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Abusivismo edilizio nel lido Zen: in dieci rischiano il processo

Si discuterà il 13 maggio la richiesta di rinvio a giudizio scaturita dall’inchiesta che lo scorso febbraio sfociò nel sequestro della struttura a Gallipoli. Tra gli imputati, anche ex dirigenti e funzionari del Comune

GALLIPOLI - Non cambiano le accuse mosse nell’inchiesta per presunti abusi edilizi sul lido Zen, in località Baia Verde, a Gallipoli, sequestrato nel febbraio del 2020 dagli uomini della Capitaneria di porto, su disposizione del giudice Michele Toriello. Stando alla richiesta di rinvio a giudizio, notificata in queste ore ai dieci imputati, e sulla quale si pronuncerà il prossimo 13 maggio il giudice Giulia Proto, i reati restano quelli contenuti nell’avviso di chiusura delle indagini preliminari.

In particolare, abuso d’ufficio e falsità ideologica, nei riguardi degli ex dirigenti e attuali funzionari dell’ufficio tecnico e della sezione demanio del Comune, per aver rilasciato sistematicamente assensi, ritenuti dagli inquirenti illegittimi, poiché in violazione degli strumenti urbanistici vigenti e della normativa statale e regionale: Vincenzo Schirosi, 68, di Gallipoli, responsabile del procedimento; Giuseppe Cataldi, 65 anni, di Gallipoli, Sergio Leone, 65 anni, di Taviano; Laura Rella, 65 anni e Paola Vitali, 39 anni, entrambe residenti a Matino.

Oltre a questi, dovranno presentarsi davanti al giudice per l’udienza preliminare anche i legali rappresentanti della società che negli anni ha gestito il lido e che si sono succeduti nel tempo: Brunella Rausa, 56 anni, di Casarano; Emanuele Casciaro, 41, di Taviano, anche in qualità di committente dei lavori; Cesario Faiulo, 54, di Casarano; Angelo Marrella, 50 anni, di Lecce, titolare della società “Icm srl”, proprietaria del terreno dove ricade una parte dello stabilimento balneare; Marco Fumarola, 35 anni, di Gallipoli, in qualità di tecnico progettista e direttore dei lavori.

L’accusa per tutti è quella di aver autorizzato ed effettuato interventi edilizi finalizzati a realizzare la struttura destinata a stabilimento turistico-balneare, ma utilizzata anche come discoteca all’aperto e come location per matrimoni e compleanni, della superficie complessiva di circa 1.856.72 metri quadri (1136.72 metri quadri di area demaniale e 720 metri di area privata), con creazione di imponente manufatto destinato a chiosco-bar, laboratorio, deposito e servizio igienico coperto da grande porticato con due scale in ferro ed ancora di un altro manufatto adibito a servizi igienici-infermeria-docce, camminamenti e pedane. Opere queste che, secondo gli accertamenti svolti dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone, sarebbero state costruite, a partire dal 2007, su un’area demaniale marittima in zona sottoposta a vincolo paesaggistico e soggetta a vincolo idrogeologico in assenza del prescritto permesso di costruire, dei nulla osta delle autorità preposte e dei titoli demaniali rilasciati del Capo del Compartimento.

A difendere gli imputati ci penseranno gli avvocati Michele Reale, Danilo Lorenzo, Viviana Labruzzo, Rocco Donato Rizzello, Francesco Zacà, Luigi Covella, Pompeo De Mitri, Ladislao Massari, Luigi Corvaglia, Giancarlo Zompì e Americo Barba.

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