Cronaca

Dopo arresti e sequestri incenerita marijuana per circa 40 milioni di euro

Oltre 4 tonnellate di sostanza stupefacente sono state scortate presso un inceneritore nel Salento e distrutte. E' la droga albanese sequestrata nelle ultime operazioni messe a segno dai reparti aeronavali della finanza, fra cui la recente nel Canale d'Otranto che ha portato a quattro arresti

LECCE – E’ proprio il caso di dire che l’erba è andata in fumo. Più di 4 tonnellate di marijuana, infatti, sono state distrutte presso un impianto inceneritore in provincia di Lecce. Si tratta di sostanza stupefacente proveniente con ogni probabilità dalle coste albanesi, finita sotto sequestro negli ultimi mesi, dopo operazioni a raffica dei reparti aeronavali della guardia di finanza di Puglia fra Canale d’Otranto e dintorni. Operazioni che si sono concluse con l’arresto di ben tredici trafficanti, fra italiani e albanesi, e il sequestro di cinque mezzi navali. 

L’ultimo episodio in ordine di tempo è quello nel tratto di litorale tra Frassanito e Otranto, all’alba di sabato scorso, che ha permesso ai finanzieri di bloccare un carico di oltre una tonnellata di droga e di ammanettare quattro persone. Proprio ieri s’è svolta l’udienza di convalida, con tanto di (inevitabili) ammissioni degli indagati che hanno tentato di giustificarsi con uno stato d’indigenza.  Gli arresti sono sopraggiunti dopo l’ennesimo inseguimento mozzafiato fra le onde.

Sigillata in pacchetti, la droga è stata caricata su due automezzi scortati da pattuglie di “baschi verdi”. Dall’alto, il tragitto è stato sorvegliato da un elicottero. Lo stupefacente è stato quindi trasportato in provincia di Lecce, dove è in funzione un impianto inceneritore che ha consentito la completa distruzione della droga. I finanzieri, panetto dopo panetto, hanno visto la marijuana bruciare a oltre mille gradi.

La droga, destinata a diverse organizzazioni criminali che operano sull’intero territorio nazionale – un traffico continuo, nonostante indagini a ritmo serrato e manette -, rivenduta sul mercato, avrebbe fruttato ai trafficanti oltre 40 milioni di euro. Un giro d’affari colossale, con denaro che solitamente viene reimpiegato per finanziare altri traffici illeciti o riciclato in attività economiche affinché sia “ripulito”.

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