Cambi in giunta a tre mesi dallo stop. Gabellone difende la sua gestione in Provincia

L'annuncio della sostituzione di due assessori ha scatenato dure polemiche. Per il Pd si tratta di un colpo di mano di Forza Italia, per il presidente di un normale avvicendamento. "Stabilità e continuità nell'interesse della cosa pubblica"

Palazzo Adorno, dove si riunisce la giunta provinciale.

LECCE – Fuori Filomena D’Antini Solero e Marcella Rucco, dentro Nunzia Brandi e Fernanda Metrangolo. L’avvicendamento in giunta provinciale annunciato ieri dopo un lungo travaglio ha scatenato un fiume di polemiche perché tra pochi mesi le Province dovrebbero essere abolite. Quale la necessità, dunque di una sostituzione a due passi dai titoli di coda?

Giochetti di potere e di partito per serrare le fila dei fedeli di Raffaele Fitto, sostiene il segretario regionale del Partito democratico, Sergio Blasi. La necessità di lasciare il territorio salentino con riferimenti istituzionali “sino a quando non sarà ben chiaro chi e che cosa subentrerà ai compiti e agli ambiti operativi delle Province”, replica il presidente Antonio Gabellone per il quale ieri non si è dato luogo ad un rimpasto ma a un passaggio di consegne seguito a dimissioni volontarie.

Tecnicismi, direbbe qualcuno: si fa fatica a comprendere il senso di un doppio e contestuale passo indietro a una manciata di settimane dalla calata del sipario. Che con l’avvento del governo di Matteo Renzi diventa politicamente ineludibile.  Con l’ultima diatriba a Palazzo dei Celestini, le ragioni della politica si allontanano dal senso comune, one more time.  

Blasi non ha perso l’occasione per l’affondo. Secondo l’ex sindaco di Melpignano il turn-over è figlio degli appetiti di Forza Italia consolidati attorno alla figura di Fitto. “Già in altre occasioni con il governo di Gabellone la Provincia di Lecce è stata usata come serbatoio di incarichi o come tavola imbandita per gli appetiti dei micro politici della destra salentina. In questo modo un’istituzione che negli scorsi decenni ha segnato l’identità e l’orgoglio di un territorio oggi è arrivata a rappresentarne la faccia peggiore. Davvero un risultato imbarazzante per il centrodestra salentino e per il suo segretario”.

Antitetica la prospettiva di Gabellone, che è anche coordinatore provinciale di Fi, per il quale I valzer di poltrone che suscitano lo sgomento di Blasi altro non sono che i quattordici cambi di assessore delle amministrazioni provinciali Ria e Pellegrino. Facendo le proporzioni con il numero degli assessori presenti negli ultimi governi a guida Pds-Ds-Pd solo uno ogni due è sopravvissuto alla tagliola dei rimpasti, delle rimodulazioni, degli allargamenti di maggioranza, delle fibrillazioni”.

Fatta questa premessa il presidente della Provincia ricostruisce i quasi cinque anni di governo. Il primo avvicendamento è stato quella tra Salvatore Perrone, uscente, e Salvatore Polimeno: “Una staffetta stabilita a inizio legislatura in una lista civica collegata alla mia maggioranza”. Nel 2013 Gianni Stefàno, eletto sindaco di Casarano, si dimette dalla giunta pur non essendoci ufficiale incompatibilità; al suo posto Renato Stabile

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“Nella sostanza, freddi numeri alla mano, chiuderò la legislatura con zero cambi in giunta per oltre metà mandato, il primo cambio dopo due anni e sette mesi, divenuti due dopo quatto anni e quattro negli ultimi mesi. Ho sostanzialmente assicurato e mi sono fatto garante, nella realtà dei fatti, di stabilità e continuità nel governo della cosa pubblica”. 

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