riflessi perdurano e nel frattempo, ricordano, “il lavoro congiunto tra i vivaisti, l’Ufficio osservatorio fitosanitario e il Comitato fitosanitario permanente della Commissione europea, ha consentito di approdare alla decisione comunitaria dello scorso 13 febbraio, che è in corso di recepimento con atto della Regione e che consente la movimentazione del materiale all’interno della provincia di Lecce, vietandolo verso l’esterno del territorio provinciale, ad eccezione di un ristretto numero di specie e comunque previ campionamento e analisi attestanti l’assenza del batterio”.

Il problema è particolarmente sentito, per via della “significativa perdita economica per le imprese dovuta alla mancata vendita nelle aree esterne alla provincia” e per “una serie di contenziosi commerciali per il mancato rispetto degli ordinativi, un aggravio di costo dovuto all’obbligo di campionamento ed analisi per le specie indicate nella decisione comunitaria del 13 febbraio 2014, altri costi dovuti al mantenimento di quelle specie non movimentabili, senza garanzie che le stesse possano essere vendute in tempo prima che divengano non commercializzabili”.

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