Mercoledì, 16 Giugno 2021
Politica

Scontro di tessere o di idee al congresso? I dubbi del Pdl

Dopo l'ufficializzazione delle candidature di Congedo e Gabellone, il partito berlusconiano in provincia s'interroga sulla prospettiva della "nuova fase". Ci si chiede se le opzioni aprano al cambiamento atteso dalla base

LECCE - Fuori i candidati, ora tocca al congresso. Nel giro di poche ore, ieri, il Pdl salentino ha identificato ufficialmente i volti di chi dovrà condurre il partito in provincia nella “nuova fase”. Nomi, peraltro, noti già da un paio di settimane, ma sui quali, nella logica un po’ ruffiana della politica, si è fatta la solita pretattica. Sarà, dunque, Congedo contro Gabellone, con alle spalle rispettivamente Roberto Tundo e Francesco Bruni, candidati come vice dei duellanti per il coordinamento.

E, alla luce di questa proposta, viene da chiedersi se si tratterà di uno scontro di numeri, giocato sotto banco tra i leader di correnti, Raffaele Fitto ed Alfredo Mantovano, nell'ottica del riposizionamento interno delle vecchie quote tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, oppure di un confronto di idee. La risposta alla domanda è la chiave del futuro del Pdl salentino. Che il partito berlusconiano non voglia più essere liquido ed arioso (svoltando rispetto all’originale modello leaderistico, tutto predellino e gazebo), appare evidente. Non solo, per la voglia di strutturarsi sul territorio e ritrovare sintonia con la base, ma per necessità, visto il tracollo di consensi che il Pdl vive in questa fase e le avvisaglie di “fughe in avanti”, caldeggiate dallo schema Monti.

Per capire quanto questa possibilità sia concreta, non c’è bisogno di guardare a Roma, ma basta osservare quel che si prospetta in Puglia, con Ferrarese ed Emiliano. Il primo ha caldamente aperto ad un rilancio del suo “laboratorio centrista” che metta assieme il Pd, già presente nella sua amministrazione, con gli scontenti del Pdl; il sindaco di Bari ha lanciato anzitempo una lista pro regionali, in cui far spazio anche alle personalità della destra nella società civile in convivenza con storie politche agli antipodi (simile in fondo al Pd veltroniano del "ma anche").

Non solo, visto che Emiliano ha invitato lo stesso ex ministro Fitto, in caso di “ripensamenti” ad aggiungersi al progetto. E c’è già chi, nel teatro degli scenari dell’assurdo, pensa ad una sfida incrociata alle prossime regionali tra lo stesso Emiliano e Ferrarese. Fantapolitica? Può darsi, ma vedendo quanto accaduto in Italia, nel recente passato, “impossibile is nothing”.

Tornando al Pdl salentino, gli scenari sono differenti ed interessanti: c’è chi intravede il confronto tra la gestione filo-democristiana del partito (ma gli ex-forzisti sono un misto di più tradizioni politiche, da quella liberale a quella socialista, filo craxiana, a quella, appunto, della Dc) e l’idea della destra ex Movimento sociale (anche qui, una forzatura riduttiva, in quanto il gruppo di Mantovano ha sempre rappresentato un’anima più centrista, del moderatismo cattolico anche in seno alla destra storica). Ad onor di cronaca, c’è il riscontro che la componente mantovaniana sia stata la prima, all’epoca raccogliendo dure critiche in seno ad An e con una dolorosa scissione, a presentare con “La Città”, una proposta che poi si è radicata nazionalmente in quello che è stato il Pdl.

Il punto nevralgico da chiarire è proprio quello della cosiddetta “nuova fase”: perché se l’attenzione ai territori, il coinvolgimento della base e il “ricambio” fossero le richieste, pervenute dai simpatizzanti, Congedo e Gabellone rischiano di non incarnare totalmente questa proposta. Sono entrambi, infatti, soggetti che siedono in postazioni importanti dell’amministrazione regionale; con impegni istituzionali primari, rischiano di ridurre il loro alla rappresentanza politica, delegando tutto il resto ai loro vice. Allora, perché non far candidare direttamente Tundo e Bruni?

E se Congedo e Gabellone vengono visti come i “delfini” di Mantovano e Fitto, che si rigiocano sulle tessere la primizia nella gestione del partito, spostando tutto, in fondo, ad un equilibrio di numeri, verrebbe da chiedersi cosa ci sia di tanto differente rispetto a quanto accaduto finora.

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