Vivono nell’ex Manifattura, rubano dieci quintali di ghisa. Tre in arresto

Con l'accusa di furto, danneggiamento e occupazione di edificio è finito nei guai un gruppo di cittadini bulgari. Vivevano abusivamente in uno dei capannoni e avevano accatastato centinaia di chili di metallo. Deferiti i famigliari

L'ex Manifattura

LECCE – Avendo notato un uomo correre nel giardino della Logista Italia spa, l’Ex Manifattura tabacchi, il personale dell’istituto di vigilanza “Securpol Security” ha allertato gli agenti della sezione volanti.

I poliziotti sono intervenuti, nel pomeriggio di venerdì, presso la struttura di via Dalmazio Birago, nel rione San Pio, eseguendo una perlustrazione nell’area. Da uno dei capannoni hanno udito un forte rumore metallico, che si sono spiegati alcuni istanti dopo.

Nel sottoscala, infatti, tre individui, intenti a manomettere un congegno meccanico di ascensore, composto da un blocco di ghisa di grosse dimensioni, fissato al suolo, utilizzando un martello pesante con ed uno scalpello.

I tre, che non si erano accorti dell’arrivo degli agenti, hanno proseguito con il loro piano.  Mentre uno reggeva un grosso attrezzo puntato contro il motore, l’altro sferrava colpi di bastone sullo scalpello ed il terzo raccoglieva la ghisa frantumata, ammucchiandola, per un peso di circa 200 chilogrammi.

Ulteriori due motori di ascensore, forse più, installati in due punti diversi della struttura, erano stati ammucchiati assieme alla ghisa, pronti per essere portati via per un totale di circa 10 quintali. Altri apparecchi simili, inoltre, erano stati prelevati dagli scantinati.

A finire nei guai, l’intero gruppo,  composto da cittadini di nazionalità bulgara. Si tratta di Petar Mitkov, 33enne, Valentina Slachev di 25 anni e Vasil Gavrilov di 33. Sono stati tratti in arresto con l’accusa di furto, danneggiamento e occupazione abusiva di edificio.

A Lecce senza fissa dimora, avevano occupato abusivamente parte di uno dei capannoni della struttura, dove vivevano con altri familiari, tra cui una ragazza di 23 anni, all’ottavo mese di gravidanza. Nell’alloggio di fortuna, un lungo filo elettrico volante che entrava da una finestra all’interno dei locali e veniva utilizzato per  l’illuminazione.

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Un cavo di oltre 200 metri era stato collegato ad un contatore di energia elettrica, collocato in un locale della stessa struttura, il cui ingresso era stato forzato. Anche le rispettive mogli, un ragazzo e la donna in stato di gravidanza (successivamente affidata ad una casa famiglia), sono stati deferiti in stato di libertà per essersi resi responsabili del reato di occupazione abusiva di edificio.

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