Sabato, 19 Giugno 2021
Cronaca

Accusato di aver intascato soldi nelle visite ospedaliere: medico rischia processo

Il gip ha respinto la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura per un reumatologo, ritenuto responsabile di peculato durante i controlli intra moenia

Il polo riabilitativo di San Cesario

LECCE - C'era la richiesta di archiviazione firmata dal numero uno della magistratura salentina Cataldo Motta nell'ambito dell'inchiesta che vede indagato per peculato un noto reumatologo leccese. Ma il procedimento non subirà alcuno stop perché il gip (giudice per le indagini preliminari) Alcide Maritati ha respinto l'istanza e ha disposto l'imputazione coatta. Questo significa che (entro dieci giorni) la Procura di Lecce dovrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio e se questa sarà accolta (da un altro giudice) il professionista andrà a processo, proprio come tanti suoi colleghi implicati in vicende analoghe. La storia infatti non è nuova. E' quella di professionisti che effettuano visite in intra moenia e  s'intascano la percentuale degli onorari che spetta all'Asl. E il reumatologo in questione non avrebbe fatto eccezione. Per questo era stato iscritto sul registro degli indagati per peculato dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, a seguito dell'esposto presentato da una vigilessa di Brindisi.

Ma allora qual è la novità? La novità è che, stavolta, non si tratterebbe di peculato ma di appropriazione indebita - in quanto compiuta dal professionista non nelle vesti di medico dell’Asl, ma di libero professionista - reato per il quale non sarebbe possibile procedere per difetto di querela. Sono queste le conclusioni tratte dal procuratore Motta sul caso specifico. Secondo il gip Maritati, invece, l'accusa di peculato c'è tutta ed è corretta e, anche nell'ipotesi in cui il reato fosse quello di appropriazione indebita sarebbe procedibile anche senza querela, essendoci l'aggravante della prestazione d'opera. Ma andiamo con ordine.

A dare il via all'inchiesta fu l'esposto, nel giugno 2014, di una vigilessa di Brindisi con la quale il medico aveva fissato una visita presso l’ambulatorio del polo riabilitativo di San Cesario dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Gli accertamenti svolti dal Nas dei carabinieri di Lecce avrebbero dimostrato che quello della vigilessa non era un caso isolato, ma che altri pazienti, almeno sette, avrebbero ricevuto lo stesso “trattamento”. Insomma, a quanto emerso dalle indagini, il dottore avrebbe trasgredito le disposizioni che regolano l’attività intra moenia. In particolare, avrebbe gestito personalmente le prenotazioni e lo svolgimento delle visite, ricevendo i soldi dai pazienti senza rilasciare la ricevuta e “dimenticando” di versare gli importi alla Asl.

Secondo il gip, la dimostrazione che non eseguì le visite privatamente, così come sostengono nelle memorie difensive gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto, sta nel fatto che nei riguardi di due pazienti, il reumatologo attivò la procedura di prenotazione e versò le somme all'Azienda sanitaria, seppur tardivamente (un mese dopo averli visitati). Insomma, sono queste alcune delle ragioni che hanno spinto il giudice a bocciare la richiesta di archiviazione nei riguardi del professionista che ora rischia il processo per peculato.

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