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Il neo presidente della Provincia, Stefano Minerva.

Il neo presidente della Provincia, Stefano Minerva.

Minerva presidente anche senza Andare Oltre e Puglia Popolare: l'analisi

I voti ponderati dei due movimenti non sarebbero bastati a colmare il gap di circa 16mila voti ponderati. Nel centrodestra molte altre defezioni nelle elezioni provinciali

LECCE – A tre giorni dalle elezioni provinciali vinte dal sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva, su Gianni Marra, primo cittadino di Squinzano, prosegue l’analisi del voto. Si tratta di un sistema complesso, basato sul calcolo ponderato. Hanno diritto di voto gli amministratori comunali eletti in tutta la provincia leccese ma il peso della loro preferenza è proporzionale alla popolazione presente nel territorio rappresentato. Per questo i Comuni sono divisi in cinque fasce. Dalla più piccola, fino a tremila abitanti, alla più grande, fino a 100mila.

È stata Puglia Popolare a farsi carico di un report. Il movimento coordinato da Luigi Mazzei, nasce nel solco del centrodestra e ha partecipato agli incontri di coalizione che hanno preceduto il voto. Non avendo trovato l’intesa, alle urne con i suoi 63 amministratori si è espresso per Minerva ribadendo quell’asse che sembra essersi stabilito con il presidente della Regione, Michele Emiliano.

Puglia Popolare, nell’esecutivo provinciale che si è riunito oggi, ha rivendicato la scelta ma ha anche dimostrato, numeri alla mano, che per la vittoria di Minerva non è stato determinante nemmeno Andare Oltre, il movimento di Pippi Mellone.

Il primo dato di fatto è l’entità dello scarto tra Minerva e Marra, circa 16mila voti ponderati. Puglia Popolare e Andare Oltre sommerebbero insieme più o meno 10mila voti ponderati. La differenza si spiega secondo Puglia Popolare con una defezione nelle due fasce intermedie (tra 5mila e 30mila abitanti) dove Marra avrebbe dovuto contare sul voto di 173 eletti  e, invece, lo hanno votato solo in 137. Puglia Popolare fa presente che in questa categoria ci sono comuni come Maglie, Cavallino, Veglie, Taviano, Ugento ed anche Squinzano. Ed è forse qui che si nasconde quella "manina" cui ha fatto riferimento il presidente uscente, Antonio Gabellone, coordinatore di Direzione Italia.

Nella fascia dei comuni fino a 10mila abitanti Marra in teoria poteva fare affidamento su 208 consiglieri mentre invece è stato sostenuto solo da 135 (Collepasso, Gagliano,  Neviano, Lequile, San Cesario, Salice , Porto Cesareo, Sannicola, Ruffano).

“In definitiva – commentano quelli di Puglia Popolare - nelle urne non sono arrivati a Marra circa 9mila voti ponderati tra quelli che non sono andati a votare (200  consiglieri non hanno votato) o hanno preferito il candidato più giovane. Questa analisi dimostra che chi oggi cerca di sminuire una eclatante sconfitta facendo la caccia alle streghe, deve prendere atto che i partiti dell'ex centro destra non riescono più ad essere attrattivi e rappresentativi del territorio.

Sembra convergere con questa interpretazione anche la lettura di Fratelli d’Italia: “Le elezioni provinciali hanno dimostrato che, fermo restando la centralità dei partiti tradizionali, l'apporto delle realtà civiche di area è utile o addirittura determinante ai fini del risultato e dell'arricchimento della proposta politica. A Lecce Fratelli d'Italia ha tentato di intraprendere questo percorso trovando però, evidentemente, non mature le condizioni perché ciò si realizzasse. Oggi, al di là dei posizionamenti dei movimenti civici, riteniamo che il centrodestra debba avviare una riflessione per scongiurare che simili decisioni possano altre volte ingrossare le fila di Emiliano e del centrosinistra a scapito delle potenzialità reali del centrodestra”.

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