Mercoledì, 4 Agosto 2021
Politica

Scippo delle indennità: ecco i nuovi “poveri” della Provincia di Lecce

Buste paga decurtate delle voci accessorie per recuperare un ammanco di 800 mila euro. I dipendenti protestano presso Palazzo dei Celestini: un parere legale dà loro ragione e apre la strada al ricorso presso il giudice del lavoro

 

LECCE - La brutta sorpresa odierna che i lavoratori della Provincia di Lecce hanno trovato in busta paga era stata ampiamente preannunciata: un alleggerimento che varia dai 50 fino a 300 euro netti in meno. Ma una cosa è sperare fino all’ultimo di non dover fare i conti con una decurtazione “illegittima”, un’altra è sapere che quella cifra rappresenterà davvero “il discrimine tra il riuscire ad arrivare a fine mese ed il non arrivarci”, denunciano gli interessati dall’atrio di Palazzo dei Celestini.

Sono un centinaio, intervenuti al sit- in di protesta proclamato dai sindacati e non ne possono più.

“Siamo diventati i nuovi poveri”, urlano da un microfono mentre sembra affievolirsi anche l’ultima speranza di ottenere un’apertura dall’amministrazione dell’ente. Antonio Gabellone e la sua giunta salgono, inevitabilmente, sull’ideale banco degli imputati: “colpevoli”, a loro dire, di non aver compreso il disagio reale dei dipendenti e di aver agito addirittura in “malafede”, disattendendo tutte le proposte avanzate dalle organizzazioni sindacali. Il casus belli, quell’ammanco di 800 mila euro individuato dalla Ragioneria dello Stato nel fondo destinato alla gestione del personale. Un vero buco che, a rate, poco alla volta, stanno pagando i dipendenti con il taglio delle voci accessorie nel cedolino, pur non ritenendosi responsabili dell’errore tecnico.

La responsabilità, oggi più che mai, è rispedita al mittente: a chi avrebbe sbagliato la procedura per la mancata attivazione del nucleo di valutazione. Se quella somma certificata nel 2007 non è più disponibile per i lavoratori, insomma, “paghi chi ha sbagliato”.

lavoratori provincia 004-2In difesa di un “legittimo diritto scippato, insieme alla dignità delle nostre famiglie”, incalzano i dipendenti, le organizzazioni sindacali hanno chiesto un parere legale preventivo, in vista di un ricorso al giudice del lavoro. Gli avvocati avrebbero dato ragione alle richieste di sindacati ed rsu, stabilendo che non è sufficiente un parere della Ragioneria dello Stato per modificare, unilateralmente, un contratto sottoscritto con la parte pubblica. In buona sostanza, l’amministrazione di Palazzo dei Celestini non potrebbe procedere al recupero delle somme (così come disposto nella delibera 37) prima che sia stato sottoscritto un nuovo contratto integrativo.

Ma la “scorrettezza” dei dirigenti, precisano gli esponenti sindacali, si sarebbe manifestata in diverse circostanze: quando, in sede di parere richiesto alla Corte dei conti, l’amministrazione avrebbe spacciato l’accordo economico per il contratto decentrato integrativo. Ed in particolare con la proposta di firma del nuovo contratto, “deciso unilateralmente dall’ente, pervenuta direttamente ai dipendenti senza passare per la mediazione sindacale”.

La proposta dell’ente è stata già bollata come inaccettabile: le organizzazioni sindacali non firmeranno un contratto che considerano “capestro, fortemente penalizzante per il personale e che perpetua l’ingiustizia dei soldi sottratti dalle buste paga”.

 

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