Famiglie con bimbi piccoli, zaini in spalla e valigie: all'alba sbarco a San Cataldo

Una mattinata particolare per chi si è trovato nella marina alle prime ore. Rintracciati oltre una ventina di siriani da carabinieri, polizia e guardia costiera. Negli sguardi e sulla pelle, i segni di una lunga traversata dalla Grecia. Il gommone però ha preso il largo. I trafficanti sono fuggiti

Foto di Emilio Faivre.

SAN CATALDO (Lecce) – I segni del viaggio li portano sulla pelle, nei pantaloni ancora bagnati fino al ginocchio per la discesa dall’imbarcazione, negli occhi carichi di sonno. Qualcuno sorride, altri nemmeno si accorgono che una macchina fotografica li sta immortalando. Dormono adagiati sull’asfalto, vinti dalla stanchezza. Un cane randagio si accomoda accanto a loro, fa compagnia a quei ragazzi del Vicino Oriente. 

Ci sono bimbi, anche molto piccoli. Cinque in tutto, alcuni hanno due o tre anni. Fanno tenerezza i loro sguardi inconsapevoli. Forse stanno vivendo tutto questo come uno strano gioco, accompagnati da mamma e papà. Qualcuno ha solo uno zainetto, altri intere valigie. Si sono portati tutto quello che potevano, nel sogno di una nuova esistenza lontano dalla guerra civile che sta annichilendo la Siria. Indumenti puliti e magari quei ricordi di un’altra vita, quando si poteva girare per strada senza rischiare di essere travolti da una raffica di mitra.

“Era un gommone di 12 metri”, racconta un ragazzo. Sembra un tipo sveglio, parla con qualcuno dall’altro capo del mondo, poi infila il suo smartphone in tasca e spiega in inglese i dettagli della traversata agli uomini della guardia costiera. Sono partiti dalla Grecia, almeno così racconta. La località precisa, però, non si capisce. “Omonia”, dice, più volte. Ma è una piazza di Atene. Ha poco senso. O forse no. Perché è li che probabilmente vengono radunati e poi trasferiti sulla costa. “Sei ore di traversata”, aggiunge. Sembra troppo, ma questo potrebbe far pensare a una partenza direttamente dalla capitale greca, o magari dal Pireo. “Siamo di Damasco”, sottolinea. "Siamo arrivati in Grecia con i pullman".

Ventiquattro in tutto fra uomini, donne, ragazzini e bimbi. Uno di loro, il più anziano, non parla con nessuno e sta un po’ in disparte. Lo studiano con discreto sospetto gli occhi di chi indossa una divisa. Polizia delle volanti del primo turno e carabinieri del Norm e della stazione di Santa Rosa, gli hanno trovato 2mila euro in tasca. Ma non è sufficiente per stabilire se faccia parte dell’organizzazione criminale che ha progettato il viaggio. Uno dei luoghi comuni è che i migranti siano persone ridotte alla fame. Questo non è sempre vero. Disperati, sicuramente: lo sono tutti.

Sono le 6 del mattino quando arrivano le prime segnalazioni. La marina a 11 chilometri di Lecce a quell’ora già si anima. E’ un festivo, ci sono pescatori dilettanti con le loro canne sui tratti di spiaggia libera, gruppi di ciclisti, corridori avvolti da tute attillate e lucenti. Il mare è piatto, il sole promette bene. Alcuni operai dell’Arif trovano indumenti pregni d’acqua sulla sabbia. I militari dell’ufficio locale marittimo di San Cataldo perlustrano in auto la litoranea. Il punto preciso dello sbarco non si conosce. Di barche indiziabili, neanche l’ombra. Si pensa però che siano arrivati poco prima dell’alba in località Ciccio Prete, zona che ricade nel demanio di Vernole.

Qualcuno nota movimenti di gruppi, persone spaesate. Si vede lontano un miglio che sono stranieri. Militari e agenti li fermano alla spicciolata e li radunano davanti allo svincolo per Casalabate, sulla corsia della provinciale che volge verso Lecce. E’ in città che si stanno dirigendo. Il copione è più o meno sempre lo stesso: se non li ferma nessuno, arrivano in stazione e ripartono. La tappa successiva, il nord. Poi, probabilmente, altre nazioni europee: Inghilterra, Germania. Lì hanno, magari, parenti e conoscenti.

Arriva un pullman, e la lancetta dei minuti batte ormai sulle 8,50 del mattino. Li porterà a Otranto, nel centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello”. Poi, lì si conoscerà la prossima destinazione. Il ricordo dell’immane tragedia del Canale di Sicilia è ancora fresco, freschissimo. Ma questo non fermerà i trafficanti di vite umane, i loro sporchi affari, se la politica internazionale continuerà nei suoi tentennamenti.

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E’ ora di andare. Un papà carica in spalla una bimba. Passa un'auto, rallenta, dall'abitacolo qualcuno scruta con curiosità lo strano assembramento. Alcuni giovanotti sussurrano qualche parola in arabo agli amici che dormono e li scuotono con delicatezza per svegliarli. Una donna si volta verso polizia, carabinieri, guardacoste e cronista. Saluta tutti con la mano e allarga la bocca in uno smagliante sorriso.  Benvenuti in Italia, nel giorno della Liberazione. 

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