Cronaca

Accusato di essersi intascato ticket, assolto un impiegato del Cup del “Fazzi”

Per il giudice Cinzia Vergine, Luca Gabrieli “non ha commesso il fatto”. Il dipendente era finito al banco degli imputati, dopo che la Asl aveva riscontrato un ammanco di circa 3.400 euro in un solo giorno

Foto di repertorio

LECCE - Era finito al banco degli imputati con l’accusa di essersi intascato in un solo giorno ticket per prestazioni sanitarie pari a un importo complessivo di quasi 3.400 euro, ma il processo ha invece stabilito che le cose non andarono affatto così.

L’addetto del Cup dell’ospedale “Vito Fazzi” e dipendente di SanitàService Luca Gabrieli, 39 anni, di Calimera, accusato di peculato, è stato assolto con formula piena “per non aver commesso il fatto” dal giudice Cinzia Vergine che ha così respinto la richiesta di condanna a un anno e dieci mesi avanzata dalla pubblica accusa rappresentata dal procuratore aggiunto Elsa Valeria Mignone.

Le motivazioni della sentenza non sono ancora note, lo saranno entro novanta giorni, ma stando a quanto sostenuto dall’imputato, attraverso il suo avvocato Massimo Gabrieli Tommasi, quel giorno, il 24 gennaio del 2017, non fu diverso dagli altri: il 39enne consegnò regolarmente l’importo al funzionario addetto ma non poté esibire una ricevuta agli inquirenti, perché queste per prassi venivano rilasciate solo una volta verificato il contenuto delle buste, quindi a volte anche dopo alcuni giorni.

Il legale aveva inoltre prodotto documentazione testimoniale che riguardava la collega in servizio con Gabrieli il giorno in cui sarebbe stato commesso il reato, secondo la quale tutto si svolse regolarmente.

Si chiude quindi così la vicenda giudiziaria nata quando il direttore generale dell’Asl di Lecce Rodolfo Rollo, dopo aver ricevuto la segnalazione dell’ammanco, la inoltrò ai carabinieri del Nas e all’amministratore unico di SanitàService.

Così dopo le verifiche del caso, il pubblico ministero Milto De Nozza chiese e ottenne il rinvio a giudizio dell’impiegato ritenuto “infedele”.

Nel processo, l’Azienda Sanitaria era parte civile con l’avvocato Alfredo Cacciapaglia.

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