In casa 400 grammi di marijuana, assolto. Condannato per la coltivazione

La marijuana non era destinata allo spaccio ma a uso personale. La coltivazione delle piante, invece, costituisce sempre reato

LECCE – I guai, per Gerardo Marra, 52enne di Tricase, erano iniziati lo scorso 5 ottobre. L’uomo era finito ai domiciliari dopo un blitz condotto dai carabinieri, che nella sua abitazione, grazie al fiuto di “Fighter”, un pastore tedesco del Nucleo cinofili di Modugno, avevano trovato sulla terrazza una piccola piantagione con sette piante di marijuana in altrettanti vasi di altezza variabile (da 1 metro e 20 a 1 metro e 60), con numerose infiorescenze ricche di principio attivo. In casa, invece, era stata trovata dell’altra marijuana già essiccata, 436 grammi pari a circa 350 dosi.

Per quei fatti Marra, assistito dall’avvocato Tony Indino, è stato giudicato con il rito abbreviato. Il gup Michele Toriello ha assolto il 52enne per la detenzione della marijuana estratta dalle piante, poiché non vi era prova che fosse destinata allo spaccio, bensì a uso personale, per alleviare i sintomi delle patologie da cui è affetto. La legge, infatti, prevede che la detenzione è punita in via amministrativa se finalizzata al consumo personale, e diventa reato solo se anche una minima parte è destinata allo spaccio.

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Marra è stato condannato a quattro mesi di reclusione e 800 euro di multa (il minimo con pena sospesa), per la coltivazione delle piantine di marijuana. Secondo la normativa vigente, la coltivazione è sempre reato, anche se destinata completamente al consumo personale. Con una recente sentenza la Corte Costituzionale ha stabilito che la coltivazione è una condotta molto più pericolosa della detenzione, poiché destinata a immettere sul mercato nuovi quantitativi di stupefacente. Dopo la sentenza, il 52enne è tornato in libertà.

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