Vogliono la paga per la raccolta dei pomodori: braccianti chiamano il 112

La task force anti caporalato è intervenuta nei terreni controllati nei giorni scorsi. Era in scena un sit-in di protesta

LEQUILE – Una chiamata al 112 e la richiesta d’intervento. A telefonare, da località “Monte”, nei pressi di Lequile, alcuni lavoratori stranieri. Avevano inscenato un sit-in, una protesta pacifica per rivendicare il diritto al pagamento delle prestazioni lavorative di luglio. Si trovavano in quei terreni dell’azienda agricola controllata pochi giorni addietro. E qui i carabinieri della task force anti-caporalato, insieme ai colleghi della stazione di San Pietro in Lama, sono ritornati per capire cosa stesse accadendo e fornire anche rassicurazioni.  

Sul posto, i militari hanno notato una trentina di braccianti. Una dozzina fra coloro che chiedevano aiuto sono stati identificati e ascoltati, raccogliendo le loro rimostranze e rasserenandoli sugli accertamenti che sono in via di svolgimento. Gli stessi carabinieri hanno interpretato questa vicenda come segnale positivo, di fiducia riposta nei loro confronti. La task force, agli occhi di chi trova impiego (in questo caso, nella raccolta di pomodori) sta assumendo sempre i contorni non solo di un freddo strumento di controllo, ma anche un mezzo qualificato di tutela.

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Nei giorni scorsi i carabinieri hanno denunciato l’81enne locatario del terreno e datore di lavoro, di Porto Cesareo, e un siriano 37enne residente ad Andria, ritenuto il reclutatore e coordinatore dei braccianti sul posto. Rispondono di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, dopo che sono stati accertati alcuni casi di violazione alle normative in tema di orari (fino a dieci, addirittura undici ore), metodo di retribuzione (a cottimo), sicurezza, formazione e aspetti sanitari. Con maxi multa da oltre 18mila euro.

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