Domenica, 16 Maggio 2021
Cronaca

Gasdotto Tap, l'invito di Emiliano al premier Conte: "Spostare l'approdo"

Nel discorso pronunciato durante l'inaugurazione della Fiera del Levante, il governatore della Puglia interviene sui temi caldi al Salento

LECCE – “A noi il gasdotto Tap non piace, ma se proprio lo dobbiamo tenere è meglio fare meno danni possibili facendolo approdare dove il gas della dorsale Snam già esiste e non 50 chilometri più a sud, per poi costruire, a spese degli italiani, il gasdotto on shore che lo riporti a Mesagne, come nella ammuina falsamente attribuita alla marina borbonica”. La questione Tap approda, inevitabilmente, nell’inaugurazione della 82esima Fiera del Levante a Bari. Nel discorso pronunciato alla presenza del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e del ministro Barbara Lezzi, il governatore della Puglia, Michele Emiliano, invita il governo a rivedere i piani sul gasdotto. Nel suo discorso, però, il pemier Conte non interviene sulla vicenda Tap e sull’emergenza Xylella.

La riflessione di un “cittadino comune”

Emiliano cita anche la lettera di un “comune cittadino”, uno di quei pugliesi che ogni anno lo aiutano a scrivere il suo discorso: “La gente del Sud non si vende all'industria pesante, non vogliamo Tap a San Foca, l'immunità penale dell'Ilva, non vogliamo abbattere i nostri ulivi secolari ammalati di pesticidi. Vogliamo le energie rinnovabili, un turismo, un'agricoltura ed un'enogastronomia sostenibili e di qualità e la tutela dei mari. Niente mafie, niente corruzione, niente petrolio o carbone e niente plastica o inceneritori. Un lavoro dignitoso. Il cuore del Sud è già nel futuro ed è un cuore puro, umile ma indignato, verde e solidale con chi sta peggio”.

Riconvertire l’Ilva

Sul discorso Tap si inserisce in maniera conseguenziale anche quello dell’Ilva di Taranto: “L’acquirente ha dichiarato nell’ultima riunione al Mise che l’unica cosa che impedisce la decarbonizzazione è il costo del gas. Il carbone costa poco perché chi lo vende e chi lo compra non paga i costi umani, sanitari e ambientali del suo utilizzo. Ma ho replicato che il Ministro degli Esteri dell’Azerbaijan e il vice presidente della Socar società che sta costruendo la Tap a San Foca di Melendugno, che ho incontrato alla Farnesina alla presenza del ministro degli Esteri italiano del precedente governo, si sono dichiarati disponibili a fornire uno slot supplementare di gas allo stesso prezzo energetico del carbone quale compensazione ambientale”.

La questione migranti

Il presidente Emiliano affronta anche la questione dei migranti, tema molto caro all’attuale governo: “Denatalità, fuga degli italiani dall’Italia e immigrazione di stranieri sono cose strettamente conseguenti.  Senza i nati e con la fuga di giovani che abbiamo, siamo costretti a importare mano d’opera straniera. E siccome non sappiamo gestire i flussi migratori la situazione è esplosiva, perché le persone che arrivano non le conosciamo e ci piombano in casa nella forma di naufraghi tra una mareggiata e l’altra”. Sui flussi migratori pesano gli interessi delle organizzazioni criminali, spiega il governatore, “che ricavano utili enormi da questa povera gente, semplicemente pagando un biglietto aereo o navale e avendo qualche mese di tempo per trovare un lavoro più o meno stabile, avremmo il modo di controllare il flusso migratorio molto meglio. Controllare la velocità e tempi del flusso è la differenza tra un trionfo ed un disastro, tra irrigare e subire un’inondazione”.

Emiliano ricorda l’emergenza dei grandi flussi migratori albanesi che coinvolsero la Puglia negli anni Novanta: “Ci è già successo con l’Albania: quando smettemmo di bloccare le barche in mare – ne speronammo persino una provocando un’ecatombe – e rendemmo legale il flusso sui traghetti, i nostri fratelli albanesi onesti andavano e venivano dall’Italia e quelli disonesti li identificavamo, intercettavamo e arrestavamo anche con l’aiuto della polizia albanese. Adesso dopo quasi trent’anni l’Albania è un partner commerciale della Puglia e dell’Italia straordinariamente interessante e grato all’Italia per l’accoglienza ricevuta in passato. E in nome di questa gratitudine che l’intelligenza del premier Edi Rama ha deciso di darci una mano per risolvere l’assurda crisi autoprodotta di Nave Diciotti”.

La piaga del caporalato

“Le bare dei nostri fratelli morti in due diversi incidenti stradali ad agosto – spiega Emiliano – sono state avvolte dai loro compagni di lavoro nella bandiera della Puglia e nella bandiera italiana. Perché qui abbiamo la presunzione, con mezzi limitati ed in supplenza del governo nazionale, di avere avviato con la costruzione delle foresterie per lavoratori in agricoltura (anche per gli italiani non solo per i migranti) uno spazio di accoglienza, assistenza sanitaria, mediazione culturale, che assolve ad una mancanza da parte delle aziende agricole e dello Stato che assicura non solo civiltà minima del trattamento, ma costituisce anche un mezzo efficace per assicurare controlli veri e costanti attraverso il filtro all’ingresso, consentito solo a chi è in regola con i permessi e contratto di lavoro. In questo modo si previene la commissione di reati e si toglie ossigeno, attraverso la gestione dei trasporti dalle foresterie alle aziende ai caporali, restituendo dignità alle produzioni agricole italiane”.

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