Cronaca

Condannato a sei anni l'uomo accusato di aver adescato e violentato minori

Avrebbe adescato la sua vittima, una sedicenne (all'epoca dei fatti), tramite un social network, per poi corteggiarla e, una volta carpita la sua fiducia, violentarla. Giuseppe Baglivo, 62enne di Tricase, ex dipendente comunale, è stato condannato a sei anni in abbreviato

LECCE – Avrebbe adescato la sua vittima, una sedicenne (all’epoca dei fatti), tramite un social network, per poi corteggiarla e, una volta carpita la sua fiducia, violentarla. Giuseppe Baglivo, 62enne di Tricase, ex dipendente comunale, si sarebbe spacciato per un giovane e piacente fotomodello di 21 anni (alias Michele), instaurando con la presunta vittima una relazione basata su lunghe conversazioni telefoniche (spesso a sfondo sessuale) o via chat. Oggi il 62enne, accusato di violenza sessuale, è stato condannato a sei anni nel giudizio con rito abbreviato celebrato dinanzi al gup Annalisa De Benedictis. Una condanna su cui, con ogni probabilità, hanno pesato anche i precedenti dell’imputato.

Secondo quanto ipotizzato dall’accusa, del fascicolo è titolare il sostituto procuratore Carmen Ruggiero, Baglivo avrebbe avvicinato una 16enne spacciandosi come un amico di Michele (il fantomatico fotomodello con cui la ragazza credeva di avere una relazione) e, con la scusa di consegnarle un regalo per conto dello stesso, l’avrebbe convinta a salire a boro della sua auto. Auto in cui, dopo aver raggiunto un luogo isolato, l’avrebbe poi violentata.

Gli abusi si sarebbero verificati anche in altre occasioni, in un’abitazione dell’indagato. L’uomo, al riparo da occhi indiscreti, avrebbe costretto la giovane vittima a “compiere atti di autoerotismo utilizzando oggetti vari, a farsi fotografare e filmare in atteggiamenti erotici, e a subire rapporti sessuali”, minacciando ritorsioni se si fosse rifiutata. Poi, per evitare denunce e guai giudiziari, avrebbe ordinato alla 16enne di non raccontare a nessuno dei loro incontri, altrimenti “sarebbe stato peggio per lei e la sua famiglia”.

In alcuni cd-rom trovati in possesso del 62enne, gli inquirenti avrebbero scoperto “molteplici immagini e filmati, realizzati anche mediante web-cam, ritraenti” una minorenne “nel compimento di atti di autoerotismo e ostentazione degli organi genitali”.

Anche in questo caso l’uomo, dopo aver intrapreso con la ragazza, attraverso un falso profilo (spacciandosi per Gianni, giovane e piacente fotomodello ventenne), una relazione basata su lunghe conversazioni telefoniche e virtuali, avrebbe consumato con lei rapporti sessuali.

I fatti contestati sarebbero avvenuti tra il 2009 e il 2011. Le accuse ipotizzate nei suoi confronti sono di sostituzione di persona, pornografia minorile, detenzione di materiale pedopornografico, e violenza sessuale. L’imputato, assistito dagli avvocati Giampiero Tramacere e Andrea Sambati, ha sempre respinto ogni accusa. 

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