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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca Castri di Lecce

Il truce omicidio in casa e l’attesa di una svolta dopo gli accertamenti

TeleNorba e Ansa Puglia rivelano che vi sarebbe almeno un indagato per la morte del 75enne di Castri di Lecce. Videocamere e un cellulare ritrovato a terra potrebbero aver segnato una pista da seguire

CASTRI DI LECCE – Una svolta alle porte, nell’indagine riguardante la morte di Donato Montinaro, 75enne, falegname in pensione di Castri di Lecce? È presto per dirlo, ma, servizi giornalistici realizzati per Ansa Puglia e TeleNorba rivelano che vi sarebbe almeno un indagato. 

Ovviamente, non vi sono conferme dalle fonti ufficiali e così non potrebbe essere, in questa fase, in cui vigono segreto istruttorio e massima riservatezza. Una riservatezza tale che ha reso molto difficile anche conoscere dettagli rilevanti dal punto di vista della notizia e dell’interesse pubblico e che comunque non avrebbero inficiato l’indagine, come il modo in cui è stato ritrovato il cadavere e il tipo di ferite subite. Tant’è che nei primi momenti si sono persino sovrapposte versioni diverse. 

Modello 21: indagine su persone note

Stando a quanto rivelato, dunque, il fascicolo aperto dopo il ritrovamento del cadavere, inizialmente classificato come “modello 44” (cioè, nel registro delle notizie di reato a carico di persone ignote), su disposizione del sostituto procuratore Maria Consolata Moschettini, sarebbe ora a carico di persone note, cioè registrato come “modello 21”. Impossibile al momento stabilire se gli eventuali indagati siano uno o di più. Ma, al di là di questo, le modalità di esecuzione dell’omicidio suggeriscono la presenza di non meno di due persone sulla scena, considerando che l’uomo è stato trovato legato con fascette di plastica a polsi e caviglie, ulteriormente assicurato alle gambe di un tavolo, con volto coperto da un lenzuolo, nelle pertinenze della sua abitazione. 

L’autopsia, eseguita nei giorni scorsi dal medico legale Roberto Vaglio, non ha ancora chiarito il modo in cui è deceduto l’uomo. È pacifico che sia stato pestato selvaggiamente, con colpi inferti soprattutto sul volto e, in generale, in testa (forse con calci e pugni), ma visto il lenzuolo avvolto intorno al capo, Montinaro potrebbe anche essere morto per soffocamento. Per questo, il medico legale attende l’esito dell’esame istologico, prima di una pronuncia più precisa. 

L’indagine, portata avanti dai carabinieri, gode al momento di alcuni elementi in particolare: i filmati di due videocamere di sorveglianza, che un paio di giorni prima del decesso (il cadavere è stato scoperto la mattina dell’11 giugno), avrebbero immortalato Montinaro in compagnia di due donne, e un telefono cellulare trovato mezzo scoperchiato, per terra – evidentemente per una caduta brusca – non lontano dalla villetta di via Roma dove s’è consumato il delitto, per la precisione, in via Alessandro Volta.  

Forse, proprio quello smartphone, presumibilmente smarrito da qualcuno in fuga quella notte, cela dettagli e segreti inconfessabili, un piano di morte o qualche altro elemento comunque utile a diradare le nebbie di una storia che ha profondamente scosso una piccola comunità nel cuore della campagna del Leccese, poco meno di 3mila abitanti non certo assuefatti a situazioni così cruente a due passi da casa.

Gli approfondimenti investigativi, dunque, procedono con la massima celerità possibile e costantemente sottotraccia, ma, se l’informazione che qualche gola profonda ha svelato a TeleNorba e Ansa dovesse rivelarsi fondata, non si esclude a breve qualche novità. 

Nessun segno d'effrazione

La scoperta del cadavere di Donato Montinaro, come si ricorderà, è stato fatta da una donna che aiuta nelle faccende domestiche. È stata lei a lanciare l’allarme, dopo essersi ritrovata davanti a una scena raccapricciante. Un omicidio che s’è consumato, peraltro, con la presenza in casa della figlia disabile dell’uomo che, però, non si è accorta praticamente di nulla, forse perché addormentata nella sua stanza. 

Questo particolare e il fatto che non sarebbero stati trovati segni d’effrazione in casa, sembrano indicare una cosa sola: il 75enne potrebbe aver aperto la porta a qualche persona che conosceva, magari senza pensare a cosa stesse andando incontro. Può persino essere che qualcuno abbia funto da esca e che poi siano penetrati in casa altri soggetti inaspettati.  Sono solo ipotesi, sia chiaro. Ma che vi fosse l’intenzione di aggredire, almeno di ferire, se non proprio uccidere, lo dice il modo in cui il corpo dell’uomo, vedovo da una decina d’anni, è stato ritrovato.     

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