Cronaca

Indagini nella Asl di Lecce, così è partito il terremoto che ha travolto la giustizia salentina

I retroscena dell’inchiesta “Favori&Giustizia” nelle motivazioni della sentenza di condanna dell’ex pm. Per i giudici, il regista degli scambi illeciti era Carlo Siciliano, indagato per corruzione e concussione in un altro procedimento

LECCE - Il collaudato sistema di scambi di favori illeciti tra dirigenti e medici della Asl di Lecce e il sostituto procuratore Emilio Arnesano è stato ricostruito nell’ambito delle indagini relative a un altro procedimento che interessa Carlo Siciliano, direttore del dipartimento di Medicina ed igiene ambientale dell’Asl di Lecce.

Lo raccontano i giudici del tribunale di Potenza nelle 124 pagine con le quali motivano la decisione di condannare il magistrato salentino a nove anni di reclusione per aver svilito la propria funzione in cambio di battute di caccia, posti di lavoro per familiari e amici, corsie preferenziali per visite mediche e sesso con giovani avvocatesse.

All’origine dell’inchiesta “Favori&Giustizia”, dunque c’è un precedente procedimento in cui Siciliano è indagato per concussione e corruzione di titolari di associazioni impegnate in attività di soccorso pubblico, riguardo al servizio di emergenza del 118 in convenzione con l’Azienda sanitaria.

In particolare, il reato di concussione sarebbe stato commesso con minacce di revoca della convenzione e di esiti negativi delle verifiche di idoneità delle apparecchiature delle autoambulanze, qualora le associazioni non avessero nominato Siciliano come medico competente e non avessero scelto i fornitori dallo stesso indicati.

Quanto alla corruzione, invece, riguarderebbe la promessa di assegnazione di nuove postazioni del servizio del 118 al titolare di una di queste associazioni, in cambio delle stesse utilità.

Su queste vicende sono ancora in corso le indagini che coinvolgono anche Maurizio Scardia, responsabile del servizio 118 dell’Asl. Ma non finisce qui.

Siciliano risulta indagato, in concorso con altri, per un ulteriore reato di corruzione nei riguardi del titolare di un’impresa di vigilanza, al quale sarebbe stato assegnato il servizio relativo alle postazioni di guardia medica nella provincia di Lecce in cambio dell’assunzione di un suo amico come guardia giurata.

E’ proprio emilio-arnesano-3-2-2attraverso le microspie piazzate nel nosocomio salentino per fare luce su questi episodi che gli inquirenti sono riusciti a risalire alla vicenda ritenuta cruciale nel processo celebrato a Potenza :la vendita, il 14 luglio 2014, a un prezzo di estremo riguardo (28mila euro anziché 45mila) di una barca di 10 metri da parte di Siciliano al magistrato che poi per riconoscenza si sarebbe messo a “disposizione” anche per i suoi amici e colleghi. Tra questi c’è Ottavio Narracci, ex direttore della Asl di Lecce, che il pubblico ministero avrebbe agevolato nel processo in cui rispondeva di peculato e abuso d'ufficio, terminato nel febbraio 2017 con la sua assoluzione.

Per la difesa del magistrato, rappresentata dagli avvocati Luigi Covella e Luigi Corvaglia, sarebbe infondato l’intero impianto accusatorio perché basato sull’acquisto di un’imbarcazione avvenuto sette anni fa e i cui effetti illeciti si sarebbero verificati non nell’immediato, ma solo dopo un lungo periodo, tra il 2017 e il 2018. Insomma, seguendo il loro ragionamento, non è dimostrabile che Siciliano applicò uno sconto per conquistarsi la benevolenza del pm in procedimenti giudiziari che in futuro avrebbero coinvolto suoi colleghi.

Ma i giudici sul punto non hanno dubbi, riportando nella sentenza la conversazione in cui Siciliano avrebbe ammesso che proprio quella vendita cementò il rapporto tra lui e il pm, instaurando una “comunione di sensi… indissolubile”.

