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Salvatore Capone

Salvatore Capone

Pd, altolà del segretario provinciale ai dirigenti: “Così fate male al partito”

Salvatore Capone interviene sulle polemiche a mezzo stampa che non accennano a placarsi, ma anche sulla situazione finanziaria e sulle ipotesi di candidature per le prossime elezioni politiche circolate in questi giorni

LECCE – Pubblichiamo un lungo intervento di Salvatore Capone, segretario provinciale del Partito democratico, in questi giorni al lavoro per ricostituire da zero la segreteria provinciale ed assegnare gli incarichi tematici. Il massimo responsabile salentino del Pd dice basta alle polemiche interne che stanno imperversando sulle pagine dei giornali, anche dopo l’epilogo unitario dell’ultima assemblea provinciale ed accusa gli amanti dei riflettori mediatici di temere gli spazi istituzionali di discussione.

Il dibattito, apertosi negli ultimi giorni sulla stampa, rischia di offrire all’opinione pubblica un’immagine distorta, e direi alquanto negativa, del Partito Democratico salentino. Lo spettacolo che sta andando in scena rattrista molto, perché quello che sembrerebbe essersi del tutto perso è quel “senso di comunità” che dovrebbe riscaldare gli animi di chi condivide valori, idee e un progetto politico comune.

A volte si ha come l’impressione che ci si trovi di fronte ad un piccolo cenacolo di pochi eletti, i soli a saperne di “alta politica”, che, tra forbite disquisizioni, indici puntati e sospetti reciproci, ritengano che il loro compito sia di “spiegare” cosa andrebbe fatto, cosa si sarebbe dovuto fare, quali errori sono stati commessi, quali passi gli “altri” dovranno compiere. Per fortuna che, poi, girando per il territorio (chi lo fa), in cui si incontrano i segretari di circolo, gli amministratori, gli iscritti, i militanti o i semplici simpatizzanti, ci si rende conto che “quella comunità”, invece, esiste.

Una comunità viva e appassionata, una comunità distante anni luce da stili e metodi che hanno gambe e respiro corti, una comunità che assiste con sdegno alle rappresentazioni che sulla stampa emergono di un partito in cui, nonostante tutto, continua a credere. Sono i territori la vera forza, la vera anima, il vero cuore di questo partito, totalmente estranei alle esternazioni di singoli “alti” dirigenti che, da quanto appare sulle pagine dei giornali, danno solo l’impressione di ridurre la dialettica a una disperata lotta per la sopravvivenza politica.

Ma è evidente che un partito popolare come il nostro, forse l'ultimo rimasto, non può ridurre gli spazi del confronto a questo. Ed è proprio questo che la nostra comunità non comprende: perché il dibattito politico debba procedere, a parte rare eccezioni, su un binario parallelo, rispetto ai luoghi e alla discussione interna e in modo completamente avulso dalla realtà circostante?

È come se ad essere temuti siano proprio gli spazi di discussione e confronto interni che nel nostro partito, a differenza di altri, non mancano. Sembrerebbe quasi che per qualcuno i riflettori mediatici rappresentino un “pulpito” più confortevole di quelli delle assemblee di partito, quasi al riparo da un confronto diretto con la comunità che siamo chiamati a rappresentare. Altro tema che sembra appassionare molto è, poi, quello della situazione economica.

Questa è ormai nota a tutti e, come ha ben spiegato il nostro tesoriere, si tratta di una concomitanza di contingenze negative che ha determinato una sofferenza momentanea di liquidità che siamo certi di riuscire a risolvere al più presto, nei modi e nei tempi che stiamo già definendo insieme con gli eletti.

Modi e tempi a cui nessuno potrà sottrarsi; una situazione di sofferenza che, oltretutto, è stata prodotta, in buona parte, proprio dagli stessi che oggi tentano di specularci su. Del tutto stucchevole mi sembra, invece, il dibattito sulle candidature alle prossime elezioni politiche.

Vorrei ricordare a me stesso e agli altri che, in merito a questo argomento, il nostro segretario nazionale, Pierluigi Bersani, ha chiaramente indicato come, a prescindere dalla legge elettorale con cui si andrà a votare, le candidature saranno, comunque, conquistate sul campo, eventualmente con le primarie, con la esclusiva forza delle proprie idee, della proprie competenze, del radicamento e delle proprie capacità. In altre parole, il consenso andrà ricercato proprio all'interno di quella comunità che in questi giorni si sta, invece, sacrificando per un po’ di ribalta mediatica.

L'ultima Assemblea provinciale ha definito in maniera esplicita, e pressoché unanime, la rotta che il partito, quello vero, intende seguire. Il lavoro che abbiamo davanti, e per il quale ci siamo dati appuntamento in un'apposita Conferenza organizzativa programmatica, è tutto rivolto a seppellire definitivamente lingue non più praticabili in un partito aperto e forte. A tal proposito, senza alcuna esitazione, in questi giorni sono impegnato a rinnovare la Segreteria provinciale e le responsabilità tematiche, con un coinvolgimento diffuso del gruppo dirigente sul territorio.

È giunto il momento di dire basta: così si fa solo del male al Partito Democratico. Il nostro obiettivo, al contrario, deve essere quello di elaborare una lingua nuova, più viva che mai, capace di parlare al mondo del lavoro, delle imprese, dell'associazionismo e a tutta la nuova platea del disagio che la crisi quotidianamente tende ad allargare.  Una lingua, in breve, capace di parlare a quel 99% della società nuova che questo periodo di transizione globale di portata epocale sta definendo.

Quella società che nei discorsi di quell’1% di “notabili”, compresi quelli geneticamente rigenerati, continua ad essere del tutto assente, concentrati, come sono, sui loro rigurgiti politicisti di un tempo ormai trapassato, di cui il partito vero farebbe molto volentieri a meno. La politica, quella in cui credo, è servizio ai cittadini, speso con amore ed impegno.

Abbiamo una missione : ricostruire il partito dei tanti, dove discussione e confronto sono strumento per decidere il futuro del PD e non dei destini personali, del suo radicamento e dell’apertura alla società e al territorio. Il dopo-voto segna una stagione politica che è finita ed un’agenda futura molto impegnativa per costruire il Partito Democratico che ho sempre sognato, in cui, se si vuole, c’è lavoro per tutti.

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