Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Morte sospetta di un 48enne, assolto con formula piena ex medico del pronto soccorso

Nessuna negligenza, imperizia o colpa medica nella morte di Cosimo Carmelo Saracino, 48enne di Trepuzzi, deceduto nel 2006. Assolto quindi con formula piena un ex medico del pronto soccorso dell'ospedale di Campi Salentina, ora in pensione

Ospedale di Campi Salentina.

LECCE – Non fu alcuna negligenza, imperizia o colpa medica a causare la morte di Cosimo Carmelo Saracino, 48 anni, di Trepuzzi. A stabilirlo il giudice monocratico della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, che ha assolto con formula piena, perché il fatto non sussiste, Nicola Petracca, ex medico del pronto soccorso dell'ospedale di Campi Salentina (ora in pensione) imputato nell’ambito del procedimento.

Il decesso risale al lontano novembre 2006, ma a ottobre 2011 (a distanza di oltre cinque anni), dopo la denuncia presentata dalla vedova, il pubblico ministero Carmen Ruggiero aveva disposto la riesumazione del cadavere e l'autopsia per fare chiarezza sulle cause della morte. Dopo l'esame autoptico, il medico legale Ermenegildo Colosimo, aveva evidenziato presunte negligenze di natura medica. Nel registro degli indagati era stato iscritto quindi il nome di Petracca. Una tesi confutata dai consulenti nominati dall’imputato (assistito dall’avvocato Cosimo Rampino) e dalla Asl (assistita dall’avvocato Ester Memola): i medici legali Roberto Vaglio e Alberto Tortorella, e il cardiologo Giuseppe De Giorgi. Gli esperti avevano evidenziato come a distanza di oltre cinque anni fosse impossibile stabilire eventuali patologie cardiache.

Secondo l'ipotesi accusatoria, infatti, Cosimo Carmelo Saracino, dopo aver accusato un malore si recò al pronto soccorso, dove fu sottoposto a elettrocardiogramma. Gli esami non riscontrarono alcuna patologia tale da giustificare il ricovero nonostante l'uomo, secondo quanto emerso dall'autopsia, avesse una situazione coronarica-cardiaca visibilmente compromessa. Saracino tornò a casa ma successivamente la situazione si aggravò.

Nel corso delle indagini erano state acquisite le cartelle cliniche e la documentazione sanitaria del paziente. In particolare, nella richiesta di rinvio a giudizio, l’accusa aveva ipotizzato che il medico avesse “erroneamente diagnosticato che Saracino era affetto da dolore intercostale da raffreddamento e non di origine cardiaca, omettendo di trattenere il paziente in osservazione presso la struttura ospedaliera”. L'ipotesi di reato a carico del medico era di omicidio colposo.

Il processo ha invece stabilito che l’imputato, un medico di grande esperienza e molto stimato negli ambienti ospedalieri, aveva svolto il suo lavoro in maniera impeccabile, con grande professionalità. Accolta dunque in pieno la tesi difensiva dell'avvocato Cosimo Rampino, e disattese le richieste dei familiari di Saracino, che si erano costituiti parte civile (otto complessivamente, con richieste di risarcimento milionarie). 

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