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Cronaca Tricase

Botte con una catena e stalking al compagno della ex: “Ti faccio a pezzi e ti do in pasto ai cani”

Emessa la sentenza nei riguardi di un 35enne di Tricase, accusato di stalking, lesioni e tentata violenza privata. La condanna (con lo sconto di un terzo per la scelta dell’abbreviato) è di 2 anni e 4 mesi di reclusione

TRICASE - E’ di due anni e quattro mesi di reclusione la condanna inflitta ad A.M., 34enne di Tricase, finito al banco degli imputati con l’accusa di aver perseguitato, minacciato ripetutamente di morte, e aggredito fisicamente, il fidanzato della donna con cui aveva avuto una relazione.

La sentenza è stata emessa nei giorni scorsi dal giudice del tribunale di Lecce Angelo Zizzari, al termine del processo discusso col rito abbreviato che ha consentito all’uomo di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Il dispositivo contempla anche il risarcimento del danno, da quantificare e liquidare in separata sede, alla persona offesa, un 30enne di Miggiano, parte civile con l’avvocato David Alemanno.

Stando alle carte dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Luigi Mastroniani, tutto sarebbe iniziato nell’ottobre del 2021, quando terminata la relazione, il 35enne sarebbe venuto a conoscenza dell’esistenza di un nuovo compagno nella vita della ex.

Diversi l’episodi finiti al vaglio del giudice, e tra i più gravi c’è quello del 5 novembre di quello stesso anno, quando l’imputato avrebbe aggredito il malcapitato, davanti all’abitazione della donna, prima verbalmente e poi colpendolo al volto con una catena, e avrebbe continuato a inveire contro di lui anche alla vista del personale del 118 e dei carabinieri della stazione di Spongano che sopraggiunti riuscirono a fermarlo. Costretta a ricorrere alle cure mediche in ospedale, la vittima rimediò ferite giudicate guaribili in tre giorni.

Le cose non sarebbero migliorate nei giorni seguenti, quando  l’imputato avrebbe proseguito a intimargli di lasciare la ex, con messaggi su Instagram e su whatsapp, del tipo: “Lurido bastardo se non sparisci ti ammazzo… sparisci finché sei in tempo… vattene lontano… se rimani qua ti uccido bastardo”.

Il 9 novembre, l’avrebbe seguito con l’auto per avvicinarsi allo sportello del lato guida della sua e percuotendolo al volto, l’avrebbe avvisato così: “Stai attento… ti sparo…ti uccido”.

Il 35enne fu costretto a cambiare il numero dell’utenza telefonica, ma lui gli avrebbe fatto pervenire le minacce per sollecitarlo a ritirare la denuncia sporta nei suoi riguardi, inviando messaggi a un suo amico, al  quale avrebbe prospettato scenari inquietanti: “Digli che i cani miei sono affamati… io ho tre cani grossi che mangiano tanta carne.. tanta carne mangiano… se lui entro domani a quest’ora non ha tolto la denuncia… dopodomani è morto… lo faccio a pezzi e lo do a mangiare ai cani… così non lo trova nessuno, neanche il corpo, e poi vengo ad acchiappare tutti gli amici vostri, ok? Tutti li prendo uno a uno, tutti”.

Non appena saranno depositate le motivazioni, la difesa, rappresentata dall’avvocato Francesco Nutricati, valuterà il ricorso in appello.

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