"Via i cassonetti per la raccolta porta a porta"

Lecce sporca: secondo Rotundo "la città si trova in uno stato di emergenza che non ha precedenti, una vera e propria Caporetto politica e amministrativa, i cui costi saranno pagati dai cittadini"

"Un colossale fallimento che ha catapultato Lecce in uno stato di emergenza che non ha precedenti, una vera e propria Caporetto politica e amministrativa, i cui costi saranno pagati caramente dai cittadini". E' quanto emerge dall'analisi sulla raccolta rifiuti a Lecce da parte del capogruppo all'opposizione dell'Unione Antonio Rotundo, il quale, parlando di un "fallimento politico e gestionale", chiede una svolta del sistema di gestione rifiuti urbani adeguato ad una città votata principalmente al turismo proprio per le sue peculiarità, artistiche e culturali, e la convocazione del consiglio comunale. Ma nel frattempo propone una soluzione: il sistema di raccolta "porta a porta spinto". In altre parole, via i cassonetti e le "campane" dalle strade, "costringendo" così i cittadini a differenziare in casa i rifiuti per poi consegnarli direttamente alla ditta che si occupa della raccolta.

"Il nuovo appalto - spiega Rotundo - che ha avuto inizio ad aprile del 2006, era stato presentato dall'ex sindaco Poli Bortone come innovativo e di respiro europeo. Come un servizio che avrebbe aumentato la raccolta differenziata, il decoro e l'igiene di Lecce e degli altri otto comuni appaltati, Surbo, Lizzanello, Cavallino, Salice, Squinzano, San Cesario, Vernole e Melendugno. Nei fatti alla gara ha partecipato un unico concorrente - aggiunge - dimostrando in questo modo che la scarsa attrazione e il poco interesse suscitato nel mondo delle imprese del settore".

Rotundo si sofferma poi sui risultati, che, a suo dire, si sarebbero dimostrati da subito deludenti e disastrosi, addirittura peggiorativi rispetto al vecchio servizio. "E' sotto gli occhi di tutti - dice - che la città non è stata mai così sporca. Un città piena di cassonetti e di cestini gettacarte traboccanti di rifiuti, con periferie trasformate in luoghi di abbandono abusivo e di rifiuti di ogni tipo. Con una percentuale di raccolta differenziata di appena il 9 per cento, ben lontana dall'obiettivo del 23 per cento prefissato dallo stesso bando dell'Ato".

Il capogruppo all'opposizione ricorda inoltre che "le imprese appaltatrici hanno denunciato l'inapplicabilità del progetto a causa dell'insufficienza del personale previsto dall'Ato e della non remuneratività dell'appalto rispetto ai reali costi sostenuti. A fronte di ciò - tiene a dire - il Comune di Lecce si è trovato ad affrontare una richiesta di 8milioni di euro annui aggiuntivi, riconoscendo alle imprese le difficoltà gestionali e finanziarie denunciate, con un ristoro di 2.200mila euro all'anno ad integrazione del canone appaltato. Importo questo rifiutato rifiutato dalle imprese perché ritenuto insufficiente a coprire i reali costi. Gli stessi appaltatori non trovando soluzione ai propri problemi finanziari, hanno già concordato dinnanzi al Prefetto la rescissione consensuale del contratto appaltato".

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"Il Comune, congiuntamente all'Ato Le1 si trova, ora, a dover affrontare una vera e propria emergenza ambientale e finanziaria lasciata in eredità dal sindaco Poli. Il colpo finale - ricorda Rotundo - è stato poi dato dal Tar, che di recente ha giudicato la gara d'appalto in questione sbagliata nella sua impostazione, determinandone l'annullamento. Eppure, sarebbe bastato che l'onorevole Poli avesse dato attuazione al Piano provinciale di gestioni rifiuti 2003, che suddivideva il bacino Le1 in tre Aree ottimali di raccolta (Aro), tenendo conto della specialità territoriali, demografiche e socio-urbanistiche dei 27 comuni che ne fanno parte".

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