rotate-mobile
Martedì, 9 Agosto 2022
Violate le linee guida regionali / Scorrano

Autorizzazione “forzata” per il lido del senatore: sindaci rieletti e già nella bufera

Nell’inchiesta che ha coinvolto Ruggeri anche i due primi cittadini di Otranto e Scorrano nel mirino per la vicenda di un atto falso interno alla procedura di autorizzazione per il ripascimento di Atlantis

SCORRANO/OTRANTO – Appena rieletti e già nel mezzo di una bufera giudiziaria: il destino di Pierpaolo Cariddi e Mario Pendinelli, primi cittadini di Otranto e Scorrano, usciti vincitori dalle competizioni elettorali dello scorso 12 giugno, è ora accomunato non dai sorrisi post trionfo ma dai contorni controversi dell’inchiesta, che ha portato al blitz della guardia di finanza e alla scoperta di un complesso sistema di corruzione nella sanità, di traffico di influenze illecite e falso ideologico, coinvolgendo l’ex senatore salentino, Salvatore Ruggeri, e altri nomi illustri della politica locale.

I due sindaci, raggiunti da misura cautelare (per Cariddi di divieto di dimora e per Pendinelli di obbligo di dimora), risultano coinvolti in un filone diverso da quello più eclatante e relativo alla sanità, ma che pesca sempre in quella che, secondo gli investigatori, sarebbe una gestione personalistica del “bene pubblico”: nello specifico, riguarda il “confezionamento” in favore dello stesso Ruggeri di un atto falso, interno alla procedura di autorizzazione in violazione delle linee guide regionali, per il ripristino dell’arenile del lido Atlantis, collocato in zona Porto Craulo e di proprietà dello stesso politico locale, effettivo titolare della struttura, anche se non ricopre la carica di amministratore unico dal 23 aprile 2012.

Una vicenda che ha a che fare con conflitti d’interesse e vantaggi personali sulla base dell’esercizio di un’influenza dovuta al ruolo ricoperto e soprattutto con la complicità e la condiscendenza di amministratori pubblici e funzionari.

E che il ripascimento del lido abbia comportato non poche anomalie, in barba alle regole, secondo gli investigatori, lo attesterebbe l’ordinanza, che parla di “un tortuoso provvedimento autorizzativo” con “dinamiche gravemente viziate” finalizzate ad ottenere il via libera alla procedura. Nel testo, si parla senza fronzoli di continue “pressioni” che l’ex senatore avrebbe esercitato sugli enti pubblici coinvolti e con la disponibilità di funzionari e amministratori, a partire, appunto, dai due neo sindaci, a lungo legati politicamente allo stesso Ruggeri.  

I fatti

Nello specifico, il 27 aprile 2020 viene presentata e inviata alla Provincia di Lecce l’istanza d’autorizzazione all’intervento, firmata dall’attuale amministratore del lido, corredata dai progetti. L’intervento, stando alle linee guida regionali, non sarebbe stato possibile, in quanto sono previste due procedure per ottenerla: quella ordinaria, con domande che andavano presentate entro marzo 2020, e d’urgenza, in caso di eventi metereologici di natura eccezionale e imprevedibile, che non si erano, però, verificati.

Per questo motivo e nonostante Ruggeri abbia cercato il presidente della Provincia di Lecce, Stefano Minerva, per informarlo e sollecitarlo sull’istanza, la richiesta riceve parere negativo il 13 maggio successivo, con provvedimento del servizio tutela e valorizzazione ambientale, in cui si specifica che “i soggetti legittimati alla proposizione e all’attuazione di tali interventi sono individuati nei Comuni”.

Da quel momento, l’ex senatore, stando alle ricostruzioni dell’inchiesta, inizia un’opera pressante nei confronti del sindaco di Otranto e del responsabile dell’area tecnica, Emanuele Maggiulli (tra le persone finite ai domiciliari) per ottenere l’autorizzazione. E, stando alle osservazioni degli investigatori, dal quadro emergerebbe la piena disponibilità del primo cittadino e del dirigente ad assecondare le richieste “pur – si legge nell’ordinanza - nella consapevolezza di violare la legge”: a testimonianza di ciò, secondo la ricostruzione della finanza, ci sarebbe una conversazione telefonica in cui il sindaco, pur dicendosi pronto ad accogliere la richiesta con la garanzia dell’avallo della Provincia, sottolinea allo stesso assessore pugliese le numerose carenze e lacune dei progetti, allegati nell’istanza a fronte della specificità tecnica imposta dalle linee guide regionali.

