Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Affari sporchi e imprenditoria: il clan Tornese risorge e punta sulla città

Le recenti inchieste giudiziarie e alcuni gravi episodi di sangue avvenuti negli ultimi tempi, sembrano portare indietro nel tempo e rilanciare uno dei clan storici della Scu: i Tornese di Monteroni. Un gruppo che sembra voler conquistare terreno e supremazia anche nel capoluogo salentino

LECCE – Le mani sulla città. Affari, estorsioni, mercato della droga e criminalità imprenditoriale: un giro vorticoso di interessi e attività illecite che sembra spostare indietro le lancette del tempo e riportare in auge uno dei clan storici della Sacra corona unita, quello dei tornese di Monteroni. Se negli ultimi anni erano state alcune delle principali operazioni condotte dalle forze dell’ordine (da Poker2 a Peter Pan) a riportare alle cronache il gruppo guidato da Mario e Angelo Tornese, sono alcuni dei recenti fatti di sangue e le inchieste giudiziarie a evidenziare il tentativo di riorganizzazione del clan e il tentativo di scalata al capoluogo salentino. “La disarticolazione investigativa e giudiziaria dei gruppi di tramandata appartenenza alla Sacra corona unita – scriveva poco più di un anno fa il procuratore Cataldo Motta nella sua relazione – e l’opzione collaborativa scelta da alcuni dei loro esponenti di vertice, hanno generato un riposizionamento degli equilibri in cui si distinguono soggetti emergenti”. Un riferimento diretto proprio al clan Tornese, dove l’arresto di Pasquale Briganti (avvenuto il 6 luglio 2012 a Marina di Alliste) “ha determinato un vuoto al vertice del gruppo criminale egemone nel capoluogo”. Per quanto riguarda “le attività criminali del clan Rizzo, anch’esso radicato nella città di Lecce e in alcuni paesi della provincia, dedito soprattutto allo spaccio di sostanze stupefacenti e alle estorsioni, hanno subito una battuta di arresto a seguito dell’opzione collaborativa con gli organi inquirenti scelta da un elemento di spicco del sodalizio, nonostante gli atti d’intimidazione subiti dai suoi familiari (il riferimento è ad Alessandro Verardi, il 33enne di Merine, prima latitante e poi collaboratore di giustizia, arrestato dagli agenti della squadra mobile  nel corso di un blitz scattato il pomeriggio del 17 settembre 2011 nella centralissima via Ugo Foscolo)”. Tramontata, anche dopo il recente pestaggio in carcere, anche la figura di Roberto Nisi.

Un “vuoto di potere” che il clan di Monteroni sta sfruttando per conquistare territorio e supremazia. L’omicidio di Gianfranco Zuccaro (assassinato il 7 luglio scorso a San Cesario, non per motivi passionali ma su mandato del clan secondo quanto evidenziato nell’integrazione probatoria depositata dal pubblico ministero Roberta Licci nel corso dell’udienza preliminare), il ritorno in Puglia di Fabio Perrone (accusato dell’omicidio di Fatmir Makovic), l’operazione Aequanius e l’inchiesta sulle presunte pressioni per l’elezione del consiglio di amministrazione della Bcc Terra d’Otranto, sono tasselli di un unico mosaico che porta, secondo gli inquirenti, sempre il marchio criminale dei Tornese.

L’operazione Rinascita aveva già delineato un primo tentativo di riorganizzazione del clan. Dopo l'arresto dei capi storici, Angelo e Mario Tornese, i nuovi boss hanno continuato a gestire con la delega dei primi e in continuità con loro, il traffico internazionale di stupefacenti e di armi, e il racket delle estorsioni. In particolare, secondo gli inquirenti, nel 2004, all'indomani della cattura di Corrado Cucurachi, arrestato dopo un periodo di latitanza, il ruolo di reggente del clan Tornese era stato rilevato da Alessandro Martino, di 36 anni, di Monteroni di Lecce, che seguiva le direttive impartite dal carcere da Angelo e Mario Tornese attraverso il figlio ventiduenne di quest'ultimo, Ivan Tornese. Proprio a Ivan (già arrestato nel 2005) e a Mariolino Tornese, ha evidenziato in passato il procuratore Motta, è toccato reggere le redini del clan.

Intrecci, interessi, affari illeciti (portati avanti anche grazie alla connivenza di alcune “zone grigie”) che sarebbero già confluiti in alcune informative all’attenzione della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, dove procede incessante e senza tregua l'attività investigativa guidata dal procuratore Motta e dal sostituo Guglielmo Cataldi.

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