Rapinatori sbucano in banca da un foro nel muro e fuggono con 270 mila euro

Due malviventi armati hanno saccheggiato l'Unicredit Banca di Roma di viale Calasso. Si sono fatti largo da un buco nel muro di alcuni locali sfitti confinanti, cogliendo di sorpresa i dipendenti. Probabilmente erano attesi all'esterno da un complice in auto. Sul posto polizia e carabinieri

LECCE - Un colpo da manuale, pianificato ed eseguito da una banda composta con ogni probabilità da tre individui: due operativi, visti chiaramente dalle vittime, i dipendenti dell’Unicredit Banca di Roma di viale Francesco Calasso, un terzo presumibilmente giunto al rendez-vous con un’automobile, per caricare complici e bottino, fuggendo in pochi istanti dalla scena.

Era da diverso tempo che una delle tante “bande del buco” non si faceva avanti in provincia di Lecce. L’ultima che si ricordi, per modus operandi pressoché simile, risale al 19 febbraio scorso. Quel giorno, però, a Guagnano, nella gioielleria “Preziosi d’arte”, tutto volse in senso contrario per i rapinatori, uno dei quali finì pure dritto fra le mani delle forze dell’ordine. Un solido aiuto fu dato anche e soprattutto dal caso: proprio nelle vicinanze si trovavano alcune guardie giurate, la cui attenzione fu richiamata dalle urla. E dall’inseguimento alle manette, il passo fu breve.

Questa volta il destino non ha voluto arridere alla stessa maniera. Ed è per questo che la banda è riuscita a farla franca, con un bottino ingente, che dovrebbe ammontare, secondo le prime stime, a circa 270mila euro. Per ritrovare un altro colpo di entità analoga, bisogna fare un nuovo passo indietro nel tempo, tornare al novembre dello scorso anno, quando, a Casarano, un finto tecnico "prelevò" circa 300mila euro. Ironia della sorte, anche quella volta era una filiale di Unicredit.    

L’allarme nella banca leccese è scattato intorno alle 13,20. I due rapinatori, con volti coperti e pistole, sono sembrati materializzarsi letteralmente dal nulla. I funzionari dell’istituto di credito, colti di sorpresa, si sono ritrovati le armi puntate addosso. Sono stati invitati con una certa determinazione ad andare nel bagno. E qui sono rimasti chiusi, persino legati con fascette, mentre nel frattempo venivano svuotate le casse. Subito dopo, i banditi sono fuggiti dallo stesso punto i cui erano piombati sulla scena: un locale attiguo.

Rapinare una banca è compito arduo, per via di sistemi di sicurezza e sorveglianza sempre più sofisticati. E forse l’unico modo per sperare di riuscirvi è praticando un foro in una parete di notte e sbucare di giorno, quando gli allarmi sono disattivi. E’ esattamente quello che hanno fatto i malviventi, i quali hanno studiato con cura ogni dettaglio, dall’immobile stesso (Palazzo Casto), all’intera zona, nel pieno centro di Lecce, ma pure molto vicina all'imbocco della strada statale 613 che collega il capoluogo salentino a Brindisi.

La filiale in questione sorge a poche decine di metri dell’Obelisco e di Porta Napoli. I malviventi dovevano ben sapere che nell’angolo più nascosto, nella perpendicolare via Carluccio, i locali che un tempo ospitavano una filiale Fineco erano vuoti. E che le pareti erano confinanti con quelle della banca, peraltro di cartongesso e quind facilmente perforabili. Quindi, in un momento imprecisato, si sono introdotti negli uffici sfitti e, con relativa tranquillità, hanno scavato un buco, per poi fare ingresso all’ora prefissata.

Perché abbiano agito a ridosso della chiusura pomeridiana, è facile da comprendere: hanno atteso che il personale prelevasse dalla cassaforte i soldi per riempire le casse del bancomat. Contanti freschi, per tutto il week-end. Una somma notevole, dovuta al fatto che si è ormai nel pieno dell'estate, con la città asediata di turisti.  

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Sul posto si sono fiondate volanti di polizia, pattuglie dei carabinieri della compagnia di Lecce e gli specialisti della scientifica della questura per i rilievi. Come sempre in questi casi, però, punto di partenza di base per le indagini saranno le immagini dei vari sistema di videosorveglianza smistati nell’area. L'inchiesta è coordinata dalla squadra mobile.     

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