Il 20 maggio, l’istanza viene presentata a Palazzo Melorio, e, nonostante un primo rinvio della giunta che doveva approvarla, dalle conversazioni tra Ruggeri e l’amministratore del lido emerge la predisposizione della delibera necessaria, con la certezza che venga consegnata entro il primo giugno. L’ex senatore, convinto dell’esito favorevole della richiesta, ordina all’amministratore di allertare la ditta incaricata per eseguire gli interventi tramite idrovora. Effettivamente il 29 maggio la delibera passa: l’insistenza sulla Provincia di Lecce, permette di ottenere il via libera entro due giorni dal ricevimento della richiesta, ovvero il 5 giugno. Palazzo dei Celestini, tuttavia, nel rilasciare la determina dirigenziale, pone al Comune la condizione di documentare l’evento eccezionale della mareggiata, all'origine della riduzione dell’arenile, indicandone le date e l’intensità, in ossequio sempre alle linee guide regionali.

La capacità di condizionamento dell’azione pubblica da parte di Ruggeri, secondo l’accusa, emergerebbe proprio nella capacità di far approvare l’atto, senza che vi siano i presupposti necessari, ricorrendo ad un artificio motivazionale per garantire l’ottenimento dell’autorizzazione.

Il dirigente dell'ufficio tecnico del Comune idruntino, infatti, con una nota dell’8 giugno, trasmette l’autorizzazione provinciale alla Regione, alla Capitaneria di porto di Gallipoli, all’ufficio circondariale marittimo di Otranto e all’Arpa, rappresentando la necessità dell’intervento non a seguito di una specifica mareggiata eccezionale, ma “viste le caratteristiche del tratto del litorale interessato, a seguito di diversi e continui eventi meteorici con vento dal nord che hanno caratterizzato la stagione invernale e che hanno portato a una riduzione della profondità del litorale sabbioso”: sarebbe questo, per gli inquirenti, un meccanismo per bypassare con una “motivazione pretestuosa” il provvedimento della Provincia.

Sulla strada dell’iter autorizzativo, però, c’è un nuovo ostacolo: è l’allora comandante dell’ufficio circondariale marittimo di Otranto, Pietro Vicedomini, che con una nota del 15 giugno, richiama la normativa regionale e rilevava l’assenza delle condizioni di legge per procedere all’intervento di ripascimento.

Ruggeri non si arrende e ricorrendo alla mediazione di Mario Pendinelli, all’epoca consigliere regionale in quota Udc, cerca di aggirare il problema, facendo contattare ed incontrare il comandante di Gallipoli, Ernesto Macrì (che non risulta indagato). Dalla conversazione emergerebbe il suggerimento di un nuovo stratagemma per ottenere l’approvazione: appellarsi all’emergenza Covid, causa del blocco di tutte le domande di autorizzazione e, quindi, con la necessità di prorogare i termini previsti.

Nella foga, Ruggeri, si rivolge sia al Comune che alla Regione, contattando Costanza Moreo (non indagata), dirigente del servizio Demanio, di cui parla in questo modo: “C’è la Moreo, che ho il marito che è un mio collaboratore della mia struttura”. Il riferimento è al consorte della funzionaria, che all'epoca lavorava alle dipendenze dell’assessorato alla Sanità, di cui lo stesso ex senatore salentino era il responsabile: attraverso il neo sindaco di Scorrano, il politico di Muro Leccese fa illustrare la complessità della situazione alla donna con riferimento alle linee guida e prospettando una soluzione da individuare. La funzionaria coglie, però, la forzatura, ricordando di non poter alterare quelle che sono le linee guida vigenti, ma appena sente Ruggeri, si mette a disposizione, suggerendo di chiedere che il Comune di Otranto comunichi alla Regione la paralisi dell’attività amministrativa per via dell'emergenza sanitaria covid.

Tocca ancora a Pendinelli vestire i panni del mediatore, interloquendo con Cariddi per chiarire come operare: il giorno dopo, il dirigente Maggiulli sottoscrive la nuova richiesta di autorizzazione indirizzata al Servizio demanio con alcune pratiche relative al ripristino degli arenili da poter effettuare entro il 1° maggio e, all’interno, quattro istanze, tra cui quella dell’Atlantis e del vicino lido Fuorigrotta.

A riprova dell’atto in favore di Ruggeri, ci sarebbe che gli interventi, relativi alle altre due istanze presenti nella richiesta, siano stati autorizzati solo nel settembre 2020. E, in contraddizione con la paralisi amministrativa da covid, ci sarebbero da marzo e maggio ben 369 provvedimenti comunali.

