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Calci e pugni alla madre: con la condanna arriva la fine di un incubo

Due anni e quattro mesi nei giorni scorsi per Sergio Trinchese, 49enne di Martano. Era stato arrestato dai carabinieri a febbraio

LECCE - “I soldi me li devi dare, hai capito? I soldi me li devi dare a me, provvedo io a fare il pagamento di quello che stai dicendo tu”. Frasi sconnesse e violente come queste rappresentavano la quotidianità per la povera donna, sua madre. Per anni, stando a quanto da lei stessa denunciato davanti ai carabinieri, arrivato quel giorno in cui davvero non ne poteva più, vittima delle angherie del figlio, Sergio Trinchese, 49enne di Martano, alle spalle già un passato oscuro, fra cui un tentato omicidio.

Una triste storia di maltrattamenti domestici per la quale Trinchese, al momento ancora in carcere, nei giorni scorsi è stato condannato in abbreviato a due anni e quattro mesi. La sentenza è stata emessa dal giudice Michele Toriello, che ha quindi accolto in pieno la richiesta del pubblico ministero Stefania Mininni. L’avvocato difensore di Trinchese, Roberto Protopapa, aveva invece richiesto di riqualificare il reato in percosse.

Trinchese diventava particolarmente violento dopo aver abusato di alcool e stupefacenti, arrivando non solo a minacciare l’anziana madre, ma a volte anche a percuoterla. Ogni scusa era buona per alzare le mani: l’accusava di non badare alle sue esigenze quotidiane o di non fargli da mangiare. E potevano volare pugni e calci anche sulle testa o sulle spalle. Guai per la donna, poi, se osava replicare: a quel punto, Trinchese diventava ancora più prepotente, una furia, arrivando a lanciarle addosso oggetti e a spaccare suppellettili di casa, fino a costringerla a riparare dalla cognata.

Crisi d’ansia e gonfiori dovuti alle botte sono così finiti non solo nei referti medici, ma anche negli uffici dei carabinieri di Martano che, all’inizio di febbraio, l’hanno arrestato, mettendo la parola fine a un incubo.  

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