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Dall’arcivescovo un freno alle polemiche: “Inutile ricorrere sempre allo scontro”

Sin dal suo primo messaggio alla città, nel 2018, Seccia ha fatto riferimento al bene comune. Il tema torna anche quest'anno, con forza. E poi l'invito, soprattutto per i giovani, a sottrarsi alla logica dei like. Monito per i roghi dolosi: un mese fa l'incubo a San Cataldo

LECCE – Dopo cinque anni e otto mesi circa dal suo insediamento, l’arcivescovo di Lecce, Michele Seccia, può certamente vantare uno sguardo sulla città, sulla sua composizione sociale, sulle dinamiche che l’attraversano, sulle necessità che s’impongono e sui limiti che emergono. La sua, insomma, è una voce autorevole non solo per l’incarico pastorale in sé, ma anche per la profondità dello sguardo che da quella posizione può avere.

Come osservatore privilegiato delle cose spirituali della diocesi e di quelle secolari del capoluogo affida ogni anno al messaggio pubblico a margine della solenne processione dei santi patroni il compito di sollecitare i cittadini, fedeli e non, a una riflessione. E non c’è dubbio che nel corso degli anni il riferimento al bene comune sia stato costante, quasi martellante, in linea del resto con il pontificato di Francesco. Di bene comune parlò nel suo primo discorso alla città, nell'estate del 2018 e da allora i riferimenti sono stati numerosi.

Anche stavolta Seccia ha voluto fare un passaggio piuttosto esplicito: “É vano affrontare le sfide comuni come se fossero un’impresa individuale; è inutile pensare di risolvere i problemi di una città ricorrendo sempre allo scontro e alla polemica verbale; è velleitario pensare di amministrare un territorio senza un progetto e un’idea condivisa di bene comune; è illusorio, infine, ritenere che i problemi quali la denatalità, l’educazione dei figli, il disagio giovanile, l’emergenza abitativa per le giovani coppie non siano una questione che ci riguarda e coinvolge tutti. L’attività umana non basta a sé stessa, se non è indirizzata al bene comune, nella luce della fede”.

Seccia ha rivolto un vero e proprio appello: “Dinanzi alla crisi permanente di oggi, per affrontare le nuove sfide della fase post-pandemica, è necessario scommettere sulle positive potenzialità di quegli uomini e donne che ricercano non gli interessi di parte, bensì quelli della collettività, e innestare processi che favoriscano le relazioni interpersonali e contrastino il male della deresponsabilizzazione. Senza la cura nelle relazioni, la vita umana si impoverisce smarrendo pezzi preziosi di realtà, perdendosi nell’incuria e nell’indifferenza. E senza relazioni sane, non è possibile vivere in autentica e vera comunione”.

I social, l'ossessione per la visibilità, i rischi

A proposito di relazioni, l’arcivescovo ha riproposto un altro dei temi sui quali insiste da tempo: “Vedo sempre più che le giovani generazioni hanno come migliore e, a volte, persino unico amico, il cellulare. Esse vengono assorbite a tal punto dalla vita virtuale da perdere il contatto con la vita reale. Sembra che le persone valgano a partire solamente dai like che ricevono sui loro post oppure dai follower che li seguono nei vari canali social. Al fine poi di raggiungere i loro scopi e avere più seguaci in rete, esse spesso si spingono a pubblicare foto, immagini, video quanto meno di cattivo gusto, se non proprio volgari e violenti. Sembra che siamo divenuti schiavi di un “sistema virtuale” che noi stessi abbiamo costruito per essere meglio connessi. In verità, questo sistema presenta gravissime falle, perché, invece di renderci più connessi e umani, ci sta rendendo disconnessi e disumani”.

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I roghi: un mese addietro l'incubo a San Cataldo

Per ultimo, ma non per circostanza, il passaggio su una delle piaghe che più flagellano il territorio leccese e salentino in generale: “In questo tempo in cui tanti sono i visitatori che ammirano le nostre coste e i nostri monumenti, richiamiamo tutti alla cura del bello e alla valorizzazione di quanto i nostri padri ci hanno lasciato. Quest’anno, poi, l’impegno per la cura del creato si concretizza nella custodia dei nostri boschi e della nostra flora, virulentemente attaccata da criminali atti incendiari che hanno causato panico nella popolazione. È proprio vero che per distruggere un bosco ci vuole un attimo, ma farlo crescere ci vogliono anni”.

Va ricordato che un mese addietro, era il 25 luglio, una serie di roghi ha colpito la marina di San Cataldo, impegnando allo stremo vigili del fuoco e volontari e costringendo l’amministrazione a raccomandare ai residenti e ai villeggianti di abbandonare la località per favorire le operazioni di spegnimento con i Canadair. Ore da incubo che i presenti, soprattutto coloro che hanno perso la casa o avuto danni ingenti, non dimenticheranno mai. Per quegli incendi, con ogni probabilità dolosi, non sono state ancora accertate le responsabilità. E non è detto che mai lo saranno.

Qui il testo integrale del Messaggio ai leccesi per Sant'Oronzo

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