Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Polemiche dopo il sit-in. I sostenitori della famiglia tradizionale: “Provocati”

Ieri pomeriggio il movimento "Le sentinelle in piedi" ha contestato con una veglia silenziosa il ddl Scalfarotto che punisce l'omofobia perché limiterebbe la libertà di opinione. Una contromanifestazione ha creato momenti di tensione

Un fotogramma della manifestazione.

LECCE – E’ in gioco il diritto costituzionale a manifestare o la pretesa che un valore, un sistema di pensiero sia superiore ad un altro? L’interrogativo nasce dalla riflessione su quanto avvenuto ieri nel tardo pomeriggio nel piazzale antistante Palazzo dei Celestini.

Il movimento denominato “Le sentinelle in piedi”, sostenitore della concezione della famiglia intesa come unione tra una donna e un uomo,  ha organizzato un presidio per protestare contro il disegno di legge che porta il nome del deputato del Pd, Ivan Scalfarotto, finalizzato ad estendere alla condizione di genere la tutela già garantita alle convinzioni religiose o all’appartenenza etnica.

Insomma, un’arma legislativa che definisce l’illiceità dell’omofobia e della transfobia al pari della discriminazione etnica, razziale e religiosa. Per gli organizzatori del Pd, debitamente segnalato e autorizzato dalla Questura di Lecce, si tratterebbe però di una legge liberticida per tentare di ridurre al silenzio i sostenitori della famiglia intesa in senso tradizionale. Ecco perché oltre un centinaio di persone, appartenenti a gruppi di ispirazione cattolica, si erano dati appuntamento in quel luogo, secondo una modalità organizzativa già sperimentata in altre città italiane.

Nello stesso posto, ma per contro-manifestare, si sono dati appuntamento diverse decine di simpatizzanti del movimento Lgbt (lesbo-gay-bisex-transgender), per rivendicare la correttezza costituzionale del disegno di legge oltre che la sua necessità in una società profondamente sessista. Sotto gli occhi del personale della Digos non sono mancati momenti di tensione perché per le “sentinelle in piedi” si è trattato di una vera e propria provocazione. E le rimostranze sono, all’indomani, anche per gli uomini della Questura che non avrebbero garantito adeguatamente il diritto di manifestare adeguatamente lasciando che i partecipanti alla veglia silenziosa, che si erano disposti ad un metro uno dell’altro per leggere un libro dopo una breve introduzione del portavoce, venissero “dileggiati” dai contromanifestanti.

Non ci sono state conseguenze di alcun tipo, ma lo strascico delle polemiche è evidente. Sulla vicenda è intervenuto anche il consigliere regionale Andrea Caroppo, del Nuovo Centrodestra. E’ inammissibile che persone che manifestano nel modo più civile e garbato possibile, in silenzio, immobili e leggendo un libro, vengano letteralmente ‘aggredite’ da gruppi Lgbt organizzati che con provocazioni e offese impediscono il regolare svolgimento di una manifestazione autorizzata in spregio a qualunque regola democratica”.

Diverso il punto di vista dell’altra fazione, per la risposta al sit-in è stata una modalità legittima per contrastare una deliberata operazione di disinformazione. Sono stati distribuiti volantini con lo slogan “l’omofobia non è un’opinione, la disinformazione è una scelta” con lo scopo di dimostrare che non si vuole imporre alcuna scelta ma tutelare i diritti di chi dà vita ad altri modelli di unione.

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