Lo strappo di Renzi divide già il Salento. Bellanova: “Sto con lui, scelta giusta”

L’annuncio dell’ex segretario di abbandonare il Pd e di contarsi alla Leopolda genera divisioni. Il ministro sarà capo delegazione. Metallo non lascia il partito. I dubbi di Salvemini

Renzi e Bellanova (foto Ansa).

ROMA - La corrente dello scissionismo spira in casa del Pd con Matteo Renzi che passa dalle parole ai fatti e molla il partito. “Ho deciso di lasciare il Pd e di costruire insieme ad altri una Casa nuova per fare politica in modo diverso. Dopo sette anni di fuoco amico penso si debba prendere atto che i nostri valori, le nostre idee, i nostri sogni non possono essere tutti i giorni oggetto di litigi interni”, il messaggio esplicito dell’ex segretario ed ex presidente del Consiglio che in queste ore ha ufficializzato il suo divorzio in casa dei Dem, dando appuntamento ad una nuova fase costituente del renzismo nel ritrovo della Leopolda. Sarà lì, che Renzi presenterà il nuovo simbolo del partito che verrà e che sarà in campo nei prossimi impegni elettorali: le Politiche, “sperando che siano nel 2023” chiosa Renzi, e le Europee del 2024.          

“Lasciare il Pd sarà un bene per tutti, anche per Conte, il partito è diventato un insieme di correnti, manca una visione sul futuro” il monito lanciato da Matteo Renzi che si porta dietro un manipolo di una trentina di parlamentari pronti a costituire ad horas i gruppi autonomi di riferimento. Nella conta degli adepti renziani anche il Salento recita la sua parte, e in maniera anche considerevole, tenendo conto che sarà della squadra anche il ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali del governo Conte bis, Teresa Bellanova, che ha sposato in questi anni la battaglia parlamentare e politica di Renzi. Lei, il ministro made in Salento, sarà il capo delegazione della nuova formazione nel Governo del Conte bis, come ha già spiegato l'ex premier ed ex segretario del Partito Democratico. E sarà lei a chiudere la Leopolda, la manifestazione che in Renzi ha la motrice e l'anima.         

Bellanova: “Sono chiara, sto con Renzi”

“Ho sempre detto in questi giorni che al momento opportuno avrei detto da che parte sto con la franchezza che mi caratterizza. Sto con Matteo Renzi” è il messaggio lapalissiano che il ministro dell’Agricoltura, Teresa Bellanova, dispensa dalle pagine del suo profilo facebook. Un profilo che nella pagine di copertina immortala il legame di stima e affetto che legano i due esponenti politici. La Bellanova è pronta a sposare un progetto politico che ritiene sin dalla prima ora “ambizioso”. E per questo rifugge la semplificazione che rimanda alla scissione interna in casa del Pd. “La parola scissione è fuori luogo e pericolosa per interpretare quello che sta avvenendo” chiosa il ministro, “non è scissione, ma sincera presa d’atto di una difficoltà di coesistenza tra anime diverse che in questi anni si è fatta sempre più evidente. Costruiamo una Casa che amplia e arricchisce l’offerta politica all’interno delle forze democratiche, fa tesoro di una delle esperienze di governo più importanti degli ultimi anni, parla la lingua del riformismo di cui questo Paese ha bisogno come il pane, guarda alle donne, alle nuove generazioni e a tutte quelle energie di cui questo Paese è ricchissimo ma che la politica attuale in parte ignora, di certo trascura”.

Una sfida nuova nella quale il ministro salentino non sembra aver paura di cimentarsi, mettendo già in debito conto i rischi e le conseguenze di una scelta coraggiosa. “Metto, come sempre, tutta me stessa in questo progetto” conclude la Bellanova, “sapendo bene che riceverò critiche, che deluderò qualcuno, che sto facendo la scelta meno comoda mettendomi in gioco. Ma lo faccio in prima persona, con passione e generosità, perché credo che quest'altra nuova strada sia quella giusta”.   

Metallo (sindaco di Racale): “Per cambiare resto nel Pd”       

E’ stato fra i pochi renziani convinti della prima ora, prima che si riempisse la platea dei rottamatori che ha manovrato il Partito Democratico negli ultimi anni. Ma anche se fedelissimo alla causa e al sostegno del governo Renzi che fu, oggi il giovane sindaco di Racale ed esponente dei Dem della provincia di Lecce, Donato Metallo saluta l’ex segretario e tira dritto verso la voglia di un cambiamento politico da mutuare rimanendo ancorato nella famiglia del Pd. Anche Metallo affida al sul profilo social il messaggio di arrivederci rivolto e motivato all’amico Matteo Renzi. Lui, giovane e valente amministratore di borgata non lascia il Pd e non seguirà il suo mentore politico.

“Ho pensato e penso, a giusta ragione o sbagliando, che Renzi avesse fatto molte cose di sinistra, mi sono entusiasmato per i diritti civili. Spesso nel mio partito mi sono sentito solo, lontano dai giochi di corrente, dai capi bastone, da chi sfrutta ruoli per fare campagna elettorale, spesso non ho condiviso alcune scelte ma mai sono apparso sui giornali a fare polemica o a cercare visibilità” spiega Metallo, “perché chi milita in un partito sa benissimo che si rispettano regole, a volte si ingoia amaro ma è la tua famiglia, si litiga dentro ma fuori la si difende. Sto in un partito perché amo alcuni valori e penso che altre cose si possano cambiare” conclude Metallo, “ e dico buon lavoro a Matteo, senza astio o rancore, come si saluta un amico, con dispiacere ma con la convinzione che deve essere così. Io, noi rimaniamo qui nel nostro partito, cercando di migliorarlo, ma questa è la nostra famiglia, questa la nostra casa”.

Salvemini: “No ad un partito di facciata”  

Se il segretario nazionale del Pd, Zingaretti, reputa senza mezzi termini un “errore” quello di Renzi di abbandonare la nave del partito per orientarsi in altre direzioni, per il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, la nuova scelta dell’ex premier non può celare vecchie operazioni di semplice facciata.      

“Non ho titoli per sostenere che Renzi stia sbagliando o abbia fatto bene ad uscire dal Pd, annunciando un nuovo partito, né se questa decisione rafforzi o indebolisca il governo Conte” dice Salvemini, “non è chiaro infatti, oltre le dichiarazioni, se Renzi vuole organizzare attorno a sè un partito maggioritario o una forza che concorre in una competizione proporzionale inevitabilmente costretta ad accordi di coalizione. La prima opzione sarebbe ambiziosa ma velleitaria, la seconda realistica, ma irrilevante”. Per il primo cittadino però il rischio reale è quello di ritrovarsi innanzi  all’ennesimo scenario già visto in aperta antitesi alle intenzioni di chi si è fatto conoscere come il leader del cambiamento e dell’innovazione.  

“L’unica operazione possibile” spiega Salvemini, “è scegliere un nome ed un simbolo ed associarci il volto del leader ad uso e consumo del palcoscenico mediatico. Un partito che vedi in tv, ma non sul territorio, affollato di dirigenti e povero di militanti. Molto più attento a garantire carriere di alcuni che occuparsi dei destini di tanti. Molto social e poco sociale. A me pare insomma” conclude, “un déjà vu più che una finestra affacciata sul futuro”.

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