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Vertice in prefettura

Violenza nei presidi sanitari, la coperta è corta: “Serve una soluzione sostenibile”

Nell'ultimo anno denunciati da parte di medici e infermieri dieci episodi, ma il dato è sottostimato. La carenza di organici, che investe non solo le professioni sanitarie, ma anche le forze di polizia alle prese con un territorio vasto, è un problema connesso al primo

LECCE – Sono una decina gli episodi di volenza ai danni di medici e operatori sanitari denunciati nell’anno in corso. Il dato, emerso durante la riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza convocato dopo gli ultimi due episodi al “Vito Fazzi”, è però da ritenersi sottostimato perché, nei fatti, le aggressioni sono state di più.

Al tavolo della prefettura, questa mattina, erano seduti i vertici delle forze dell’ordine, i rappresentanti degli ordini professionali (medici e infermieri), il responsabile del 118, il vice sindaco di Lecce, delegati della Provincia, oltre, ovviamente, al padrone di casa, il prefetto Luca Rotondi. L'impressione è che la coperta sia piuttosto corta: i nodi da sciogliere restano molti, le risorse umane e materiali a disposizioni per soluzioni o almeno deterrenti a breve temine, invece, limitate. È del resto da molto tempo si parla del fenomeno, che certamente ha avuto una recrudescenza negli ultimi anni, senza che siano state prese adeguate contromisure.

Il nodo dei codici verdi e dei tempi d'attesa

Nel vertice odierno si è cercato di dare un indirizzo più concreto: è stato deciso, innanzitutto, di potenziare il presidio del posto fisso di polizia presso il Dipartimento di emergenza e accettazione dell'ospedale di Lecce, dove è stato già trasferito il pronto soccorso che era prima ospitato nel vecchio edificio, ma anche di predisporre un filtro preliminare per i codici verdi allo scopo di informare gli utenti sui reali tempi di attesa. L'accesso, spesso immotivato, di persone con problematiche lievi e per nulla preoccupanti, è del resto una delle cause che determinano ritardi ed inefficienze.

“L’intasamento del pronto soccorso è un problema noto e certamente non solo di Lecce e del Salento – aveva premesso il prefetto già prima di entrare a presiedere il comitato -. Per esempio l’accesso dei codici verdi in pronto soccorso allunga i tempi di attesa, per questo è importante il flusso informativo sugli schermi nelle sale d’attesa in modo che l'utente possa rendersi conto della situazione. Sappiamo pure che ci sono forti carenze di personale difficili da colmare in tempi brevi. La problematica è complicata perché determinata da diversi fattori però la violenza non può essere mai giustificata. I comportamenti violenti vanno puniti e prevenuti”.

Un possibile aiuto dalla tecnologia

Il problema della violenza, fisica e verbale, non riguarda solo l'ospedale del capoluogo, tanto è vero che è stato suggerito di intensificare la vigilanza privata nelle strutture sanitarie del territorio dove si registra un certo afflusso di cittadini.  Nei giorni scorsi una sigla sindacale era tornata a chiedere la dotazione di bodycam o smart watch per medici e infermieri: “La tecnologia ci può aiutare – ha indirettamente risposto Rotondi -. Non si esclude la possibilità di fare un tavolo tecnico in questura per studiare la possibilità di approntare accorgimenti per rendere più sicura l’attività dei medici e dei paramedici. Bisogna scegliere la soluzione più sostenibile, tecnicamente ed economicamente, e questo è il valore aggiunto della sinergia che, quantomeno, aiuti a mitigare il rischio con costi e organizzazioni compatibili sia con il tipo di struttura, sia con la questione degli organici”.

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