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Il consigliere Andrea Guido.

Il consigliere Andrea Guido.

Telecamere in asili e case di cura. Polemiche per la mozione respinta

La proposta della minoranza è stata bocciata. Il sindaco spiega che non esiste una legge di riferimento né nazionale né regionale, come in Lombardia

LECCE – Il centrodestra leccese protesta per la mancata approvazione, nel consiglio comunale di ieri, della mozione presentata da Andrea Guido per l’installazione di videosorveglianza negli asili, nelle scuole di infanzia e nelle case di cura.

La proposta, infatti, è stata respinta dalla maggioranza: la votazione, su 24 presenti, ha visto i voti contrari prevalere per 13 a 11 (si è espresso a favore anche il consigliere del M5S). Il tema non è nuovo ma si presenta ciclicamente a livello nazionale tanto che una proposta di legge è ferma da tempo in Senato e per ridare impulso all'iter Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno rilanciato una raccolta firme.

L’ex assessore all’Ambiente, in una nota stampa, sintetizza la discussione andata in scena ieri a Palazzo Carafa: “Con il sostegno di tutta l’opposizione proponevo di installare sistemi di video sorveglianza a circuito chiuso con immagini cifrate negli asili pubblici comunali (nido e scuole per l’infanzia) e con divieto di accesso alle registrazioni salvo in caso di notizia di reato. Proponevo, inoltre, di predisporre forme di incentivo attraverso defiscalizzazione di tributi comunali per tutti gli asili e le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali che avrebbero deciso di utilizzare detti sistemi di videosorveglianza, nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, di concerto con le organizzazioni sindacali e previo consenso degli interessati o dei loro tutori se minorenni o incapaci”.

“Una bella iniziativa – prosegue Guido -. Utile. Assennata. Rispettosa della privacy. Eppure la maggioranza di Palazzo Carafa, arrampicandosi sugli specchi, senza riuscire a dare una spiegazione plausibile, ha deciso di votare contro. Forse solo per semplice presa di posizione contro di noi. Per principio”.

Il sindaco, prima della votazione finale, ha preso la parola e ha suggerito a Guido di ritirare la mozione perché la mancanza di una legge a livello nazionale “non consente autonome determinazioni delle amministrazioni comunali, indipendentemente da come la si pensi. O questi atti impegnativi innescano una possibilità concreta di assunzione di responsabilità rispetto alla scelta oppure non hanno ragion d’essere se non quella di voler, anche con motivazioni interessanti, impegnare il consiglio in una discussione politico-culturale. Avendo contezza tutti noi che non esiste una norma nazionale che consenta l’attivazione di telecamere e che il richiamo all’esempio della Lombardia fa riferimento ad una legge regionale che noi in Puglia non abbiamo, non possiamo esprimerci”.

Il link per rivedere il dibattito in consiglio (da 1:04:50 a 1:51:48)

Ma il primo cittadino non si è sottratto alla sostanza del dibattito: “É evidente che la tutela di un minore in classe da eventuali atteggiamenti di prepotenza e intimidazione da un docente, riguarderebbero non solo asili e scuole di infanzia, ma anche le scuole medie, quelle superiori fino alla maggiore età. Capite che si apre uno scenario che non si può portare a sintesi. Non è che una norma non è stata approvata per lo spirare della scorsa legislatura, perché è evidente che si tratta di una questione enormemente complessa dal punto di vista culturale, educativo e pedagogico. L’introduzione di una telecamera nel processo di apprendimento e insegnamento determina una alterazione completa del processo educativo. È la stessa ragione per la quale anche in classe si impedisce si impedisce l’uso dei telefonini ai bambini, non solo per preservare la concentrazione, ma anche per impedire che l’utilizzo della telecamera del telefonino introduca elementi impropri”.

I segretari cittadini di Lega (Mario Spagnolo), Fratelli d’Italia (Antonio Mazzotta) e Forza Italia (Cristian Sturdà), non accettano la posizione della maggioranza, definita fumosa e strumentale: “Ai consiglieri di maggioranza teniamo a ribadire che non ci sarebbe stato nessun ‘Grande Fratello’: la nostra proposta prevedeva telecamere a circuito chiuso, capaci di registrare immagini criptate e cifrate, che sarebbero state messe a disposizione dell’Autorità Giudiziaria solo nel caso di presunti casi di cronaca, e previa denuncia di reato. Purtroppo non si è riusciti, nemmeno stavolta, ad andare oltre gli steccati ideologici, voltando le spalle a oltre mille cittadini che già avevano sottoscritto la proposta lanciata da tutto il centrodestra poche settimane fa”.

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