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Venerdì, 24 Maggio 2024
Cronaca Viale dell'Università

Bendati per una mattinata, per ascoltare la strada con un cieco

Un itinerario al buio che si è snodato per le vie principali del centro con la compagnia di Davide Dongiovanni, informatico di 35 anni, cieco da quando ne aveva dieci, per svelare gli infiniti ostacoli della gimkana urbana

LECCE - Se "l'essenziale è invisibile agli occhi", come in un'inflazionata citazione di saintexuperiana memoria, disagi (e alcuni privilegi) dei non vedenti si notano eccome. Se c'è qualcuno che, nella città di Lecce, si rifiuta di vedere, è  l'occhio indolente dell'mmaginario comune. Quello che si nutre di luoghi comuni, sfiorando spesso l'inerzia.

Bendandosi per una mattinata, per trascorrerla  in una giungla metropolitana irta di ostacoli ed insidie, ci si può riappropriare se non del panorama completo, quanto meno dello "skyline" della vita di ciechi e ipovedenti in città.  E' l'esperimento che ha intrapreso la nostra redazione. Occhi bendati e coperti da una fasciatura. Ingoiati dall'oscurità nonostante il sole cocente, e il giro è cominciato, partendo dalla biblioteca "Studium 2000", dove lavora Davide Dongiovanni, informatico leccese di 35 anni, che ha studiato a Bologna, non vedente da quando ne aveva dieci. Che, per l'occasione, si è anche prestato al ruolo di guida, in quello che è stato un tour di iniziazione al buio nella zona compresa tra Porta Napoli e viale Michele De Pietro, attrevrsando le strade pricnipali del centro storico.

Appena usciti dal l'edificio universitario, nei pressi del cimitero comunale, muniti di bastone, subito il primo intoppo: un'a1-606-45uto in sosta  proprio a ridosso dello scivolo per disabili al quale corrisponde anche la serie di strisce pedonali. E via con il primo battesimo nell'inciviltà cittadina. Utile  rammentare, per dovere di cronaca che per le vie cittadine, ad ogni rampa, non corrisponde necessariamente un attraversamento per pedoni. Il vintage di alcuni marciapiedi, datati e  sconnessi, certamente non agevola l'orientamento di un non vedente, abituato a muoversi con il cane o, nel maggiore dei casi, con l'aiuto del proprio bastone.

Questo inseparabile ausilio, tuttavia, consente di individuare gli ostacoli che partono dal basso, ma non quelli posti, ad esempio, all'altezza del bacino, delle spalle o della testa. L'anarchia con la quale sono parcheggiati scooter e biciclette, rigorosamente sui marciapiedi, non incoraggia le passeggiate. Discorso analogo per quel proliferare di stand commerciali, con ninnoli e souvenir in vendita che, piazzati nella zona dell'ateneo, intralciano i percorsi, diventando pericolosi quasi quanto le persiane delle case al pian terreno, spalancate sulle vie. O come gli angoli, aguzzi e sporgenti, delle panchine in cemento che costellano piazze e slarghi del centro.

Le rotatorie non costituiscono un rischio minore di un attraversamento stradale più "lineare". A dimostrarlo è stato proprio Davide, la guida, che quando se ne trova di fronte una, preferisce "dilatare il tragitto, piuttosto che mettere a repentaglio l'incolumità", lanciandosi a ridosso di questi esempi di nuova urbanistica non sempre funzionali. Per scansare o semplicemente riconoscere un bus che arriva (perché, Ça va sans dire,  le linee urbane non sono equipaggiate di strumenti per non vedenti, come il segnalatore del numero della corsa, o il tragitto) la vista non basta. Non è sufficiente. Oltre ad insegnare come ci si comporta davanti ad umezzo che non accenna ad arrestarsi (ci si ferma una manciata di secondi in più, per essere certi che il rumore del veicolo non ne copra un altro in arrivo), Davide ha sviluppato la propria abilità nel distinguere i mezzi pubblici persino nelle giornate di  vento, con raffiche che distraggono, o in quelle particolarmente assolate in cui i condizionatori dei veicoli, farebbero confondere il rombo di un'auto con quello di un tir. Davide ha spiegato come cogliere le differenze.

Piccole, per nulla dispendiose misure come segnalatori acustici istallati a ridosso dei  semafori, a bordo dei  mezzi urbani (neppure il più recente filobus ne è provvisto). Sistemi di cui dovrebbero essere dotati anche gli ascensori, con la voce di segnalazione del piano raggiunto. Per non parlare delle tastiere braille. Assenti persino negli uffici pubblici, figurarsi sui mezzi.

Che l'amministrazione comunale, e gli enti locali  in generale, debbano intervenire con urgenza, con infrastrutture ed interventi adeguati per agevolare i non vedenti, non è che un'ovvietà. Alcune città italiane si sono già mostrate più virtuose della pianeggiante Lecce che, per propria conformazione geografica, potrebbe consentire giornate  più comode ai residenti che hanno perso la vista. I centri di Bologna e Milano, per esempio, che vantano un numero di abitanti decisamente maggiore di quello del capoluogo salentino, hanno mosso i primi, timidi passi verso l'autonomia dei non vedenti. Quanto meno negli spazi pubblici. Pubblici, appunto. Poiché la vita privata di un cieco apre un secondo mondo, non meno complesso. Basti pensare a quando ci si reca in un supermercato e tocca individuare la data di scadenza di un prodotto. O quando si deve prestare più attenzione del dovuto nel distinguere una banconota e una moneta. O come quando si vorrebbe leggere un giornale on-line, il sito del Comune o della Provincia, e lil portale non è dotato di link appositi, della famosa seconda versione prevista nei siti istituzionali dalla cosiddetta "Legge Stanca", la numero 4 del 2004, sull'accessibilità al web. Interessante,  a questo proposito, un progetto ideato da un altro leccese, Vincenzo Rubano,  www.titengodocchio.it, con il fine di monitorare la legalità nel mondo web, dove i cybernauti possono segnalare i portali inaccessibili.

Solo nella provincia di Lecce i non vedenti si aggirano intorno ai 4mila. Non è un numero esiguo. L'Unione italiana dei ciechi, che nella città barocca conta circa mille e 300 iscritti, deve sopperire alle mancanze statali, offrendo supporto con accompagnatori propri. Che non sono sufficienti. "Se prima era possibile ottenere un sostegno dal Servizio civile nazionale, ora non si fa leva neppure su quello" ha spiegato il portavoce leccese, Antonio Maggiore, che ha aggiunto "siamo passati dalla decina di volontari dello scorso anno, al nulla. Neppure un accompagnatore. Mentre le richieste continuano ad aumentare, giungendo non solo dagli associati, ma da tutto il tacco". Ma sulla socialità, non si finisce di puntare. L'Unione ciechi organizza, infatti, svariati  tornei di calcio (il team leccese ha ottenuto il riconoscimento di campione d'Italia) per non vedenti, biciclettate in tandem (coppie composte da un vedente e un cieco), partite a carte, corsi di piscina o persino le cene al buio, allargate a chiunque, per sensibilizzare ad un nuovo approccio sensoriale, quasi sinestetico, che nulla a che vedere con quello, occhio-centrico, inglobato dalla società post-moderna. Non si tratta di vissuti monchi, esperienze rarefatte o amputazioni emotive, è un altro mondo che diviene possibile. Come è stato possibile l'ascolto della strada per una sola mattinata, con una benda sugli occhi.

Un vero e proprio percorso ad ostacoli

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