Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

C’è chi dice no. La mozione Pinto oltre la lotta tra le correnti del Pd

In attesa del congresso cittadino, presentata la proposta di rinnovamento che fa capo alla 35enne. Con lei i Giovani democratici, ma anche alcuni quadri cittadini: "La crisi non si supera solo con un cambio di direzione formale"

Antonio Grassi e Alessandra Pinto.

LECCE – Avvocato di 36 anni, madre di due bambini, 146 voti alle ultime elezioni amministrative nella lista del partito, il Pd, di cui aspira ad essere segretario cittadino. Alessandra Maria Pinto  è la candidata della mozione congressuale che il 14 si confronterà con quelle che fanno capo ad Andrea Imbriani e a Lidia Faggiano. Il primo sostenuto dall’asse Casilli-Blasi, che ricalca quello Letta-Bersani su scala nazionale, la seconda dalla vice presidente della Regione, Loredana Capone, che è stata anche il candidato sindaco del centrosinistra nella disfatta contro l’armata di Paolo Perrone.

A sostegno della professionista, che vanta una sola esperienza sul campo, quella delle comunali di maggio scorso (in seguito ha fatto parte del coordinamento cittadino), si è formata una squadra che pare determinata a giocarsi apertamente le proprie carte, rinunciando alle pressioni e ai ramoscelli d’ulivo che arriveranno, inevitabilmente, di qui alla celebrazione del congresso. L’andamento del tesseramento – flemmatico per due mesi, convulso negli ultimi giorni – non si spiega solo con il cambio di stagione: i “pezzi grossi” si sono mobilitati chiamando a raccolta i propri elettori e la sfida si preannuncia delicata, quasi un regolamento di conti. Non è un mistero, infatti, che per quanto il Pd abbia unitariamente appoggiato Loredana Capone nella corsa a Palazzo Carafa, non sono pochi coloro che – a Bari come a Lecce - ne vorrebbero un ridimensionamento

Tra i due principali contendenti – Faggiano e Imbriani - si colloca dunque l’area dell’insofferenza e del malcontento, forse pronto a tracimare con una battaglia che non sia solo di testimonianza. Alessandra Pinto ne è la portabandiera. Non a caso ha fatto riferimento ad un dato elettorale sul voto di opinione: circa il 20 per cento dei 5738 voti che i leccesi hanno accordato al Pd si sono limitati al simbolo.  “Quando ho deciso di aderire al partito, mi sono resa conto che la realtà era ben diversa da quella in cui speravo”, ha detto ai cronisti nella sede “secondaria” di via Milizia.  L’ambizione della mozione outsider è quella di superare la dicotomia, tutt’ora molto forte, tra ex Ds ed ex Margherita, contribuendo a creare un dna nuovo che non sia la semplice sommatoria di eredità precedenti faticosamente messe a sintesi.

Con lei ci sono Antonio Grassi e Massimiliano Ariano, dirigenti cittadini che in un primo momento avevano deciso di presentare una propria mozione. Ma ci sono soprattutto i Giovani democratici che sono gli autori del documento congressuale “Voglio volere. Il Pd e la Lecce del domani”, per il quale il segretario Emilio Micocci ha voluto ringraziare Diego Dantes e Lucia Viola.  Non si sentono rottamatori – “eco innovatori”, scherza, ma nemmeno troppo, un altro ragazzo che alle elezioni ci ha messo la faccia, Davide Leone-.

“Questa è una mozione che presenta un’idea di partito dal basso”, aveva già chiarito in premessa Antonio Grassi che ha rimproverato a Salvatore Capone (responsabile provinciale) Sergio Blasi (segretario regionale), “la candidatura calata dall’alto del candidato sindaco” come paradigma del modo di procedere verticistico che caratterizza la gestione e la vita del partito. Massimiliano Ariano ha sottolineato “che ora esiste lo spazio di quella scelta veramente libera che, invece, fino ad oggi è stata inibita”.  Citando Vasco Rossi, insomma, nel Pd leccese c'è chi dice no.

Alla presentazione della mozione congressuale hanno partecipato anche il coordinatore cittadino pro tempore, Alfonso Rampino, e il capogruppo del Pd a Palazzo Carafa, Paolo Foresio che ha detto di guardare con interesse alla proposta di rinnovamento di cui Alessandra Pinto si vuole fare interprete.

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