Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Terremoto nel Foro di Lecce, due noti avvocati finiscono in manette

L'operazione condotta dal Nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza. Le accuse: truffa aggravata, autoriciclaggio e patrocinio infedele. Sequestrati anche i conti correnti

LECCE – Terremoto nel mondo dell’avvocatura salentina. I militari del Nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Francesco Mazzotta, hanno tratto in  arresto due legali del Foro salentino. In manette sono finiti Francesco D'Agata, 38 anni (per lui custodia cautelare in carcere), e Graziano Garrisi, di 37 (finito ai domiciliari). Entrambi leccesi, il primo è noto per essere, fra l'altro, uno dei referenti dello Sportello dei diritti, associazione in difesa dei consumatori. Da questa mattina i militari delle fiamme gialle hanno eseguito perquisizioni presso le abitazioni e lo studio degli arrestati, acquisendo diverso materiale. Alla perquisizione, come previsto dalla legge, erano presenti gli interessati con i loro legali, il pubblico ministero e un membro del Consiglio dell’Ordine degli avvocati.

Un’inchiesta complessa e delicata quella condotta dagli uomini del colonnello Francesco Mazzotta, uno degli ufficiali più esperti e competenti tra quelli in servizio (in passato referente della Dia di Lecce), che in un anno di indagini ha ricostruito tassello dopo tassello l’intricato sistema ordito dagli arrestati, stabilendo movimenti e azioni.

Le accuse sono di truffa aggravata, falso, autoriciclaggio (aggravato dall’esercizio dell’attività professionale) e patrocinio infedele. Nell’ambito dell’inchiesta sono stati sequestrati anche i conti correnti riferibili agli avvocati. Le misure sono state emesse dal gip Cinzia Vergine, su richiesta del sostituto procuratore Massimiliano Carducci, titolare del procedimento. Indagati, per concorso in patrocinio infedele, altri due legali, collaboratori dell’avvocato D’Agata all’epoca dei fatti.

La vicenda ruota attorno alla figura di una donna senegalese, vittima di un terribile incidente stradale (in cui ha subito lesioni permanenti) e assistita dall’avvocato Francesco D’Agata (nella foto a destra)d'agata1-2. Nei suoi confronti il Tribunale di Trieste (competente per i casi riguardanti il Fondo vittime della strada) ha disposto un risarcimento di 636mila euro. Il legale, però, avrebbe raccontato alla sua cliente che la somma stabilita era di circa 300mila euro (di cui avrebbe percepito poco più della metà, circa 160mila euro), presentando anche una falsa sentenza e trattenendo il denaro restante, transitato su un conto aperto a nome della donna straniera ma gestito di fatto dallo stesso avvocato. Da quel conto avrebbe pagato alcune spese legate alla sua professione (ad esempio per lo studio e i compensi dei collaboratori) e personali, come i mobili della sua abitazione e un ombrellone in un lido a San Cataldo.

A far crollare il sistema truffaldino e a dare avvio all’inchiesta è stata la segnalazione di un’altra cliente originaria di Torino, nota alle cronache per un caso di mobbing che ha fatto scalpore. La donna si era rivolta al legale per un ricorso in Cassazione, mai presentato da D’Agata, il quale le ha raccontato che il ricorso era stato respinto, facendosi versare su un conto corrente la somma di 4mila euro. A insospettire la signora, però, è stato l’intestatario di quel conto, la stessa donna senegalese vittima dell’incidente stradale. Sentita dagli inquirenti, la donna è risultata ovviamente all’oscuro dei movimenti bancari e ha presentato una denuncia. Da lì gli investigatori hanno esaminato i pagamenti e i bonifici eseguiti dal pc e dal telefono cellulare di D’Agata.

Curiosamente, dopo che la magistratura ha bloccato il conto intestato alla donna senegalese, il bancomat ha trattenuto le carte in possesso di D’agata e Garrisi, che si sono presentati presso l’istituto di credito per protestare e ottenere (invano) la restituzione delle stesse. Garrisi, ha spiegato il procuratore Cataldo Motta, ha avuto un ruolo marginale nella vicenda, una sorta di “cassiere” che materialmente prelevava il denaro. Le immagini delle videocamere di videosorveglianza lo avrebbero ritratto mentre cercava inutilmente di camuffarsi durante i prelievi.

Le indagini proseguono per stabilire se si sia trattato di un caso isolato o un sistema truffaldino già utilizzato in altre occasioni. Gli inquirenti passeranno al setaccio il materiale sequestrato.

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