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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cronaca Surbo

Imputato per tre chili di marijuana, ma il thc è basso: condannato a un anno

Si è concluso ieri il processo con rito abbreviato nei riguardi di Gianluca Bruno, 38enne di Surbo, arrestato lo scorso maggio col padre Oliviero, per il quale è in corso il giudizio ordinario

SURBO - E’ stato condannato a un anno di reclusione Gianluca Bruno, il 38enne di Surbo arrestato insieme al padre Oliviero, di 64, noto quest’ultimo per il suo passato nel clan della Scu dei Vincenti, per la detenzione di tre chili di marijuana.

La sentenza è stata emessa ieri nel processo abbreviato dal giudice per l’udienza preliminare (gup) Marcello Rizzo, (in linea alla richiesta del pubblico ministero Alberto Santacatterina) e sebbene le motivazioni non siano ancora note, a incidere sull’entità della pena di certo è stata la bassa quantità di Thc (il principio attivo) riscontrata nella sostanza stupefacente dal perito Maria Corbelli, nominata dal gup, e dalla consulente di parte Giacoma Mongelli.

Insomma, ognuna delle trecento dosi che se ne sarebbero potute ricavare non avrebbe generato l’effetto psicoattivo della sostanza ed è stata così riconosciuta l’ipotesi meno grave del reato di spaccio. E’ su questo che si è basata la difesa rappresentata dall’avvocato Luigi Rella e sulla quale verte anche quella di Oliviero Bruno, assistito dall’avvocato Carlo Martina. Per questo, è in corso il processo con rito ordinario, dinanzi al giudice della prima sezione penale Maddalena Torelli, di cui si conoscerà l’esito, salvo imprevisti, il prossimo 6 luglio.

Ad eseguire l’arresto furono i carabinieri della stazione di Surbo con il nucleo cinofili di Modugno, che trovarono un pacco pieno di “erba”, in prossimità di un veicolo e altri due all’ingresso di casa, durante il blitz dello scorso 9 maggio.

Durante l’interrogatorio, Gianluca si assunse la paternità dello stupefacente, scagionando così il padre, ma il gip Sergio Tosi convalidò l’arresto in carcere per entrambi. La misura fu poi alleggerita in quella dei domiciliari, un mese dopo dallo stesso giudice, proprio sulla scorta della prima consulenza tossicologica, quella svolta dai carabinieri di Taranto circa la natura della sostanza, secondo la quale il livello di Thc sarebbe stato pari a 0,67.

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