In un altro passaggio, si legge ancora che “Arnesano era un magistrato a completa disposizione di Siciliano e, per questa ragione, teneva una sequela di comportamenti inerenti la sua attività giudiziaria, tutti chiaramente funzionali agli interessi del gruppo di potere che lui tutela. Gruppo di potere, o meglio la “Famiglia”, termine che per le modalità in cui viene utilizzato (come pseudonimo nelle chat con Narracci, ndr) assume connotati inquietanti e un significato inequivocabile, evocativo di ambienti massonici”.

Insomma, per il collegio presieduto dal giudice Federico Sergi, è l’ex pm “il protagonista di questa triste e allarmante vicenda giudiziaria”, ma il regista sarebbe stato l’ex direttore del dipartimento di Medicina: “I reati erano spesso orditi e programmati nella stessa “cabina di regia”, ovvero nell’ufficio di Carlo Siciliano all’interno dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce e nel locale adibito a ristoro ad esso adiacente, nella quale si concludevano accordi e si studiavano le strategie criminali sotto l’abile e fattiva regia di quest’ultimo, con le medesime modalità e sistematicità delle condotte, ovvero sfruttando la fitta e consolidata rete di relazioni che Siciliano intesseva con i suoi amici e colleghi dirigenti, sia medici che amministrativi, tra i quali Giorgio Trianni, Ottavio Narracci, Luigi De Santis, dirigente dell’Area Patrimonio, nonché Maurizio Scardia, responsabile del servizio del 118 della Asl di Lecce”.

Quanto al primario di neurologia Trianni, accusato di aver goduto dell’aiuto del pm nel procedimento relativo al sequestro della sua piscina abusiva, offrendogli in cambio due battute di caccia in Basilicata, dal costo di 700 euro ciascuna, la vicenda si è chiusa con un patteggiamento a un anno e 10 mesi, col beneficio della pena sospesa, più risarcimento del danno di 50mila euro al ministero della Giustizia.

Per Siciliano e Narracci, invece, il processo (in cui erano assistiti dagli avvocati Amilcare Tana, Nicola Buccico, Gianni De Pascalis e Cesare Placanica) è proseguito con il rito abbreviato e si è concluso con la condanna a 5 anni per l’uno e 3 anni e otto mesi per l’altro.

Assoluzione del medico Rollo, i giudici: “Uno stacanovista, non compariva mai nella cabina di regia”

La Procura di Potenza aveva chiesto una condanna a quattro anni e mezzo per il primario di ortopedia del Fazzi Giuseppe Rollo, sostenendo che ci fosse un nesso tra le richieste di archiviazione di due procedimenti per colpa medica in cui lo stesso era indagato e di uno dei quali era titolare Arnesano, e la telefonata con la quale mostrava disponibilità a contattare un chirurgo del Policlinico di Modena per anticipare l’operazione di un parente del pm.

Ma i giudici lo hanno assolto, ritenendo che invece fosse “estraneo agli interessi illeciti e persino agli svaghi della cerchia di amici di Siciliano. Egli non compariva mai nella “cabina di regia” di Siciliano, ovvero nel locale adibito a ristoro, nella quale si tramavano e si concordavano strategie relative a detti affari, non condivideva con loro la partecipazione ad attività venatoria o alle gite organizzate in dette occasioni e, al contrario, risultava essere uno stacanovista, al punto che il suo impegno in sala operatoria era così assorbente, che persino i suoi colleghi incontravano estrema difficoltà a reperirlo”.

Nell’ambito dell’inchiesta, Rollo finì ai domiciliari e fu rimesso in libertà quattro mesi dopo dalla Corte di Cassazione, alla quale si rivolsero gli avvocati difensori Ladislao Massari e Renata Minafra per assenza di gravi indizi di colpevolezza.

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