Criminalità ambientale: la Puglia al quarto posto nella classifica dei reati

Sono 2 mila e 437 le infrazioni. Nel Salento peculiare il caso del cemento: gli abbattimenti su iniziativa della Procura

BARI – L’introduzione della nuova legge sugli ecoreati e l’inasprimento dell’azione repressiva sembrano aver dato i primi frutti, tanto che giungono segnali incoraggianti di un’inversione di tendenza nella lotta all’ecomafia ed agli ecoreati. Nel 2015, infatti, sono diminuiti gli illeciti ambientali anche se il dato complessivo - 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora – continua a destare preoccupazione. Nonostante il calo complessivo continua a crescere, infatti, l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso (Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) nelle quali si commettono la metà dei reati su scala nazionale. Da un lato sono in calo le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti, d’altra parte crescono gli illeciti nella filiera agroalimentare, i reati contro gli animali e soprattutto gli incendi. In calo il business delle ecomafie nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente.

Sono questi, in sintesi, i numeri che emergono da Ecomafia 2016 di Legambiente, edito da Edizioni Ambiente con il sostegno di Cobat, presentato oggi a Roma al Senato e contemporaneamente a Bari, dove i dati pugliesi sono stati illustrati da Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Antonio Maruccia, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Lecce, Giuseppe Volpe, procuratore della Repubblica di Bari, e dei rappresentanti regionali delle forze dell’ordine.

“I numeri pugliesi del Rapporto Ecomafia 2016 ci consegnano la fotografia di una regione in cui le illegalità ambientali sono in netto calo: la Puglia passa dal primo al quarto posto con 2 mila e 437 infrazioni accertate, mentre lo scorso anno erano ben 4 mila e 499. Inoltre, diminuiscono i reati legati al ciclo dei rifiuti e del cemento, quelli contro la fauna mentre preoccupano gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare. Sul dato ha inciso anche l’impegno della Procura di Bari sulle strategie di contrasto al traffico internazionale illecito di rifiuti e della Procura di Lecce sull’abbattimento degli immobili abusivi – commenta il presidente Tarantini - . A questo si aggiunge il lavoro di monitoraggio e controllo svolto in tutta la regione dalle forze dell’ordine, coordinate operativamente grazie ad un accordo quadro promosso e finanziato dalla Regione e che si avvale delle competenze scientifiche di Cnr e Arpa Puglia. Un lavoro di squadra che sta dando i suoi risultati”.

Nella classifica provinciale dell’illegalità ambientale si piazzano al settimo posto Foggia al decimo Bari. Tracciando un bilancio dei primi otto mesi di applicazione della nuova legge 68 del 2015, le forze dell’ordine hanno accertato 62 infrazioni, denunciato 79 persone ed effettuato 28 sequestri.

Nel ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia scende al quinto posto, con 457 infrazioni accertate. I sequestri hanno riguardato sia le numerose discariche illegali di eternit, laterizi, pneumatici fuori uso ma anche quelle di rifiuti solidi urbani, a causa della loro cattiva gestione. Dal punto di vista delle tipologie di rifiuti sequestrati, dalle forze dell’ordine, quasi il 44 percento è rappresentato da fanghi di depurazione.

C’è poi la dimensione transnazionale della Puglia, cerniera tra l’Europa, i Balcani e il Medio Oriente, che l’ha trasformata in una base logistica per traffici di rifiuti costituiti principalmente da rottami ferrosi, materiali plastici, rifiuti elettrici ed elettronici, carta, cartone e vetro. A tal proposito, è importante sottolineare che la Procura di Bari da diversi anni è impegnata sul contrasto ai trafficanti internazionali di rifiuti, raggiungendo buoni risultati grazie alla scelta di creare sinergie fra le forze dell’ordine nazionali e quelle estere.

Nella classifica dell’illegalità nel ciclo del cemento, la Puglia scende al quinto posto con 432 infrazioni accertate. Ma anche se diminuiscono i reati legati al ciclo del cemento, gli interventi di abbattimento sono sporadici, frutto della sola iniziativa delle procure. Peculiare è proprio la situazione nella provincia di Lecce, dove la Procura della Repubblica promuove ed esegue le demolizioni con sentenza definitiva in autonomia.

Su circa mille e 500 sentenze (calcolando quelle emesse negli ultimi otto anni) sono stati demoliti 250 immobili e ne sono stati programmati cinquanta, di cui circa trenta avverranno per iniziativa degli ex proprietari. Si tratta soprattutto di case lungo le coste a Otranto, Tricase, Santa Maria di Leuca, Gallipoli, Porto Cesareo e Ugento.

Preoccupano, invece, gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare. Numerose le operazioni portate a termine nel 2015 dagli uomini del Corpo Forestale dello Stato del Comando Regionale Puglia mirate a garantire la sicurezza agroalimentare e a tutelare i consumatori da frodi e contraffazioni.

Per quanto riguarda il racket degli animali la Puglia scende al quinto posto. Ma il peggior nemico dell’ambiente rimane senz’altro la corruzione: gli appalti pubblici nel settore dell’ambiente sono tra quelli più esposti alla corruzione e alla criminalità organizzata. 

Sul fronte dell’archeomafia, nel territorio pugliese continua lo scavo clandestino ad opera dei tombaroli, un’attività illecita intorno alla quale ruotano enormi interessi economici e commerciali e sulla quale sta efficacemente intervenendo il comando dei carabinieri di Bari, che in molti casi ha recuperato numerosi reperti archeologici.

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“Dopo la legge sugli ecoreati e quella sulle agenzie ambientali – conclude Tarantini  – è fondamentale che il Parlamento approvi altre leggi che: c’è bisogno con urgenza della legge sui delitti contro gli animali, della norma per semplificare l’abbattimento degli ecomostri, di quella contro le agromafie e della costituzione di una grande polizia ambientale che faccia tesoro dalle migliori esperienze maturate dall’Arma dei carabinieri e dal Corpo forestale dello Stato”.

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