Giovedì, 23 Settembre 2021
Politica

Tra veti e primarie non si sbroglia il "caso Puglia"

Regionali: Nel Pd ancora scontro tra le due anime del partito, mentre Boccia e Vendola si fronteggiano sulla necessità delle primarie. Sabato, nell'assemblea regionale, si andrà alla conta dei voti

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BARI - Pazza Puglia. Mentre in tutte le regioni, gli schieramenti hanno pressoché sciolto i dubbi su candidature ed alleanze, in Puglia nessuno sembra poter dormire sonni tranquilli in una situazione che ha assunto i contorni di un vero e proprio caso nazionale. Riflettori puntati ovviamente sul centrosinistra e sul laboratorio pugliese Udc-Pd praticamente naufragato, prima ancora di partire: non c'è incontro distensivo o dichiarazione chiarificatrice che serva a ricompattare le parti.

Da un lato, Vendola ribadisce la ferma convinzione ad essere della partita: senza primarie, non si fa da parte; dall'altra, Francesco Boccia, candidato (ma si fatica a capire se ufficiale o ufficioso) del Pd, insiste sulla necessità di andare oltre il vecchio centrosinistra, per non perdere l'accordo con l'Udc, anche perché Vendola, di suo, sarebbe un candidato debole. Pierferdinando Casini sembra in preda ad un'orticaria fastidiosa, ogni qual volta sente ronzare tra le orecchie la parola "primarie", mentre Massimo D'Alema, il regista occulto del disegno grottesco e fallimentare, che sta spaccando il Pd in Puglia, ma anche a livello nazionale, si finge all'insaputa di tutto, nascondendo l'imbarazzo sotto lo storico baffo.

Il caos è servito e le primarie continuano ad essere, al di là dei musi lunghi di alcuni esponenti di spicco del Pd, l'unica soluzione percorribile per evitare il dissesto di una coalizione, particolarmente usurata dai dubbi di questi mesi e dai rovesciamenti di fronte. Sembra averlo compreso anche Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, che, dopo mesi, di tentennamenti sul nome di Vendola, al termine di un incontro a Montecitorio, ha dato la propria disponibilità affinché si acceleri il processo che porta dritto alle primarie di coalizione, pur di giungere ad avere un solo candidato per il centrosinistra.

D'Alema afferma di non starci capendo nulla del caso Puglia: ma venerdì, potrebbe partire alla volta di Bari, per prendere parte alla riunione regionale del Pd. Una notizia non proprio accolta con entusiasmo dall'assemblea: ogni volta che D'Alema scende in Puglia e detta la sua linea, sembra che un altro pezzo di partito si sfaldi.

Sabato, dunque, allo Sheraton di Bari, sarà il giorno della conta, tra chi nel Pd sosterrà Boccia e l'Udc e chi preferirà appoggiare Vendola: la scelta della segreteria regionale è quella di spostare il dibattito più che sui nomi e sul metodo delle primarie, sull'opzione di fondo che vorrà imboccare il partito, con un documento in aula, su cui i delegati dovranno esprimersi apertamente. Nello specifico, verrà richiesto all'assemblea di scegliere se accogliere o meno l'allargamento all'Udc.

Dalle indiscrezioni, risulta che i 25 delegati dell'area Franceschini voteranno per le primarie, mentre tra i 64 bersaniani, molti sarebbero favorevoli ai gazebo. In mezzo, l'area Emiliano, con 38 delegati, ed una linea politica ancora poco chiara: il sindaco di Bari ha chiesto ai suoi di votare a sostegno della coalizione con l'Udc, per la compattezza del partito, anche se le bocche saranno rigorosamente cucite sino a sabato. L'appello dei maggiori esponenti regionali al dibattito sereno e democratico e all'unità del partito potrebbe fortemente cozzare proprio contro lo spirito da minuzioso conteggio delle posizioni in campo.

Intanto anche nelle altre forze di centrosinistra, c'è fermento: si è riunito a Bari il comitato politico regionale dei comunisti italiani, approvando la relazione e le conclusioni del segretario regionale, Giuseppe Merico, e il documento in cui si evidenzia "preoccupazione per lo stato del confronto tra le forze politiche di sinistra, progressiste e democratiche, per la costruzione di una possibile alleanza alle prossime regionali".

Il Pdci ha criticato la "deriva plebiscitaria, populista, presidenzialista e personalistica", cui anche la Puglia, "nonostante un Presidente di sinistra, non si è sottratta". Il risultato di questa deriva è, secondo il documento, "un bilancio di realizzazioni modesto, comunque al disotto delle promesse e delle aspettative suscitate", "l'esplosione di una questione morale in relazione alla gestione della spesa pubblica, orientata a mantenere un sistema di potere e di costruzione del consenso, con politiche di favore verso gruppi finanziari, imprenditoriali, grandi professionisti", la "rottura della coalizione che ha dato vita alla stagione entusiasmante della 'primavera pugliese', attraverso il non coinvolgimento nel governo prima e l'estromissione poi dalla stessa maggioranza delle forze, quale la nostra, che hanno mantenuto un punto di vista critico".

I comunisti italiani, nonostante la critica a qualsiasi modello trasformista, hanno dato disponibilità a ricercare "un'intesa con le altre forze della sinistra e democratiche per un nuovo inizio ed un'alleanza che impedisca alla destra più retriva di riconquistare la Puglia".

Pdl: domani il nome del candidato? Torna ad echeggiare il nome di Dambruoso.

Acque non meno agitate nel Pdl, dove domani potrebbe essere il giorno della svolta per la designazione del proprio candidato alle regionali. Dopo le ipotesi dei giorni scorsi, sembra essere tornato in auge il nome del magistrato barese, Stefano Dambruoso, fortemente sponsorizzato dai vertici nazionali e dal sottosegretario agli Interni, Alfredo Mantovano.

Tuttavia, tra i consiglieri regionali del Pdl, montano i malumori, nella convinzione che, viste le evoluzioni politiche di questi mesi, Dambruoso, a cui vengono riconosciute grandi capacità, non rappresenti più il candidato ideale, per la sua oggettiva difficoltà ad essere presentato sul territorio in poco tempo. Ma il vero motivo dell'ammutinamento dei consiglieri regionali sta nel voler far quadrato intorno al nome di Rocco Palese, che resta il rappresentante più apprezzato dal centrodestra per la corsa a Viale Capruzzi, sia per la sua esperienza, sia per il suo radicamento territoriale.

L'ipotesi, però, caldeggiata sotto banco dal centrodestra sarebbe quella di candidare il vice coordinatore regionale, Antonio Distaso, rientrato dopo qualche mese di esclusione, nel toto candidature, con ottime possibilità di spuntarla in volata sugli altri pretendenti.


Oscuro al momento il capitolo Adriana Poli Bortone: da possibile candidata riappacificata col Pdl, a candidata in solitaria, ad alleata attendista, il destino politico della senatrice appare piuttosto altalenante in queste ore. Il Pdl continua a ribadire l'intenzione di chiudere un accordo con Io Sud, ma restano le distanze.

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