Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Nuova gabella dal consorzio di bonifica. Per Mangione “stangata insostenibile”

Con provvedimento adottato nel mese di aprile, il consorzio di bonifica "Ugento e Li Foggi" ha predisposto, in applicazione della legge regionale 12 del 21 giugno 2011, un piano di riparto delle spese consortili del 2012

VERNOLE - Con provvedimento adottato nel corrente mese di aprile, il consorzio di bonifica “Ugento e Li Foggi” ha predisposto, in applicazione della legge regionale 12 del 21 giugno 2011, un piano di riparto delle spese consortili del 2012 inviato ai comuni per la pubblicazione all’albo pretorio, il tutto finalizzato alla individuazione delle aree e delle ditte da assoggettare a contribuzione.

“Nonostante la crisi economica e le gravissime difficoltà in cui versa l’agricoltura meridionale, pugliese e salentina in particolare – spiega il sindaco di Vernole, Mario Mangione -, una nuova stangata è, dunque, in vista per i proprietari di appezzamenti di terreni e per gli agricoltori. Da un primo esame esperito, l’amministrazione comunale ha peraltro rilevato una diffusa genericità effettuata dagli estensori del Piano di classifica per il riparto delle spese consortili, essendovi inclusa la quasi totalità del territorio, parte della quale non suscettibile di interventi di bonifica e quindi da escludere dalla contribuzione anche in applicazione della recente Legge regionale, nonché aree nelle quali nessun intervento di bonifica è stato mai realizzato ovvero è in programma di realizzazione”.

Il comune di Vernole, con lettera raccomandata anticipata in data odierna, ha formalmente rilevato tali circostanze al commissario straordinario del Consorzio di bonifica “Ugento e Li Foggi”, Giuseppantonio Stanco, proprio per interrompere i termini prescrittori repentinamente imposti dallo stesso Consorzio con la pubblicazione agli albi per il periodo dal 26 aprile all’11 maggio 2012.

“È una stangata economico-finanziaria che l’agricoltura salentina non può reggere – ha affermato Mangione -. Le campagne sono in gran parte in stato di abbandono, costituendo per le ditte non più fonte di reddito, ma solo gravoso cespite da cui attingere per riscuotere tasse e tributi non più sostenibili”.

“Si rende necessario – prosegue - che le istituzioni interessate pongano attenta riflessione sulle conseguenze che la reintroduzione di questa antica gabella può portare nel contesto economico e sociale pugliese e salentino, anche in considerazione che poi l’eventuale omesso versamento del tributo da parte dei cittadini comporterà la iscrizione a ruolo esattoriale e la esazione coatta da parte di Equitalia”.

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