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Scelte coraggiose e investimenti nella ricerca: la richiesta dei precari Cnr a Conte

"Fondi del governo utili solo a mille e 300 persone. Restano fuori dal processo di processo di stabilizzazione altri mille ricercatori": così scrivono i lavoratori in una lettera aperta al premier

In foto: il flash-mob dei precari del Cnr

LECCE - I lavoratori precari del Consiglio Nazionale delle Ricerche chiedono una mano al premier Giuseppe Conte. In occasione della sua visita, programmata per domani 24 marzo, alla sede del Cnr di Ecotekne, i ricercatori gli hanno inviato una lettera aperta che riassume le loro istanze: precariato, concorrenza, al ribasso, mancati investimenti e via dicendo.

Di seguito riportiamo il testo della missiva: “Il Consiglio nazionale delle ricerche è il più importante ente pubblico di ricerca del nostro Paese, da sempre un’indiscussa eccellenza. Questi ultimi dieci anni ci raccontano un pericoloso corto circuito tra la politica della ricerca e il sistema della ricerca. L’accelerazione del ricorso a bandi esterni per recuperare i finanziamenti ha provocato un significativo cambiamento paradigmatico nei meccanismi di collaborazione, fondamento della comunità tra pari, vedendoci sempre più travolti in una spirale competitiva al ribasso.

L’attività di ricerca, al contrario, è un “commercio” di idee in un mercato davvero libero, privo di ostacoli finanziari e burocratici che impediscano la formazione di massa critica e la visione di medio – lungo periodo. La politica, allora, deve avere la forza e soprattutto il coraggio di entrare in questi processi e non anestetizzarsi sui numeri.

È necessario avere il coraggio di tornare a parlare di investimento pubblico in ricerca e sviluppo, parole ormai scomparse dal vocabolario della politica degli ultimi dieci anni e dal suo prossimo orizzonte. Tale investimento è la prospettiva più lungimirante per il rilancio del nostro Paese.

Le misure dedicate al superamento del precariato storico nella pubblica amministrazione (decreto legislativo 75/2017) e, quindi, negli enti pubblici di ricerca, hanno rappresentato negli ultimi mesi una potenziale boccata di ossigeno per centinaia di lavoratori e per il nostro ente.

I fondi stanziati dal precedente governo ed incrementati e vincolati dall’attuale, hanno permesso il riconoscimento e l’indubbia utilità del lavoro che svolgiamo e la necessità di garantire la giusta dignità lavorativa.

Lo hanno permesso, però, solo a mille e 300 persone. Restano fuori dal processo di processo di stabilizzazione altri mille ricercatori, risultati peraltro idonei a procedure concorsuali.

Il riconoscimento del lavoro svolto da tutto il personale coinvolto, oltre a rispettare i principi della “Carta europea dei ricercatori”, è fondamentale per aumentare stabilità, efficienza e attrattività del Cnr nelle sfide di competitività internazionale. Siamo fermamente convinti che non esista alcun investimento migliore di quello riguardante le risorse umane e la necessità di garantire un lavoro stabile a centinaia di validi ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi.

Per dare compimento a tale processo sono necessarie ulteriori risorse economiche e, allo stesso tempo, è necessario che il nostro ente utilizzi tutti i fondi dedicati alla stabilizzazione del personale. Interrompere questo cambiamento di prospettiva significherebbe perdere la partita a tavolino. Rivolgiamo un appello a lei, presidente, certi che possa fare da tramite con gli altri organi di governo del Paese affinché ascoltino le nostre richieste".

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