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Cronaca

Botte a un uomo che osò rimproverarlo e spari contro casa del soccorritore: 4 anni e mezzo

Emesso il verdetto sui due episodi avvenuti lo scorso 15 agosto nella marina leccese di Torre Rinalda. I giudici hanno riconosciuto per entrambi la responsabilità di un 36enne di Trepuzzi, già noto nell'inchiesta "Final Blow"

LECCE - E’ di quattro anni e mezzo di reclusione, più 4mila euro di multa, la condanna inflitta oggi a Riccardo Cozzella, 36enne di Trepuzzi, per l’aggressione di un pescatore di quasi 70 anni e per l’esplosione di colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione e l’autovettura di uno dei passanti intervenuti per aiutare la vittima,  avvenute il 15 agosto scorso a Torre Rinalda.

La sentenza è stata emessa dal collegio della seconda sezione penale del tribunale di Lecce, composto dal presidente Pietro Baffa e dai giudici Luca Scuzzarella e Marco Marangio Mauro, a fronte di una richiesta a 5 anni e 8 mesi avanzata dalla pubblica accusa.

Sono stati, inoltre, trasmessi gli atti in Procura al fine di valutare la posizione di alcuni testimoni, tra cui quelle delle stesse vittime, le cui dichiarazioni rese a dibattimento sarebbero risultate non coincidenti a quelle rilasciate agli investigatori durante le indagini.

Stando alle carte dell’inchiesta, alcuni bambini raccontarono al pescatore di essere stati minacciati da un ragazzo per il solo fatto di aver riso di lui mentre stava scivolando sullo scalo di alaggio delle imbarcazioni del porticciolo. L’uomo così rivolgendosi in direzione del gruppo di amici di questo individuo, avrebbe affermato: “Scusate, giovani, ma i bambini hanno fatto qualcosa di male?”. A questa domanda, Cozzella avrebbe ribattuto, invitando il malcapitato a farsi gli affari suoi, altrimenti avrebbe buttato in acqua sia lui che i bambini e gli avrebbe spaccato la testa,  per poi rivendicare la sua caratura criminale: “Tu non sai nemmeno con chi hai a che fare, che io da poco sono uscito di galera”.

Detto ciò, alla presenza dei minorenni e altre persone, l’avrebbe agguantato per il collo e spinto per terra, colpendolo con calci e pugni e avrebbe forse proseguito se non fosse stato per due cittadini, uno dei quali gli avrebbe sferrato un pugno, pagando poi a caro prezzo il gesto.

 “Mi hai riconosciuto? Riccardo sono… Guarda cosa mi hai fatto… Ricordati che io mi sono fatto tre anni di galera”, si sarebbe sentito dire da Cozzella che poi l’avrebbe inseguito in auto fino al tragitto fino a casa per poi esplodere colpi d’arma da fuoco (presumibilmente con una pistola a tamburo), danneggiando porta di ingresso, infissi, finestra e vettura.

L’aggravante del metodo mafioso è stata riconosciuta per entrambi i capi d’accusa.

Già noto per il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Final Blow” (nell’ambito della quale patteggiò due anni di reclusione), l'imputato è attualmente ai domiciliari per questa causa e, non appena saranno depositate le motivazioni del dispositivo, valuterà con l’avvocato difensore Salvatore Rollo, il ricorso in appello.

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