Il 16 giugno, la Regione, predispone una missiva a firma della stessa funzionaria del Demanio, evidenziando il carattere d’urgenza della situazione: dopo 24 ore, l’informativa arriva all’ufficio marittimo idruntino e alla Provincia. Ma il comandante Vicedomini non autorizza l’interdizione alla navigazione nel tratto di mare interessato dai lavori d’idrovora, tanto da suscitare l’ira di Ruggeri, pronto a denunciarlo per “abuso d’ufficio”. Pendinelli lo calma, ricordandogli il conflitto d’interessi: “Però tu sei direttamente interessato, Totò, perché sei il proprietario del lido, capito?”

“Mo lo faccio chiamare dal sindaco”, sbotta l’ex senatore che trova ancora una volta l’aiuto del primo cittadino. “Domattina lo incontro”, rassicura Cariddi. “Va bè allora domani mattina digli, qua tengo il Comune mio che sta in sofferenza, tieni tutte le autorizzazioni, firma questa ordinanza, fai questa ordinanza”, incalza Ruggeri.

Il giorno seguente Maggiulli inoltra la richiesta di emissione dell’ordinanza per l’interdizione della balneazione dell’area interessata dagli interventi: il 25 giugno arrivava l’ok e il Comune procede. Un ultimo problema si presenta col blocco dei lavori per un sequestro eseguito presso il lido Fuorigrotta e la necessità di una proroga interdittiva: Ruggeri chiede ancora a Pendinelli di fargli di tramite e di chiamare il comandante di Gallipoli. Alla fine, dopo un estenuante iter, l’ordinanza che permette l’esecuzione dell’intervento c'è. Ma, per gli inquirenti, le pressioni e il percorso autorizzativo prefigurano, con il contributo rilevante dei due sindaci e del dirigente comunale, il reato di falso ideologico in atto pubblico.

Le parole di Cariddi

In serata, è arrivata una nota del sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi, che affida le sue considerazioni in merito al proprio coinvolgimento ai legali, Mauro Finocchito e Gianluca D’Oria. Gli avvocati specificano che per il primo cittadino in carica sia stata applicata la misura del divieto di dimora nel proprio comune di residenza “in relazione ad un unico episodio, risalente al maggio 2020, che la Procura ha ritenuto di contestare nell’ambito di detto filone giudiziario, ma che nulla ha a che vedere con quel presunto sistema di ‘favoritismi’ collegato ad ipotesi corruttive, enfaticamente riportato dagli organi di stampa”.

“Al sindaco Cariddi – spiegano gli avvocati - viene infatti contestata una ipotesi di falso ideologico in atto pubblico in relazione ad una nota, a firma dell’allora responsabile dell’ufficio demanio del Comune di Otranto, indirizzata alla Regione Puglia, con la quale è stato richiesto parere circa gli interventi di sistemazione dell’arenile da effettuarsi, in deroga al periodo ordinario previsto nelle linee guida regionali, nella zona a nord della baia cittadina, tra spiagge pubbliche libere e spiagge in concessione. Richiesta di parere che era stata suggerita dagli responsabili degli Enti (Demanio Regione Puglia e Capitaneria di Gallipoli) preposti al rilascio e al controllo delle autorizzazioni. Autorizzazioni all’esecuzione dei lavori che sono puntualmente pervenute dalla stessa Regione Puglia e dalla Provincia di Lecce”.

“Lo slittamento dei termini richiesto regolarmente – aggiungono - è stato necessario, nella stagione 2020, a causa del prolungato lockdown imposto dalla pandemia che non ha consentito di sistemare le spiagge se non a partire dalla ordinanza del Presidente Emiliano del 15 aprile 2020, per cui è stato impossibile rispettare il periodo 1 marzo – 1 maggio”.

“Nel ribadire la oggettiva estraneità ai fatti illeciti presunti e contestati al nostro assistito – affermano i legali difensori - confidiamo che lo stesso potrà chiarire in tempi brevi la propria posizione e dimostrare l’infondatezza delle accuse che gli vengono mosse. Da una prima lettura degli atti di causa sembrerebbe, infatti, emergere con chiarezza che il coinvolgimento del nostro assistito si fondi su un equivoco normativo che riteniamo potrà essere chiarito già dalla prima occasione utile”.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Autorizzazione “forzata” per il lido del senatore: sindaci rieletti e già nella bufera

LeccePrima è in caricamento