Cronaca

Combine nel derby? Due legali invitano gli abbonati a costituirsi al processo

Il 9 maggio avrà il via il processo penale a carico, fra gli altri, di Pierandrea Semeraro e Carlo Quarta. Gli avvocati Giuseppe Milli e Francesco Calabro lanciano l'iniziativa rivolta ai tifosi: chiedere i danni se verranno accertati i fatti di Bari-Lecce del maggio 2011

Dopo il famigerato autogol (@TM News/Infophoto)

LECCE – Il 9 maggio si aprirà presso il Tribunale di Bari il processo per frode sportiva che verte sull’ormai famigerato derby che i biancorossi disputarono con il Lecce il 15 maggio del 2011. Si era ancora sotto i riflettori di una serie A che sembra lontana anni luce, tra gli stretti palcoscenici della Lega Pro calcati oggi dal Lecce targato famiglia Tesoro. La gara terminò con un risultato di due reti a zero in favore dei giallorossi, grazie anche a un’autorete di Andrea Masiello, passata alla storia perché ritenuta il “sigillo” finale a un accordo che si presume assunto in precedenza a suon di soldi.

I salentini, all’epoca allenati da un ignaro mister Gigi De Canio, agguantarono una vittoria che fece rima con salvezza. Poi, arrivò l’inchiesta che travolse ogni cosa. Un fiume in piena che ha cambiato il corso della storia del club salentino.  

Di quella vicenda s’è già detto di tutto, di più. Anche che la frode sarebbe stata solo tentata, almeno secondo il collegio arbitrale del Tnas. Per i giudici sportivi, che hanno ridotto da cinque a quattro anni (più ammenda di 30mila euro) la squalifica in seno alle attività della Figc inflitta all’allora presidente del Lecce calcio, Pierandrea Semeraro, sarebbe stato impossibile per un singolo giocatore (Masiello, appunto) incidere sul rendimento di un intero incontro a tal punto da instradarne il risultato.

“Comprando o tentando di comprare la partita delle partite, poco cambia, per noi”. A parlare, oggi, sono gli avvocati penalisti leccesi Giuseppe Milli e Francesco Calabro. Tifosi fra i tifosi, invitano tutti “a tirare fuori l’orgoglio”. E, quindi, chiamano a raccolta i sostenitori del Lecce. “Ci costituiremo parte civile nel processo penale contro Pierandrea Semeraro e gli altri imputati di frode sportiva e agiremo in sede civile contro coloro che hanno patteggiato nel corso delle indagini”. Cioè, il già citato Masiello e gli altri che con lui avrebbero partecipato alla presunta combine, tentata o riuscita che sia. Va da sé che processo sportivo e penale non corrano di pari passo, e, ad ogni modo, i giudici potrebbero cogliere indicazioni da quanto espresso di recente dal Tnas.

Tant’è. “Il derby di Bari non si doveva nemmeno pensare di truccarlo”, dicono i due legali. “Se l’hanno fatto, o meno, lo stabilirà la magistratura. Ma noi, stavolta, non staremo alla finestra. Parteciperemo. Per renderci conto di persona, per conoscere e per vigilare”. Ergo: “Se saranno ritenuti responsabili, ci dovranno risarcire. Pensiamo che quello che abbiamo subito, come tifosi, ci imponga di guardare il mondo da un’altra angolazione. Di non tacere. Se verrà riconosciuto il nostro diritto di stare nel processo, noi diremo la nostra. Faremo pesare la nostra presenza. E tutto quanto accadrà, nel processo, sarà reso pubblico sui social network, in modo da far sapere come stanno andando le cose”.

Per aderire occorrerà, entro il prossimo 8 maggio, portare una fotocopia dei tre abbonamenti dell’Unione sportiva Lecce delle stagioni 2009/10, 2010/11e 2011/2012; sottoscrivere il mandato difensivo (“a titolo completamente gratuito”, sottolineano i legali); portare la fotocopia di un documento identità. Ci si può mettere in contatto via mail (studiomilli@hotmail.com oppure f.calabro@petrelliassociati.com). Gli studi si trovano, rispettivamente, Milli in via Francesco Milizia 51 e Calabro in via Federico D’Aragona 13 e accolgono dal lunedì al venerdì, dalle ore 16 alle ore 20.

Gli imputati nel procedimento sono Pierandrea Semeraro, in qualità di presidente del sodalizio giallorosso all’epoca dei fatti, l’imprenditore leccese Carlo Quarta ed il barese Marcello Di Lorenzo. Stando agli atti dell’inchiesta, sostenuta dai pubblici ministeri Antonio Laudati e Ciro Angelillis della Procura di Bari, Semeraro, in concorso con Quarta, quest’ultimo in funzione d’intermediario, avrebbe offerto 300mila euro al calciatore del Bari Masiello (che, materialmente, ne avrebbe ottenuti 200mila), nonché ad altri presunti mediatori, gli imprenditori baresi Giovanni Carella e Fabio Giacobbe, amici del giocatore, più il già citato Di Lorenzo, per raggiungere un’intesa sul risultato sportivo. Tanto che per i magistrati inquirenti, Masiello, sul finire della gara, avrebbe volontariamente colpito il pallone, su di un tiro dell’attaccante salentino Jeda destinato forse a spegnersi al lato, infilandolo in fondo al sacco a svantaggio della sua squadra.

Ma la gara, per il Tnas, si sarebbe disputata regolarmente, sebbene i giudici sportivi abbiano comunque ravvisato la possibile esistenza di tutti gli accordi preventivi per una combine e non hanno quindi potuto escludere anche “solo” il tentativo di frode.

La domanda, ora, è a quali conclusioni giungerà la giustizia ordinaria. Perché c’è da aggiungere che Masiello, Giacobbe e Carella hanno già patteggiato un anno e dieci mesi il primo e un anno e cinque mesi gli altri due, per associazione per delinquere e frode sportiva. E anche da questo partiranno i giudici, nella valutazione dei fatti verso chi oggi si trova sul banco degli imputati, dopo aver scelto il rito ordinario.  

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