Scarichi a mare e depuratore a Porto Cesareo. “A rischio ambiente e fondi”

Dura presa di posizione dei consiglieri neritini Natalizio, Maccagnano e Mellone sul bando di gara di Aqp per i lavori della rete fognaria e del depuratore cesarino. "Un rischio confermare il progetto bocciato dal Tar. Serve altro sito"

Mino Natalizio.

NARDO’ – La battaglia contro lo scarico dei reflui fognari nel mare del litorale di Torre Inserraglio e dell’area marina protetta di Porto Cesareo. Una priorità che torna a galla dopo la riunione tecnica del maggio scorso in quel di Bari per l’impianto di Nardò, ma non solo. Oltre al rischio ambientale (sul quale muove da tempo la mobilitazione di cittadini, ambientalisti, e la manifesta contrarietà del Comune di Nardò di realizzare la condotta sottomarina con recapito finale della sua piattaforma depurativa lungo il litorale ionico) c’è da tenere sotto stretta osservazione anche la possibilità di perdere il finanziamento Por Puglia 2000/2006 - Fondo Fesr relativo all’intervento che riguarda la raccolta, trattamento e smaltimento delle acque reflue di Porto Cesareo. Una questione sollevata in queste ore dai consiglieri comunali di Noi per Nardò, Mino Natalizio e Paolo Maccagnano e da Pippi Mellone per Andare Oltre, alla luce del recente bando di gara che l’Acquedotto pugliese ha indetto per dare esecuzione al progetto per la realizzazione dei lavori per la fognatura nera, l’adeguamento dell'impianto di depurazione e la costruzione del collettore emissario a servizio dell'abitato di Porto Cesareo.

Secondo i rilievi mossi da Natalizio e dagli altri consiglieri neritini “l'acquedotto pugliese, pervicace nel sostenere tale progetto senza aspettare gli esiti del giudizio in corso, rischia di assumersi la responsabilità di far perdere il finanziamento Por per l’intervento di raccolta, trattamento e smaltimento delle acque reflue di Porto Cesareo". Il tutto sarebbe esplicitato nella dicitura dello stesso bando di gara indetto lo scorso 6 giugno, nel passaggio sottolineato dagli stessi consiglieri, in cui lo stesso Aqp indica che “l'aggiudicazione dell'appalto è subordinata all'esito positivo del giudizio pendente davanti al Consiglio di Stato”. Giudizio che riguarda proprio l'ubicazione stessa dell'impianto, e che è stato instaurato tra il Comune di Porto Cesareo e alcuni privati proprietari di aree limitrofe a quelle dell'impianto depurativo.

E in effetti, è il caso di rammentare, che il Tar Lecce si è già pronunciato a favore dei proprietari che avevano proposto il relativo ricorso e, quindi, contro la localizzazione dell'impianto depurativo nel sito attualmente individuato. Sentenza poi appellata dal comune di Porto Cesareo, Aqp e Regione Puglia al Consiglio di stato. “Ci chiediamo, pertanto” dicono all’unisono Natalizio, Maccagnano e Mellone, “nel caso di una pronuncia del Consiglio di stato che sopravvenga allo spirare del termine per la realizzazione dell'impianto, come previsto per il conseguimento del finanziamento, che confermi la sentenza resa dal Tar, a chi dovrà rispondere l'Aqp dell’eventuale perdita del finanziamento? Questo senza contare che, a parer nostro, alla luce del contenzioso sfavorevole di primo grado, il dar seguito al progetto così come ubicato ed al proseguo del bando di gara verrebbe a determinare un pregiudizio economico, dovuto non solo agli oneri per le spese di gara, ma anche per lo sviamento di uomini e mezzi impegnati in una simile attività, per la quale la stazione appaltante potrebbe essere chiamata a rispondere in sede contabile”.

Secondo i rilievi dei consiglieri neritini quindi insistere nel voler realizzare i lavori in quella contestata localizzazione sarebbe una scelta infelice. E alquanto rischiosa. E che non porterebbe alla soluzione sperata di realizzare un efficiente rete fognate e depurativa per Porto Cesareo così come resterebbe imbrigliata la salvaguardia del tratto costiero di pregio tra Nardò e Porto Cesareo e il problema degli scarichi dei reflui. “Non essere stati in grado di trovare una soluzione alternativa a quella proposta, contrastata e censurata, persino in sede giudiziale, della rifunzionalizzazione  del depuratore di Porto Cesareo per, poi, scaricare i reflui fognari prodotti, nello stesso recapito finale di quelli di Nardò, cioè, nel mare di Torre Inserraglio, rischia di peggiorare una situazione già critica” ammoniscono i consiglieri.

Non meno problematica resterebbe la situazione in caso di fallimento di tale procedura. “Ancor meno percorribile sarebbe la possibilità che la Regione  e l'Aqp” concludono Natalizio, Maccagnano e Mellone, “in caso di fallimento di questo progetto, possano far  confluire i reflui di Porto Cesareo direttamente nel depuratore di Nardò, con un carico di reflui da trattare esorbitante soprattutto nel periodo estivo, seppur potenziandolo, in considerazione che, in tal caso, l'opposizione dei cittadini  e ambientalisti che lottano per la tutela e salvaguardia del territorio  sarebbe serrata. Tutti accomunati dalla convinzione che un  progetto,  che prevede anche una condotta a mare per lo smaltimento finale dei reflui, a nostro avviso, e non solo, di una lunghezza insufficiente ad assolvere il suo compito, rappresenti un rischio concreto per il nostro mare incoronato tra i più belli e ricchi di biodiversità d'Italia”. 

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